08 maggio 2008

il ciclone e i generali

Myanmar: Amnesty International sollecita le autorita’ a cooperare con la comunita’ internazionale per assicurare aiuti efficaci alle vittime del ciclone Nargys

All’indomani del tremendo impatto del ciclone Nargys, che ha fatto decine di migliaia di vittime e ha costretto alla fuga un milione di persone, Amnesty International ha sollecitato il governo di Myanmar ad aprire le frontiere alle organizzazioni di soccorso e a garantire che gli aiuti saranno distribuiti secondo le effettive necessità e senza discriminazione.

“La lentezza del governo nel rilasciare i visti sta costando vite umane e alcuni donatori stanno ritardando l’invio degli aiuti, nel timore che questi saranno imboscati dai militari” – ha dichiarato Benjamin Zawacki, ricercatore di Amnesty International su Myanmar.

Amnesty International ha chiesto pertanto al governo di Myanmar di rimuovere le restrizioni al rilascio dei visti e alle procedure doganali che, negli ultimi giorni, hanno ostacolato l’ingresso degli organismi umanitari internazionali e rallentato la distribuzione degli aiuti. Sebbene alcuni aiuti internazionali siano arrivati nell’ex capitale Yangon, il governo non ha ancora approntato lo sforzo logistico indispensabile per portare assistenza alle popolazioni maggiormente colpite nel sud del paese.

http://www.amnesty.it/pressroom/comunicati/CS63-2008.html

Prima o poi... arriva Partòt

Volevo cambiare laboratorio, ma poi... il richiamo della samba è potentissimo!!! Mi sa che ne faccio due o tre e poi scelgo alla fine...
:-)
la Parata Partòt è una delle invenzioni più geniali della Bologna degli ultimi anni. Bellezza, intelligenza, cuore.
guadare le foto per credere!

http://www.fest-festival.net/

07 maggio 2008

Jamyang Kyi

TIBET: AMNESTY INTERNATIONAL LANCIA UN APPELLO PER JAMYANG KYI, SCRITTRICE E MUSICISTA SCOMPARSA DA UN MESE

Amnesty International ha lanciato un appello alle autorita’ cinesi chiedendo informazioni sulla sorte di Jamyang Kyi, una nota scrittrice e musicista tibetana, arrestata il 1° aprile e il cui ultimo contatto con la famiglia risale ormai al 7 aprile.

L’appello on line puo’ essere sottoscritto su www.amnesty.it

L’organizzazione per i diritti umani teme che Jamyang Kyi sia vittima di una sparizione forzata, possa subire torture e che la sua stessa vita sia in pericolo.

Il 1° aprile Jamyang Kyi, produttrice televisiva per i programmi in lingua tibetana della sede della tv pubblica della provincia del Qinghai, e’ stata portata via dal suo ufficio a Xining da agenti della sicurezza in abiti civili. Inizialmente detenuta presso l’Ufficio della sicurezza pubblica di Xining, e’ stata trasferita, il 4 o 5 aprile, in una localita’ sconosciuta. Nei suoi confronti non e’ stata emessa alcuna accusa formale.

Fino al 7 aprile Jamyang Kyi e’ riuscita a mantenersi in contatto con la famiglia attraverso il suo telefono cellulare, che pero’ da quel giorno risulta spento. Durante due perquisizioni nella sua abitazione, gli agenti di polizia avrebbero confiscato il suo computer e altri effetti personali.

Jamyang Kyi e’ estremamente conosciuta tra i tibetani per i suoi scritti sulle tematiche di genere. Ha inoltre pubblicato tre album, che uniscono il pop moderno alla musica tradizionale tibetana e nel 2006 ha girato gli Stati Uniti tenendo concerti e svolgendo interventi pubblici. Il suo blog, all’indirizzo www.tibetabc.cn/user1/jamyangkyi/index.html, e’ molto famoso tra i giovani tibetani, sebbene non sia stato piu’ aggiornato da diversi mesi prima della sua detenzione.


FINE DEL COMUNICATO Roma, 7 maggio 2008

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampaTel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

06 maggio 2008

In ripresa

Sembrava morta, poi invece ha messo due gettini nuovi, la mia piantina di fragola che ho preso sul sentiero, mi sa che ce la fa...
:-)

Giovedì mattina

Per circa due anni, quasi tutti i giovedì mattina, con il sole e con la pioggia, sono venute a casa mia, e quasi ogni volta era difficile superare lo choc di vederle togliersi il velo e la veste per diventare di botto a colori. Eppure, quando le mie studentesse entravano in quella stanza, si levavano di dosso molto di più. Lentamente, ognuna di loro acquisiva una forma, un profilo, diventava il suo proprio, inimitabile sé. Quel piccolo mondo, quel soggiorno con la finestra che incorniciava i miei amati monti Elburz, diventò il nostro rifugio, il nostro universo autonomo, una sorta di sberleffo alla realtà di volti impauriti e nascosti nei veli della città sotto di noi. (...)
Qui e ora, nell'altro mondo che tanto spesso veniva evocato dalle nostre discussioni, siedo e ripenso a me e alle mie studentesse, le mie ragazze, come le chiamavo, mentre leggiamo Lolita in una stanza piena di un sole fasullo, a Teheran. E tuttavia, per rubare le parole a Humbert, il poeta-criminale di Lolita, ho bisogno che anche tu, lettore, cerchi di pensare a noi, perché altrimenti non potremo esistere davvero. Contro la tirannia del tempo e della politica, cerca di immaginarci come a volte neppure noi osavamo fare: nei momenti più riservati e intimi, nellepiù straordinariamente normali circostanze della vita, mentre ascoltiamo un po' di musica, ci innamoriamo, camminiamo per strade ombrose, o leggiamo Lolita a Teheran. E prova a ripensare a noi dopo che quelle cose ci sono state confiscate diventando una volta per tutte un piacere proibito.

Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, Adelphi 2003

05 maggio 2008

goccia d'ambra




- come stai? cosa fai?
ci sentiamo?

mi hai messo in una goccia d'ambra
mi porti come ciondolino, quando ti piace

versi: Piermario Giovannone, da Le Piume di Jacopone, Genesi Editrice 2000

Buone notizie: il caso di Sami al Hajj

Liberato un detenuto di Guantanamo per cui abbiamo mandato appelli anche noi gruppo AI Bologna. :-)
ps: se lo trovate ancora in programmazione in qualche sala, andate a vedere Rendition.

Campagna Chiudere Guantánamo, ora!

Aggiornamento USA: il caso di Sami al Hajj

Il 1° maggio, dopo più di sei anni di detenzione nel carcere di Guantanamo, il cameraman dell'emittente Al Jazeera, Sami al-Hajj, è stato scarcerato ed è rientrato nel suo paese, in Sudan.
Grazie a tutti coloro che hanno inviato appelli in suo favore!

Azioni urgenti: firmate gli appelli!

da www.amnesty.it

Giornata internazionale del lavoro: un appello on line per i sindacalisti colombiani

Messico: deve essere fatta giustizia per le donne di Atenco

01 maggio 2008

Conosci


Oporto, giardino del Museo di Arte Contemporanea, panchina al sole, marzo 2008.

Conosci i miei occhi se guardano lontano da te
le mani che non so curare,
conosci le stanze poco illuminate dov'è
possibile arrivare bendati.


Pronunciare una ferita
quando è appena ricucita
non è semplice.
Arginare la tensione
contenere un'emozione
è più nobile.


Ecco un'ombra che mi lega
la certezza di qualcosa
che poi cambia.
Scavare o tralasciare il senso
voltarsi e non guardare dentro
Ammettere o tacere,
avvicinarsi e rimanere.


Conosci i miei occhi quando guardano verso di te,
i giorni normali senza un gesto da ricordare.
Conosci i colori e la parte più scura di me
difficile da raccontare.


Conosci i miei occhi quando guardano lontano da te,
i particolari delle mani che non so curare,
conosci i ricordi e la parte più scura di me
difficile da raccontare.



Cristina Donà, Conosci, da La quinta stagione, 2007

29 aprile 2008

L'oro, l'argento e il cianuro 2 - aggiornamento

Purtroppo l'operazione lanciata in precedenza (cessione simbolo Amnesty a casa orafa che produce gioiellini in argento per il 60° della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) è appunto già lanciata, i gioielli sono già fatti e presenti in alcune catene di negozi, non si può tornare indietro,
MA
alla XXIII Assemblea Generale dei soci di Amnesty Italia, che si è tenuta lo scorso fine settimana a Chianciano, siamo riusciti a ottenere che:

1) il comitato direttivo della Sezione Italiana chieda al Segretariato Internazionale di Amnesty di stilare delle linee guida per l'utilizzo di metalli preziosi nell'oggettistica Amnesty, linee guida che finora non c'erano;

2) che la Sezione Italiana si astenga da qualsiasi altra operazione del genere finché il Segretariato Internazionale non dà una risposta.

:-)
[Fondamentalmente Amnesty International è una associazione di cittadini informati e ROMPICOGLIONI (e lo rivendico con orgoglio!! - come dice la Santanché...); il segreto sta nell'essere in tanti e insistere garbatamente fino allo sfinimento dell'interlocutore. Detto questo, non sarebbe serio - e sarebbe anche un po' strano - se non fossimo dei rompicoglioni anche verso l'interno, sorvegliando continuamente le policy dell'Associazione.]

Nel caso di metalli come oro e argento, credo che per ora la linea guida possa essere solo di NON usarli, visto il modo in cui vengono estratti nell'80% delle miniere del mondo e visto che, a differenza dei diamanti, non è materialmente possibile tracciare da dove provengono.

Deve cambiare il modo in cui vengono estratti. In realtà, infatti, esistono modi di estrarre i metalli che non comportano l'uso del cianuro, MA COSTANO DI PIU'. Se li usassero, le grandi compagnie estrattifere guadagnerebbero un po' meno, quindi se ne fregano e continuano col cianuro causando morte, malattia e povertà estrema.

La prossima mossa dovrebbe essere quindi di far partire una campagna di pressione sulle compagnie estrattifere per costringerli a usare metodi che non comportino l'uso del cianuro, dicendogli in pratica: cari signori del luccichìo, se non ve ne siete accorti state violando pesantemente i diritti umani di un sacco di gente; se non cambiate metodo, rinunciando a una parte dei vostri profitti, forse dovrete rinunciare a TUTTI i profitti, perché allora bisognerà proprio smettere di comperare il vostro oro e argento. Cordiali saluti...

24 aprile 2008

L'oro, l'argento e il cianuro

Flaviano Bianchini, geologo e ricercatore, è un ragazzo marchigiano che ha meno di trent'anni e che ha rischiato la vita in America Centrale per dimostrare con dei dati precisi che l'estrazione dell'oro e dell'argento nella maggior parte delle miniere del mondo viene fatta con un metodo che uccide la gente a grappoli. Quella che non muore ha comunque malattie gravissime. Quella che non è malata comunque non ha un filo d'acqua da bere. E comunque paga più tasse delle imprese estrattrici, alle quali i governi concedono generosi (e interessati) sconti fiscali.
Flaviano è stato più volte minacciato di morte. Amnesty l'ha difeso e l'ha aiutato a scappare prima che fosse fatto secco. L'ha invitato ad esporre i risultati delle sue ricerche all'Assemblea Generale del 2007. Anche noi abbiamo spedito appelli in sua difesa. L'abbiamo incontrato, invitato a parlare nella nostra città, ospitato nelle nostre case.

POI AMNESTY ITALIA HA DECISO DI PRODURRE UNA LINEA DI GIOIELLI IN ARGENTO PER IL 60° DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI.

Poi dice che uno non si deve incazzare.
Questa è la lettera di Flaviano.
Leggetela per favore.
E fatevi le collanine con la pasta al sale.

"Ciao a tutti! Scusate il disturbo. Qui è il Vostro caro (quantomeno per i francobolli delle lettere che avete spedito per me) Flaviano Bianchini. Per motivi di privacy siete tutti in ccn ma siete tutti di amnesty. Dato che con Voi ho un rapporto più "personale" vorrei anticiparVi una cosa per l'assemblea generale. Io la reputo una cosa importante. Spero la reputiate tale anche Voi. Ve la incollo qui sotto. Grazie, scusate ancora per il disturbo.
Ciao
Flaviano

Non smetterò mai di ringraziare Amnesty International per quello che fa ogni giorno in difesa dei diritti umani. E non smetterò mai di ringraziarla perquello che ha fatto per me e per tutti quelli che si sono trovati insituazioni simili. Qualche giorno fa ho saputo che è stata lanciata un'operazione commerciale che prevede l'uso di argento. Saranno prodotti dei gioielli con incisi ilsimbolo di Amnesty e degli articoli della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

L'argento viene estratto con lo stesso identico procedimento dell'oro. Purtroppo, a causa di una mia imperdonabile negligenza, non approfondiscoquasi mai, nelle mie conferenze, questo tema. Dato il prezzo dell'oro, e dato il fatto che la tecnica di estrazione è esattamente la stessa, non esistono praticamente al mondo miniere di argento. Tutto l'argento vieneestratto come sottoprodotto dell'oro. Inoltre l'argento, così come l'oro, non è rintracciabile. Questo significa che non possiamo sapere da dove arriva quel determinato argento. Possiamo solo rifarci a delle statistiche. L'82% dell'argento mondiale viene estratto da miniere a cielo aperto che utilizzano il cianuro. Quindi l'82% dell'argento che sarà sui gioielli marchiati Amnesty International proverrà da miniere a cielo aperto cheutilizzano il cianuro. È un dato statistico. Inconfutabile. Ineliminabile.

Molti di Voi hanno assistito a delle mie conferenze. Giusto un anno fa ero ospite della Vostra assemblea generale. E giusto un anno fa Vi raccontavocosa c'è dietro l'estrazione dell'oro e dell'argento. Come ho accennato prima l'oro e l'argento vengono estratti col cianuro di sodio. Che è quella sostanza che, durante la seconda guerra mondiale veniva chiamata agente zikron alfa e veniva utilizzato nelle camere a gas naziste per uccidere gli ebrei. Oggi viene spruzzato con degli innafiatoi sopradelle grandi pile di roccia per estrarre l'oro e l'argento. I bambini delvillaggio di San Andres, in Honduras hanno alcuni di questi innafiatoi a 88 metri di distanza dalla loro scuola elementare. Quando c'è vento dicono di sentire l'odore di mandorle amare che è lo stesso odore che descrive Primo Levi in "Se questo è un Uomo". L'odore del Cianuro.

Sempre in Honduras, nel Valle de Siria, la miniera San Martin, che estrae oro e argento, opera da soli otto anni. Solo quattro anni dopo l'apertura della miniera le malattie agli occhi erano salite dal 13% al 45%. Quelle della pelle erano salite dal 12% al 98%. La Atrofia Midollare Spinale ditipo 1 è una malattia genetica che atrofizza tutti i muscoli e costringe auna morte precoce nel 100% dei casi. Questa malattia mediamente, colpisce solo un bambino su un milione. Oggi, nel villaggio di El Porvenir, che sitrova a soli quattro chilometri dalla miniera, su 4000 abitanti ci sono 35 casi. La mortalità infantile nella zona in soli otto anni ha raggiunto il valoredel 300/1000, dodici volte la media nazionale e, per quanto riguarda i figli dei minatori, questo valore è 33 volte la media nazionale e raggiunge l'833/1000. Ovvero 4 bambini su 5 muoiono prima di compiere un anno. Inoltre chi si oppone a tutto ciò è spesso vittima di repressioni da parte dei governi e delle compagne minerarie. È accaduto nel mio caso e in tanti altri. Tra cui quelli dei miei Amici Fedelino Lopéz e Emilio García, uccisicon un colpo di pistola alla testa proprio perché si opponevano a unacompagnia mineraria in Guatemala.

E questo accade anche ne El Salvador, in Nicaragua, in Messico e in tanti altri posti nel mondo. Non è qui il caso di approfondire troppo i danni delle miniere. Spero che chi di voi ha visto delle mie conferenze se lo ricordi. Altrimenti sarò ben lieto di raccontarvelo di nuovo. Ma è il caso di approfondire un momento questa operazione commerciale.

Stimo moltissimo Amnesty International, che reputo una delle organizzazioni più serie e competenti al mondo, se non la più seria e competente. E so perfettamente che un'organizzazione come Amnesty, che vive solo delle donazioni, deve in qualche modo sottostare a determinate leggi del mercato. Ma è anche vero che Amnesty è una delle pochissime organizzazioni che, primadi ricevere un finanziamento da una impresa, controlla che questa rispetti i diritti umani. Questo perché esiste sì il mercato, ma Amnesty è e resta un'organizzazione che difende i diritti umani. E che deve metter davanti a tutto questi ultimi. E non potrei immaginare un'organizzazione di diritti umani che, per finanziarsi, vende prodotti che sono stati prodotti violando i diritti umani. Solo vedere il simbolo di Amnesty International inciso sull'argento sarebbe un vero colpo al cuore. Non sottovaluterei poi il ritorno d'immagine. Che figura ci fa Amnesty davanti alle persone che hanno assistito alle mie conferenze, promosse daAmnesty stessa, in giro per l'Italia? Penso alle stanze piene di Roma, Torino, Napoli, Bologna e delle altre città in cui, grazie a Voi, ho avuto l'onore di portare la mia testimonianza. Immagino alle dodici scuole di Palermo nelle quali ho dato altrettante conferenze. Alcuni alunni di queste scuole si sono convinti a formare un Gruppo Giovani proprio dopo avera scoltato le violazioni che ci sono dietro l'estrazione dell'oro e dell'argento. E ora questi giovani dovrebbero andare in giro a promuovere prodotti d'argento? Penso al numero di Maggio del giornale La Nuova Ecologia dove uscirà un articolo mio, scritto espressamente per Amnesty International e dove si parlerà anche dell'estrazione dell'oro e dell'argento e dei morti che causa. Immagino qualcuno leggere l'articolo e poi, subito dopo, trovarsi in mano un ciondolo d'argento con incisa la candela.

Poi, per concludere, consentitemi una considerazione personale. Io ho rischiato la vita per questa causa, e ricomincerò a rischiarla tra quindici giorni, quando ripartirò di nuovo per l'America Centrale. Se proprio quelliche mi hanno salvato la vita quando ne ho avuto bisogno, ora promuovono l'argento, allora significa che il mio lavoro è stato sostanzialmente inutile.

23 aprile 2008

Il giapponese tipo

Non era il giapponese tipo. Per esempio aveva viaggiato moltissimo, ma da solo e senza macchina fotografica.
- Sono cose che agli altri non dico. Se i miei genitori avessero saputo che partivo da solo, si sarebbero preoccupati.
- Avrebbero pensato che era pericoloso?
- No. Si sarebbero preoccupati per la mia salute mentale. Qui, se ti piace viaggiare senza compagnia, passi per un disturbato. Nella nostra lingua il termine 'solo' contiene un'idea di disperazione.
- Eppure ci sono eremiti celebri nel tuo paese.
- E' proprio questo il punto. La convinzione comune è che, per amare la solitudine, devi essere un bonzo.
- Perché i tuoi compatrioti all'estero si muovono solo in gruppo?
- Gli piace vedere gente diversa da loro e tuttavia poter essere, nello stesso momento, rassicurati dalla presenza dei propri simili.
- E il loro bisogno di fotografare?
- Non lo so. Mi irrita, tanto più che fanno foto sempre identiche. Forse è per dimostrare a sé stessi che non hanno sognato.
- Io non ti ho mai visto con una macchina fotografica.
- Non ce l'ho.
- Possiedi tutti i gadget possibili e immaginabili, compreso un fornello per poter mangiare la fonduta svizzera su una navetta spaziale, e non hai una macchina fotografica?
- No. Non mi interessa.
- Benedetto Rinri.
Mi chiese il significato di quell'espressione. Glielo spiegai. Lo trovò talmente strano che, affascinato, cominciò a dire venti volte al giorno "Benedetta Amélie."
Un pomeriggio, si mise a piovere all'improvviso, e poi a grandinare. Guardai lo spettacolo dalla finestra dell'edificio, commentando:
- Ma guarda, anche in Giappone ci sono gli acquazzoni.
Sentii dietro di me la sua voce che ripeteva:
- Acquazzoni.
Capii che aveva appena scoperto quella parola, che il contesto gliene aveva precisato il significato e che la pronunciava per fissarsela in mente. Risi. Sembrò capire il mio divertimento perché disse:
- Benedetto me.

Amélie Nothomb, Né di Eva né di Adamo, Voland 2007.

Donne libere

Nuovo tag... le poesie su foglietto che un mio amico mi consegna con fare rude e noncurante ogni volta che mi incontra. Ne ho decine, raccolte negli anni e ordinatamente custodite in una carpettona blu.
Questa l'ha estratta dalla tasca il 6 aprile, forse perché mi aveva vista triste. Una delle persone più schive, operative e bestemmiatrici che conosco, sente la necessità di girare sempre con delle poesie da distribuire nella tasca, come antidoto al veleno, "per aiutare questo mondo malato" (sic).

Donne libere

E così,
il folletto dell'esistere
nacque, nudo e azzurro,
nel tuo cuore di donna.
Poi liberò l'amore nel mondo.

Vilmo

(senza titolo)


21 aprile 2008

After a while

Dopo un po' di giorni bui, ho passato un bellissimo week-end che mi sta regalando energie per affrontare la settimana con uno slancio che non avevo da tempo.
Ho provato una grande soddisfazione per qualcosa che ha fatto qualcun altro, per un progetto che ormai va avanti con le sue gambe senza bisogno di sacrificio o di rabbia, ma solo di un po' di impegno.
Ho visto sorridere gli amici e sono stata felice.
Poi ho goduto del sole, del cibo, del vino, dell'allegria, della musica, dell'amicizia, della novità, del riposo, del silenzio, e di nuovo del sole, del cibo, del vino, dell'allegria, della musica, dell'amicizia, della novità...
Ho visto paesaggi meravigliosi, ciliegi e peschi in fiore, castagni maestosi gravidi di gemme verdi su prati selvaggi talmente ripidi da essere quasi verticali, ho visto il legno chiaro di tronchi spezzati fare da riparo ad aiuole naturali di margherite, ranuncoli e narcisi. Ho visto lungo un sentiero la lapide di tre giovani partigiani uccisi nel '44 ancora incorniciata con mazzolini di fiori freschi.
Ho sentito il legame speciale di amicizie profonde, che non hanno bisogno di troppe parole, che non hanno paura dell'errore.
Poi mi sono tuffata nella bellezza di una cultura millenaria, che racconta le sue leggende con danze sacre dove anche gli sguardi e i più piccoli movimenti delle dita hanno un significato preciso, ho ammirato colori sgargianti splendere contro il nero del kajal e il suono delle cavigliere dare un ritmo al profumo dell'incenso.
Poi sono tornata a casa, dove mi aspettava un altro amico, piccolo e affettuoso, che non chiede nulla se non di poter dormire sulle mie gambe. Ho finito un lavoro, ho guardato la mia trasmissione preferita e, prima di andare a dormire, ho messo in un pugno di terra fresca dentro un vaso di coccio colorato due piantine di fragola selvatica che avevo raccolto nel bosco. Aspetto con fiducia e trepidazione la loro crescita sfacciata di vegetali infestanti.
Vita, invadimi!
:-)


After a while

After a while you learn the subtle difference
Between holding a hand and chaining a soul,
And you learn that love doesn't mean leaning
And company doesn't mean security,
And you begin to learn that kisses aren't contracts
And presents aren't promises
And you begin to accept your defeats
With your head up and your eyes open,
With the grace of a woman,
Not the grief of a child
And you learn to build all your roads on today,
Because tomorrow's ground is too uncertain for plans
and futures have a way of falling down in mid-flight.
After a while you learn that even sunshine
Burns if you get too much.
So you plant your own garden and decorate your own soul,
Instead of waiting for someone to bring you flowers
And you learn that you really can endure...
That you really are strong
And you really do have worth,
and you learn and learn...
With every goodbye you learn.

Veronica Shoffstall, 1971

17 aprile 2008

Ah, come è umano lei...

COMUNICATO STAMPA

CORTE SUPREMA USA: INIEZIONE LETALE NON INCOSTITUZIONALE.
IL COMMENTO DI AMNESTY ITALIA

"La decisione della Corte suprema federale Usa di respingere il ricorso sull'incostituzionalità delle esecuzioni tramite iniezione letale rischia, dopo sette mesi di sospensione, di rimettere in moto la macchina della morte in tempi brevi. È una sentenza inaccettabile, perché è come se affermi che c'è un modo umano e indolore di mettere a morte una persona. Che l'iniezione letale sia una forma d'esecuzione crudele è dimostrato da numerosi casi, in cui questo metodo ha provocato sofferenze indicibili. Ciò nonostante, auspichiamo che l'attuale fase di ripensamento sull'uso della pena di morte negli Usa e i sette mesi di moratoria contribuiscano a convincere l'opinione pubblica e le autorità dei singoli Stati degli Usa che, come affermato chiaramente a dicembre dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, della pena di morte si può e si deve fare a meno."
Riccardo Noury, portavoce della Sezione Italiana di Amnesty International

Roma, 16 aprile 2008

16 aprile 2008

Il vero bacio

Il papà di Gigi Bettella ci permetteva di giocare nel cortile. Lì facevamo le nostre gimcane con le bici, le corse a ostacoli e usavamo i canestri per le nostre gare di sputo.
Un pomeriggio ci presentammo con le biciclette davanti al cancello pronti per una gimcana, ma era chiuso. Suonammo riepetutamente il campanello, ma Gigi non apriva. Per una settimana intera non diede segno di vita. Poi, finalmente, un giorno ricomparve.
"Finalmente! Cos'è successo? Sei stato malato?"
Gigi non rispondeva, aveva stampato in faccia un sorriso ebete che non esitava a mostrare.
"Gigi, sei stato male?"
Dopo aver deglutito disse soltanto: "Una roba da non credere".
"Ma cosa?"
Come un ubriaco che ha appena smaltito la sbornia Gigi ci descrisse il suo primo bacio con la Titti Valpiana. Più andava avanti e più si leggeva nei suoi occhi un'estasi ancora presente. "Me trema ancora le gambe", ripeteva. Poi passò ai dettagli spiegando che in un bacio, nel vero bacio, si apre la bocca, le labbra si appoggiano e poi si chiudono gli occhi (ma lui li aveva tenuti aperti, perché non gli sembrava vero e voleva sincerarsi che fosse proprio la Titti) e infine le due lingue si sfiorano.
"Che schifo!" urlò Gianni Mussolin. E cominciò a sputare per terra e ad asciugarsi la bocca con il fazzoletto; Bedin piccolo fece una smorfia di disgusto, mentre Tega guardò Gigi come se avesse visto un disco volante.
"Ma sul serio?"
A quel punto Gigi si fece scuro in volto, si guardò intorno e scandì: "Tosi, parlo sul serio!"

Roberto Citran, Ciao Nudo!, Gallucci 2004.

Human Rights Nights e inaugurazione biblioteca Amnesty

Care amiche e cari amici,
desideriamo ricordarvi gli appuntamenti della settimana:

saremo presenti con il tavolino di raccolta firme agli spettacoli serali del
festival cinematografico HUMAN RIGHTS NIGHTS,
che si terrà da martedì 15 a domenica 20 aprile
al Cinema Lumière in via Azzo Gardino 65.

In particolare vi segnaliamo due serate speciali organizzate in collaborazione con Amnesty:

Mercoledì 16 aprile, ore 22.30, sala Scorsese
RENDITION

di Gavin Hood (USA-Sudafrica, 2007) 120'
Introduce Giusi D'Alconzo (ricercatrice di Amnesty International)
Sarà presente Dr. Nvuyo Nokwe (Console Generale della Repubblica del Sudafrica)

Venerdì 18 aprile, ore 20, sala Scorsese
IN PRISON MY WHOLE LIFE

di Marc Evans (UK-USA, 2007) 90'
Introduce Riccardo Noury (Direttore Ufficio Comunicazione di Amnesty International Italia)


Infine

sabato 19 aprile - dalle ore 11 alle 15
PIU' LIBRI, PIU' DIRITTI!

Inaugurazione del Centro di Documentazione Diritti Umani
presso la sede del Gruppo Amnesty di Bologna, via Irma Bandiera 1/5

- Benvenuto di Amnesty International
con intervento di Riccardo Noury
(Direttore Ufficio Comunicazione Amnesty Italia)
- Reading di Paolo Vergnani
- Intrattenimento con musica e buffet


Centro di Documentazione Diritti Umani - Oltre 2000 testi sulle tematiche inerenti ai Diritti Umani e tutti i rapporti di Amnesty International. I testi sono catalogati in vari settori: armi, donne, minori, pena di morte, rifugiati, storia, sindacati e mondo economico, terrorismo, testimonianze, normative internazionali, Corte Europea dei Diritti Umani, Commissioni ONU, aree geografiche, narrativa, notiziari. Varie riviste internazionali: Human Rights Quarterly della Johns Hopkins University Press, l'Internazionale, Biblioteca della Libertà, Notiziario Amnesty Italia e Francia, etc. Un'ampia sezione dedicata all'educazione ai diritti umani, rivolta in particolare agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado.
Il Centro di Documentazione è aperto ogni sabato dalle 14 alle 17.30, gli altri giorni su appuntamento.

Paolo Vergnani - Psicologo con specializzazione sistemica, Master in Alternative Despute Resolution e perfezionamento presso il Mental Research Institute di Palo Alto. Formatore e consulente da oltre venticinque anni in particolare sulle tematiche relazionali. Insegna Sociologia delle comunicazioni di massa all'Università di Ferrara dove ha la responsabilità scientifica del Perfezionamento sulla gestione delle crisi e dei conflitti. Ha lavorato sulla gestione dei conflitti in diversi paesi tra cui: Brasile, Bosnia, Angola, Ex Unione Sovietica, Iraq. Presidente della formazione Castalia per la ricerca di nuove modalità formative. Nel 1997 ha portato in Italia il Teatro d'impresa.
www.castaspell.it


Non mancate, vi aspettiamo!

- - -
Gruppo Amnesty di Bologna
via Irma Bandiera 1/5 - 40133 BO
tel 051 434384 - fax 051 6145363
mail: gr019@amnesty.it
web: www.amnestybologna.it
riunioni tutti i martedì alle 21

15 aprile 2008

Cappuccetto Rosso

La moderna Cappuccetto Rosso,
allevata a suon di pubblicità,
non ha nulla in contrario
a lasciarsi mangiare dal lupo.

Herbert Marshall McLuhan

13 aprile 2008

Sono contento ma anche no

Lei è tornata. Sono contento ma anche no. Era tanto tempo che era via. Sono stato solo tanti giorni. Avevo paura. Avevo poco mangiare. Mancava l'odore. Qualcuno per dormire. Poi è tornata. Prima solo un po', per prendere le cose e riempire la ciotola. Ma non era lei. Era un'altra lei. Aveva gli occhi duri e l'odore di morte. Adesso avevo il mangiare, ma ancora paura.
Dopo tanti giorni è tornata davvero. Ha lavato i piatti, ha lavato lei, si è rimessa nel suo letto. L'odore è diventato di marcio e medicina. La lecco un po', ma la ferita non la vedo.
Sarà sotto il pigiama.
Io dico: mangia un po' di erba del terrazzo, così vomiti tutto quello che hai sullo stomaco e guarisci.
Lei stavolta mi risponde - Già fatto - dice, mi guarda ancora con quegli occhi duri e non piange.
Allora dormo sulla poltrona perché non sono sicuro che sia davvero lei.
Sono contento ma anche no.

06 marzo 2008

Priorità

Anche a Federico sarebbe piaciuto mettere su famiglia, ed era sicuro che un giorno lo avrebbe fatto, una volta vinto il concorso, una volta che fosse diventato avvocato. I bambini lo commuovevano più di ogni altra cosa, ma nessuno se ne accorgeva mai, perché in realtà davanti a loro Federico si paralizzava, come quel pomeriggio stava succedendo davanti a suo nipote Peppino. Aveva paura di toccarli, di giocarci, di prenderli in braccio, sicuro com’era che avrebbe detto e fatto la cosa sbagliata. Guardò Peppino che se ne stava seduti zitto zitto a colorare un libro, e pensò che avrebbe voluto dirgli che studiava così tanto anche per lui, per tutta la famiglia, perché suo nipote potesse avere degli occhiali sani e tutto quello che desiderava. Voleva dirgli che un giorno lui si sarebbe levato tutti gli schiaffi dalla faccia, e li avrebbe tolti a tutta la famiglia Sansone. (…) Voleva dire a Peppino, di cui era stato compare di battesimo, e a cui aveva regalato l’enciclopedia I Quindici, che doveva solo aspettare un poco, tenere duro, sopportare che lui studiasse ancora qualche anno e facesse pratica in uno studio e poi cominciasse a esercitare per conto suo, e tutto sarebbe cambiato, e anche Rosaria non sarebbe stata più esaurita chiusa in una stanza, e Titina e Salvatore non sarebbero stati così scombinati, e sua nonna Carmela non avrebbe più dovuto cucire e fare riparazioni di sartoria in casa per tutto il quartiere. Gli venne in mente che forse, perché tutto questo si realizzasse, sarebbero dovuti passare troppi anni, e Peppino nel frattempo sarebbe diventato un ragazzo grande, e di quella sua infanzia avrebbe ricordato solo gli occhiali rotti, la madre a letto, i fogli da colorare e i silenzi di suo zio. Allora chiuse il libro, prese nel cassetto un po’ di soldi che teneva da parte, nascosti in una scatolina in cui una volta c’era stata una bomboniera, e disse al nipote che sarebbero andati a fare una cosa che era contro la sua religione, e che rappresentava per lui lo spreco massimo: sarebbero andati a giocare a flipper al bar di Largo Donnaregina, e lo sguardo di felicità di Peppino, quando lasciò il pennarello e lo sollevò su di lui, per un momento mise in discussione l’ordine delle priorità nella vita di Federico.

Ivan Cotroneo, La kryptonite nella borsa, Bompiani 2007

05 marzo 2008

Donne a marzo

Care amiche e cari amici,
vi invitiamo a partecipare alle iniziative di Amnesty della settimana contro le violenza sulle donne:

GIOVEDI' 6 MARZO 2008 - dalle ore 19.00
Aperitivo alla **Maison Moresque**
Via Grabinski, 2/D (traversa di via Marconi) – Bologna
Tavolino informativo e raccolta firme per la Campagna

contro la violenza sulle donne

SABATO 8 MARZO 2008 - dalle ore 15 alle 20
Manifestazione in Piazza Nettuno a Bologna

Amnesty International ha lanciato una campagna internazionale contro qualsiasi forma di violenza sulle donne. La violenza sulle donne è una delle forme di violazione dei diritti umani più diffuse e occulte al mondo, che colpisce donne di paesi, religioni e culture differenti, istruite o analfabete, ricche o povere, sia che vivano in tempo di guerra sia in tempo di pace. Gli Stati hanno una precisa responsabilità nel prevenire tale violenza, eliminando la discriminazione che sta alla sua origine e ponendo fine al ciclo di impunità che la perpetua.

Le azioni che il gruppo Amnesty Bologna porterà avanti in queste giornate saranno:

Messico: appello per chiedere alle autorità messicane indagini rapide ed efficaci sulla sparizione di Adriana Sarmiento Enriquez, un'altra ragazza di Ciudad Juárez, e che vengano prese misure sufficienti per porre fine alla costante violenza contro le donne.

Guatemala: appello per chiedere nuove leggi e riforme per combattere la violenza contro le donne.

Promozione e diffusione del rapporto di Amnesty "Scuole sicure: un diritto per tutte le bambine" perché le scuole in tutto il mondo adottino specifiche attività e misure per fermare la violenza contro le bambine.

Abbiamo bisogno del sostegno di tutte e tutti per far sentire la nostra voce: unitevi a noi per lottare contro la violenza sulle donne!


Amnesty International Bologna
Via Irma Bandiera 1/5 - 40133 BO
tel 051/434384 - fax 051/6145363
www.amnestybologna.it
riunioni tutti i martedì alle 21

Kryptonite

Dopo alcuni mesi che mi stordisco di saggi (utilissimi, per carità) ho sentito voglia di leggerezza, di quella leggerezza che solo i romanzi più belli sanno dare, e ho avuto la fortuna di incontrarne uno. Ho finito oggi un libro bellissimo, "La kryptonite nella borsa", di Ivan Cotroneo. Uno di quei libri che dell'umanità hanno fatto il loro cuore, scegliendo di rappresentare ciò che di più bizzarro eppure tanto comune c'è nell'animo umano.

04 marzo 2008

Sterile

Non esistono amori sterili. Le precauzioni non servono a niente. Quando ti lascio, il dolore sta al fondo del mio essere come una specie di orribile figlio.

Marguerite Youcenar, Fuochi, Bompiani 1995

20 febbraio 2008

Petizione per proteggere la legge 194

A: Veltroni, Bertinotti e tutti i dirigenti del centro-sinistra

Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta! L'offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza. Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere. Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze. Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro). Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.

PRIME FIRMATARIE: Simona Argentieri, Natalia Aspesi, Adriana Cavarero, Cristina Comencini, Isabella Ferrari, Sabina Guzzanti, Margherita Hack, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Valeria Parrella, Lidia Ravera, Rossana Rossanda, Elisabetta Visalberghi

http://www.firmiamo.it/liberadonna

Ti amo

Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi
pieno di gioia pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me
quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.


Nazim Hikmet

19 febbraio 2008

Che più bianco non si può

Mi alzo stamattina
come se fumassi una sigaretta,
distratta a pensare a fondo
con la testa vuota. mi vesto,
entro in cucina. da troppi giorni,
penso, devo buttare la spazzatura,
lavare questi tre piatti,
aprire le bollette. intanto
posso asciugare soddisfatta
il cuore che ieri sera
ho lasciato a scolare
sullo straccio,
posso metterlo via,
pulito finalmente,
asettico,
inutile.

02/02/02

Le città e gli occhi. 2.

E' l'umore di chi la guarda che dà alla città di Zemrude la sua forma. Se ci passi fischiettando, a naso librato dietro al fischio, la conoscerai di sotto in su: davanzali, tende che sventolano, zampilli. Se ci cammini col mento sul petto, con le unghie ficcate nelle palme, i tuoi sguardi s'impiglieranno raso terra, nei rigagnoli, nei tombini, le resche di pesce, la cartaccia. Non puoi dire che un aspetto della città sia più vero dell'altro, però della Zemrude d'in su senti parlare soprattutto da chi se la ricorda affondando nella Zemrude d'in giù, percorrendo tutti i giorni gli stessi tratti di strada e ritrovando al mattino il malumore del giorno prima incrostato a piè dei muri. Per tutti presto o tardi viene il gorno in cui abbassiamo lo sguardo lungo i tubi delle grondaie e non riusciamo più a staccarlo dal selciato. Il caso inverso non è escluso, ma è più raro: perciò continuiamo a girare per le vie di Zemrude con gli occhi che ormai scavano sotto alle cantine, alle fondamenta, ai pozzi.

da Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi 1972.

24 gennaio 2008

Armati e indifesi

CS08-2008: 22/01/2008

Sudan, nuovo rapporto di Amnesty International sul Darfur:

cresce la rabbia mentre si aggrava l'insicurezza per i bambini profughi

Al termine della terza settimana di operazioni dell’Unamid (la Forza delle Nazioni Unite in Darfur), Amnesty International ha reso noto che la situazione della sicurezza per gli sfollati è in bilico, sottolineando che una generazione di darfuriani sta crescendo in un clima di estrema paura e insicurezza in campi profughi pieni di armi: una combinazione potenzialmente esplosiva.

Con questo duro monito, Amnesty International ha lanciato il suo nuovo rapporto Sfollati in Darfur - Una generazione di rabbia, in cui descrive l’attuale stato di insicurezza nei campi profughi nell’area, le potenziali conseguenze e le possibili soluzioni.

“La maggior parte dei campi profughi in Darfur è piena di armi. La situazione della sicurezza dentro e fuori dai campi continua a peggiorare, mentre le speranze di una soluzione politica al conflitto in Darfur si riducono e le ostilità tra il governo e i gruppi armati seguitano a intensificarsi” ha dichiarato Tawanda Hondora, vicedirettore del Programma Africa di Amnesty International. “Il benessere degli sfollati continua a essere ignorato mentre i gruppi armati e il governo litigano e impediscono il completo spiegamento dell’Unamid. Non ci potrà essere una pace duratura senza la garanzia che la sicurezza e i diritti umani di queste persone siano rispettati e sostenuti”.

I gruppi armati continuano a usare i campi per reclutare combattenti, inclusi i bambini.

“I giovani del Darfur vivono in una realtà dove non sembra esserci una speranza né per il presente né per il futuro. Arrabbiati e frustrati, alcuni di loro si uniscono ai gruppi armati” - ha proseguito Hondora, facendo l’esempio di “Alì”, uno sfollato del campo di Abu Shouk, che ha detto ad Amnesty International: “I ragazzi di 18 anni sono sfiduciati. Non hanno lavoro, soprattutto i laureati, e vivono con gli aiuti umanitari”.

Gli sfollati del Darfur sono stati lasciati per lo più indifesi. La forza dell’Unione africana, pensata per proteggere i profughi, è stata surclassata dalla superiorità in uomini e armi delle milizie filo-governative janjawid e dei gruppi armati d’opposizione.

“La stessa sorte toccherà all’Unamid a meno che non si mandino chiari segnali alle parti in conflitto che non sarà ammesso alcun attacco all’Unamid e alla popolazione” ha detto Hondora. “In aggiunta, devono essere adottate urgenti misure per assicurare che il governo del Sudan rimuova tutti gli impedimenti al completo spiegamento dell’Unamid. La comunità internazionale deve, inoltre, adeguatamente rinforzare l’Unamid, anche attraverso la fornitura di un equipaggiamento di terra e di trasporto aereo”.

L’esercito e la polizia sudanesi, che dovrebbero in teoria proteggere i civili, sono considerati dagli sfollati come nemici piuttosto che difensori, dal momento che spesso li arrestano arbitrariamente fuori dai campi profughi, in base al sospetto che appartengano a gruppi armati d’opposizione.

Alcuni campi, ad esempio quello di Kalma, ospitano persone appartenenti ad almeno 29 differenti gruppi etnici. La gran parte dei residenti possiede armi. Amnesty International ha appreso che molti giovani hanno costituito gruppi di vigilantes su base etnica. Tra il 16 e il 22 ottobre 2007, le Nazioni Unite hanno registrato più di 10 casi di scontri a fuoco in questo campo, affermando che “molti episodi di violenza sono stati attribuiti al gruppo armato Fur, che comprende dei bambini, contro altri gruppi etnici nel campo”.

“La presenza di armi nei campi ha peggiorato una situazione di sicurezza già precaria per tutti” - ha detto Hondora. “In alcuni campi profughi, si può comprare una pistola con soli 25 dollari e ciò contribuisce a spiegare i numerosi episodi di furto e aggressione”. In questo ambiente carico di rabbia, paura, insicurezza e disaccordo politico, i litigi spesso sfociano in tragedia.

Le donne sfollate sono esposte al costante pericolo di stupro quando si avventurano al di fuori dei propri campi per cercare legna da ardere o cibo. Sebbene la maggior parte delle vittime di stupro accusi le milizie janjawid, ad Amnesty International sono pervenute notizie di stupri commessi anche dall’esercito sudanese, dalla polizia e da altri gruppi armati d’opposizione, compreso l’Esercito di liberazione del Sudan (Sla/Mm). Le donne denunciano di essere state violentate, a volte, anche dagli sfollati maschi all’interno del campo.

“Mahmud”, uno sfollato nel campo di al-Jeneina, ha detto ad Amnesty International: “Le donne continueranno a uscire dal campo per raccogliere legna da ardere. Anche se questo è pericoloso perché possono essere violentate, noi le lasceremo andare perché gli uomini che raccolgono legna da ardere possono essere uccisi”.

Amnesty International si è rivolta anche all’Unamid affinché garantisca la protezione degli sfollati, attraverso lo stazionamento di unità in prossimità di ciascun campo e con un pattugliamento costante, compresa la scorta delle persone che escono per raccogliere la legna da ardere.

“L’Unamid deve essere dotata di risorse per assicurare la piena protezione di tutti i civili in Darfur” - ha concluso Hondora. “Ciascuna parte coinvolta nel conflitto deve, inoltre, interrompere immediatamente gli attacchi ai civili e agevolare lo spiegamento dell’Unamid in tutte le aree colpite”.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 22 gennaio 2008


Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

Carissima formica,

Un giorno d’inverno lo scoiattolo scrisse una lettera alla formica:

Carissima formica,
formica formica formica formica formica
formica formica formica formica
carissima formica
formica formica formica formica
carissima formica
carissima formica
formica.
Lo scoiattolo


Era una lettera strana, e lo scoiattolo non sapeva neanche perché l’avesse scritta. Siccome faceva freddo, le infilò un capottino, le mise in testa un berretto di lana, le spiegò dove andare e le aprì a porta.

La lettera uscì con prudenza, scese lungo il tronco del pioppo, s’incamminò tra la neve e bussò, tic tic, alla finestra della formica.
“Chi è?” domandò la formica.
“La lettera” rispose la lettera.
“La lettera?” si stupì la formica, e aprì la porta.
“Sono per lei” disse la lettera con una piccola riverenza, togliendosi il berretto di lana.
La formica la esaminò da tutti i lati, poi l’aprì con cautela.
“Adesso ti leggo” disse.
“D’accordo” disse la lettera.
Quando ebbe finito di leggerla, la formica si sfregò soddisfatta le zampette e disse: “Siedi, lettera, siedi. Cosa posso offrirti?”.
“Mah…” disse esitando la lettera. “Non saprei…”
“Qualcosa di dolce?” insisté la formica
“D’accordo!” disse la lettera, frusciando di contentezza.
La formica prese la penna e scrisse qualcosa di dolce in cima alla lettera e, dopo averci pensato un po’, anche qualcosa di caldo in fondo alla lettera. Per sé prese del miele.
La lettera crepitò e arricciò gli angoli dal gran piacere.
Stettero ancora a lungo sedute insieme. Di tanto in tanto la formica si alzava e scriveva qualcosa i lati della lettera.
All’imbrunire la lettera si congedò. Nevicava. La lettera tornò lentamente al pioppo nella neve alta, si arrampicò fino alla cima e s’infilò sotto la porta dello scoiattolo.
“Ah” disse lo scoiattolo. “Eccoti di ritorno.”
“Sì” disse la lettera, e mentre o scoiattolo stava chino su di lei, gli raccontò cosa aveva fatto a casa della formica, e infine che cosa la formica pensava di lui, lo scoiattolo.
“E poi?” chiese lo scoiattolo.
“Leggi” disse la lettera.
Lo scoiattolo la lesse, e quando ebbe finito di leggerla, le chiese se gli permetteva di metterla sotto il suo guanciale.
“D’accordo” disse la lettera.
Fuori infuriava la tempesta, la casa dello scoiattolo scricchiolava, i fiocchi di neve cadevano sempre più fitti e il mondo diventava sempre più bianco.
Ma lo scoiattolo e la lettera non lo sapevano. Dormivano, sognando parole di inchiostro dolce.



Toon Tellegen, Lettere dello scoiattolo alla formica, Feltrinelli Kids 2001.

21 gennaio 2008

Vite illegali

COMUNICATO STAMPA

GRAVE PREOCCUPAZIONE PER LE ANNUNCIATE DEPORTAZIONI DI MASSA DI MIGRANTI DISPOSTE DALLE AUTORITA´ LIBICHE
LE ASSOCIAZIONI CHIEDONO CHE L´ITALIA SOSPENDA GLI ACCORDI STIPULATI CON LA LIBIA IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE


Le associazioni ed enti di tutela del diritto d´asilo esprimono profonda preoccupazione in merito alle dichiarazioni rilasciate dal Governo di Tripoli attraverso un comunicato stampa con il quale e´ stato annunciato che tutti gli immigrati illegali, presenti sul territorio nazionale saranno espulsi senza eccezioni. Si tratterebbe, secondo una stima delle autorita´ libiche, di 2 milioni di persone, tra cui numerosi richiedenti asilo e rifugiati, provenienti in maggioranza dal Corno d´Africa, donne e minori. La condizione dei migranti irregolari, arrestati o detenuti in Libia, denunciata da diverse agenzie umanitarie, e confermate dalle testimonianze degli stranieri che giungono in Italia, e´ allarmante per cio´ che riguarda il trattamento nei centri di detenzione per migranti, particolarmente duro, e per le frequenti violenze a cui i migranti sono sottoposti. Inoltre, preoccupano le condizioni di migliaia di minori che si trovano ad altissimo rischio di violenze ed abusi, privi di qualsiasi tipo di tutela specifica.

Il Ministero dell´Interno Amato ha stipulato il 29 dicembre scorso un accordo per un pattugliamento marittimo congiunto col Ministro degli Esteri libico Abdurrahman Mohamed Shalgam. L´accordo, che rientra tra le misure di contrasto degli arrivi irregolari via mare in provenienza dalla Libia, prevede anche il trasferimento di risorse economiche al Governo di Tripoli.

In mancanza di un sistema di garanzie e di controlli sulla sorte effettiva delle persone intercettate in mare e restituite alle autorita´ libiche, gli accordi di collaborazione, il cui contenuto e i cui oneri di spesa non sono comunque mai stati resi noti, ne´ sono stati discussi in Parlamento chiamano direttamente in causa gravi responsabilita´ dell´Italia, in relazione alle violazioni dei diritti umani fondamentali che in territorio libico possono essere commesse a danno dei migranti riportati in Libia a seguito delle operazioni di pattugliamento navale e successivamente deportati verso i paesi di origine.

Per questo, chiediamo
* Al Governo italiano e all´Unione Europea di fare immediate pressioni sulla Libia affinche´ non attui l´annunciato programma di deportazioni di massa.
* Al Governo italiano di rendere noto il contenuto degli accordi ad oggi stipulati con la Libia nel settore dell´immigrazione, e i relativi costi che l´Italia ha sostenuto o che intende sostenere.
* Al Governo italiano di sospendere gli attuali accordi in ragione della evidente assoluta mancanza di garanzie sul rispetto dei diritti dei migranti in Libia.
* Al Governo italiano di rivedere la partecipazione dell´Italia al programma Frontex, che rischia di avere un impatto negativo sull´accesso alla protezione in Europa e di favorire, anche implicitamente, deportazioni di massa dalla Libia di migranti e richiedenti asilo verso aree a rischio.
* Al Governo italiano e all´Unione Europea di adoperarsi, di concerto con l´ACNUR e le associazioni di tutela dell´asilo, per un rafforzamento delle misure di protezione dei rifugiati comunque presenti in Libia.

Firmatari: ASGI, ARCI, ICS, Centro Astalli, CIR, Senza Confine, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Save The Children, Amnesty International - Sezione Italiana.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 18 gennaio 2008

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

16 gennaio 2008

Cittadini

Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. In realtà è l'unico modo in cui è sempre successo.

Never doubt that a small group of thoughtful citizens can change the world. Indeed, it is the only thing that ever has.

Margaret Mead (1901 – 1978), antropologa culturale americana.

14 gennaio 2008

Non c'è errore

Non c'è errore
nell'amore,
non c'è errore
nel dolore,
è solo un contare le ore
che mancano alla felicità,
e perdere il conto
ogni volta.

La parola ai giurati



Care amiche e cari amici,
desideriamo segnalarvi lo spettacolo

La parola ai giurati
con Alessandro Gassman

al Teatro delle Celebrazioni
da martedì 15 gennaio a giovedi' 17 gennaio
patrocinato da Amnesty International, nell'ambito della Campagna contro la pena di morte.

Altri due appuntamenti sono collegati allo spettacolo:

- lunedi' sera, 14 gennaio, sempre al Teatro delle celebrazioni dalle ore 20.30: DIETRO LE QUINTE SUL PALCO - Alessandro Gassman incontra il pubblico per scoprire come nascono gli spettacoli (serata a ingresso libero)

- mercoledi' mattina, 16 gennaio, dalle 11.30 alle 13.30, sempre al Teatro delle Celebrazioni, si terrà un incontro aperto al pubblico e alle scuole a cui interverranno Alessandro Gassman e il responsabile dell'Ufficio Comunicazione di Amnesty Italia Riccardo Noury (ingresso libero)

In tutte queste occasioni saremo presenti con il tavolino di raccolta firme per i casi della Campagna contro la pena di morte.

per info su Amnesty o sulla Campagna: 3478619499, www.amnestybologna.it, www.amnesty.it

per info sullo spettacolo o prenotazioni: www.teatrocelebrazioni.it

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scheda dello spettacolo

ALESSANDRO GASSMAN
in
La Parola ai Giurati
di Reginald Rose
con un cast di 12 attorire
gia di Alessandro Gassman

New York 1950. E' il 15 Agosto e una giuria composta da 12 uomini di diversa estrazione sociale, età e origini sono chiusi in camera di consiglio per decidere del destino di un ragazzo ispano-americano accusato di parricidio. Devono raggiungere l'unanimità per mandarlo a morte e tutti sembrano convinti della sua colpevolezza. Tutti ad eccezione di uno che con meticolosità e intelligenza costringe gli altri giurati a ricostruire nel dettaglio i passaggi salienti del processo e, grazie a una serie di brillanti deduzioni, ne incrina le certezze, insinuando in loro il principio secondo il quale una condanna deve implicare la certezza del crimine al di là di ogni ragionevole dubbio. Fra violenti contrasti, dubbi, ripensamenti ed estenuanti discussioni, l'unanimità sarà raggiunta e alla fine l'imputato verrà dichiarato non colpevole. Da questo dramma fu tratto un celeberrimo film diretto con grande maestria da Sidney Lumet ed interpretato in modo indimenticabile da Henry Fonda.
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11 gennaio 2008

Impara a danzare


Non posso sedermi perché la mia anima danza

Il nostro ballo è mutamento di vita
Lodo la danza
Perché libera l'uomo
Dalle cose presenti
E unisce chi è isolato
Alla comunità

Lodo la danza
Che tutto chiede, tutto favorisce
Salute, lucidità di spirito
E un'anima piena di slancio

La danza vuole
Un uomo, un uomo vibrante
Nell'equilibrio di tutte le sue forze

Lodo la danza! Allora
Uomo impara a danzare
Altrimenti gli angeli del cielo
Non sapranno che farsene di te

Sant’Agostino

in volo: Ashley Roland, Daniel Ezralow, Flipper Hope and Jack Gallagher, 1993 © Lois Greenfield

28 dicembre 2007

Le città nascoste. 2.

Non è felice, la vita a Raissa. Per le strade la gente cammina torcendosi le mani, impreca ai bambini che piangono, s'appoggia ai parapetti del fiume con le tempie tra i pugni, alla mattina si sveglia da un brutto sogno e ne comincia un altro. Tra i banconi dove ci si schiaccia tutti i momenti le dita con il martello o ci si punge con l'ago, o sulle colonne di numeri tutti storti nei registri dei negozianti e dei banchieri, o davanti alle file di bicchieri vuoti sullo zinco delle bettole, meno male che le teste chine ti risparmiano dagli sguardi torvi. Dentro le case è peggio, e non occorre entrarci per saperlo: d'estate le finestre rintronano di litigi e piatti rotti.
Eppure, a Raissa, a ogni momento c'è un bambino che da una finestra ride a un cane che è saltato su una tettoia per mordere un pezzo di polenta caduto a un muratore che dall'alto dell'impalcatura ha esclamato: – Gioia mia, lasciami intingere! – a una giovane ostessa che solleva un piatto di ragù sotto la pergola, contenta di servirlo all'ombrellaio che festeggia un buon affare, un parasole di pizzo bianco comprato da una gran dama per pavoneggiarsi alle corse, innamorata d'un ufficiale che le ha sorriso nel saltare l'ultima siepe, felice lui ma più felice ancora il suo cavallo che volava sugli ostacoli vedendo volare in cielo un francolino, felice uccello liberato dalla gabbia da un pittore felice di averlo dipinto piuma per piuma picchiettato di rosso e di giallo nella miniatura di quella pagina del libro in cui il filosofo dice: «Anche a Raissa, città triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa, poi torna a tendersi tra punti in movimento disegnando nuove rapide figure cosicché a ogni secondo la città infelice contiene una città felice che nemmeno sa d'esistere».


da Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi 1972.


Buon anno, di cuore.

>La miglior scuola del Messico

Un articolo da El Mundo, sugli alunni di una scuola rurale del Chiapas che hanno ottenuto i migliori risultati del paese.

Neanche oggi sono arrivate le colazioni, così né i frijoles, né le tortillas, né le scatolette di tonno che regala il governo sono stati distribuiti e vari alunni occupano i loro banchi di legno con lo stomaco vuoto. Ma loro non mancano e decine di corpicini scuri spuntano dal verde pochi minuti prima delle otto di mattina.
Con le scarpe macchiate di fango, impeccabilmente pettinati e vestiti con pulitissimi indumenti lisi, scendono dalla sierra e occupano il loro posto, non senza aver dato prima il loro buongiorno al maestro inclinando leggermente il capo. Tutto rende difficile credere che siano i migliori alunni del Messico.
Lo ha dimostrato l'esame nazionale (ENLACE) realizzato dal Ministero dell'Educazione e al quale sono state sottoposte 85mila scuole pubbliche e private del Paese. I risultati, resi noti a settembre, hanno dimostrato che, con una media superiore al'8,5, nella parte alta della Sierra Madre del Chiapas, c'è la miglior scuola primaria del Paese. Dietro di loro, nella classifica nazionale, si situano prestigiosi e cari colleghi di Monterrey, Città del Messico e Guadalajara, con insegnamento bilingue e connessione a Internet.
Situata a tre ore da Escuintla, riferimento municipale, e a cinque dalla città di Tapachula, alla frontiera con il Guatemala, per arrivare alla scuola Francisco Villa di San Juan Panamá, bisogna pagare più del solito perché qualche conduttore avventuroso si spinga a mettere il proprio veicolo a doppia trazione su tre ore di scarpate sulle montagne.
A 1700 metri di altezza, convivendo con le nuvole, i caffé e un verde abbagliante, la rigogliosa vegetazione ha reso inservibile da tempo l'unico accesso a questa comunità di 300 persone, considerata ad "alta" marginalità dalle cifre ufficiali.
Dalla sua scuola sono però usciti i migliori risultati accademici del Paese, tra oltre otto milioni di alunni esaminati, sorprendendo tutti e dando un colpo a un modello che scommette sull'educazione informatizzata e interattiva ma paga 300 euro mensili ai propri maestri. Approfittando del premio, i 38 bambini lasciano da parte la timidezza e gridano finalmente tutto quello che vorrebbero avere, adesso che sono stati riconosciuti come i più diligenti del Paese. "Computer", "Matite nuove", "quaderni", "un parco giochi", "un gatto!" grida il più piccolo. La pace arriva quando il maestro Miguel chiede silenzio: "Adesso mi state zitti e tornate al vostro posto, per favore".
Nella classe di Miguel Rincón, artefice di questo miracolo, convivono quotidianamente tre corsi differenti di bambini di 9, 10, 11 anni, raggruppati nella stessa aula. Prima di lui, Miguel Emigdio è il professore più ricordato perché, anche se nessuno glielo aveva chiesto, decise di ampliare le lezioni al pomeriggio, elevando considerevolmente il livello dei bambini.
"Qui non ci sono macchinine, consolle o cose di questo genere... così è più facile convincerli a venire a scuola" dice Rincón. Ma anche se le avessero, a San Juan Panamá sarebbe in ogni caso molto difficile giocare alla Play Station, dato che da cinque giorni non c'è neanche l'elettricità. "Siamo molto contenti che i nostri figli stiano portando in alto tutto il Chiapas" assicura Hipólito Gómez, un orgoglioso padre che sa appena leggere, ma ne approfitta per richiedere una strada asfaltata "che non ci lasci di nuovo isolati nella stagione delle piogge".
Pensando più a suo figlio che al paesino, sua moglie insiste nel chiedere maggiori borse di studio per i bambini. E' che il caso di suo figlio Robelsi Obed è uno di quelli che più colpiscono. A 11 anni e con una media di 9,5 all'esame nazionale, Robelsi ha ottenuto il voto più alto della scuola e uno dei più alti del Paese in Lingua spagnola e Matematica. La sua famiglia vive dei sei sacchi annuali di caffé che dà la piccola milpa, terreno, che possiede vicino alla propria casa e, per compensare le carenze, riceve dal governo un aiuto mensile di 10 euro "per spingerlo a continuare i suoi studi".
Con stimolo ufficiale o senza, il destino della maggioranza di questi alunni sembra essere però nell'emigrazione negli Stati Uniti, così come succede da varie generazioni a San Juan Panamá. Estranei al proprio destino, nell'aula 38 voci ripetono all'unisono e senza errori gli strati geologici che compongono la costa terrestre. Anche se oggi non ci sono state le colazioni, il governo ha promesso che riconoscerà lo sforzo inviando uno stock di divise scolastiche.

da: http://www.elmundo.es/elmundo/2007/12/21/internacional/1198267119.html?a=7c06534aeae3239190cfd311767a6b9a&t=1198315575

grazie: a Monica e a Betti per la segnalazione

27 dicembre 2007

La festa delle luci

Io dico: la festa delle luci è pericolosa.
Gli umani fanno cose strane e cambiano odore continuamente.
Per tutta la mattina lei ha messo la carta colorata intorno alla carta bianca e nera.
Non veniva mai uguale. Per questo lo ha fatto tante volte, non e' capace. Pero' lei era contenta. Lo so perche' sorrideva e l'odore era speranza. Allora anch'io ero contento.
Poi ha parlato nella macchina della solitudine. L'odore è diventato quasi subito rabbia. Poi disperazione.
Non capisco perche' parla in quella macchina se fa cosi' male. Mi ha fatto paura.
Le ho detto: tira fuori tutte le mutande dal cassetto e buttatici sopra, cosi' non ci pensi.
Lei si è alzata, ha chiuso il cassetto e si è messa a piangere. Poi si è stesa sul divano per piangere di piu'.
Allora sono andato sulla sua pancia. Lei ha chiuso gli occhi e l'odore è diventato sonno.
La festa delle luci è molto pericolosa.

20 dicembre 2007

Sì global

CS151-2007: 19/12/2007
L’Assemblea generale dell’Onu dice sì alla moratoria globale sulla pena di morte


“Oggi è una giornata storica. Il massimo organismo della comunità internazionale, con un'ottima maggioranza, dice al mondo che della pena di morte si può fare a meno. Il percorso abolizionista acquista ora ulteriore velocità. Da domani, Amnesty International chiederà a tutti i governi di rispettare la moratoria. La risoluzione adottata questo pomeriggio è un ulteriore strumento di pressione, nelle nostre mani, per chiedere ai governi che ancora mantengono la pena di morte di avere coraggio. Come sempre, continueremo a lavorare ogni giorno per salvare vite umane in Iran, Cina, Arabia Saudita, Iraq e in quei pochi altri paesi che ancora si ostinano ad applicare la pena di morte” ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 19 dicembre 2007

17 dicembre 2007

Blog Compleanno!


Questo spazio ha compiuto 2 anni.
Gli auguro per il terzo che nasce
un po' di calore.

New New Jersey!

CS150-2007: 14/12/2007

Usa: il New Jersey abolisce la pena di morte.
Amnesty International: “Un segnale incoraggiante alla vigilia del voto Onu sulla moratoria”

Grazie al voto di ieri dell’Assemblea, preceduto lunedì da quello del Senato, il New Jersey ha abolito la pena di morte. La decisione dei due organi legislativi dello Stato sarà ratificata dal governatore Jon Corzine, abolizionista convinto.

Il New Jersey diventa il 14° Stato abolizionista degli Usa e il primo ad aver deciso di cancellare la pena di morte dalle leggi dopo il suo ripristino, nel 1976, ad opera della Corte suprema federale. Da quell’anno, comunque, nel New Jersey non vi erano mai state esecuzioni: l'ultima aveva avuto luogo nel 1963. Gli otto prigionieri nel braccio della morte vedranno commutata la propria pena in ergastolo. Gli ultimi Stati degli Usa ad aver abolito la pena di morte erano stati lo Iowa e il West Virginia, nel 1965.

Negli Usa è in vigore una moratoria di fatto. In attesa della decisione della Corte suprema sulla possibile incostituzionalità del metodo dell’iniezione letale, prevista la prossima primavera, da tre mesi a questa parte sono state sospese tutte le esecuzioni in programma.

“Finalmente, dopo le tre impiccagioni in Giappone e quella di un minorenne all’epoca del reato in Iran degli ultimi giorni, dal New Jersey arriva una bella notizia che infonde ottimismo in vista del voto, previsto la prossima settimana, all’Assemblea generale dell’Onu sulla moratoria” – ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 14 dicembre 2007

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

11 dicembre 2007

Il gioco delle perle di vetro

Infilo nella seta pregiata le perle di vetro scadente
delle tue parole incuranti, gocce deformi e gelide
a cui il mio amore rappreso regala ogni volta un colore diverso,
e indosso come un cappio questa collana vergognosa,
che non oso guardare.

Pechino 2008

COMUNICATO STAMPA CS148-2007

OLIMPIADI E DIRITTI UMANI IN CINA:
L’APPELLO DI AMNESTY INTERNATIONAL
AL COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE

In occasione della riunione del Comitato esecutivo del Comitato olimpico internazionale (Cio), in programma da oggi fino a mercoledi’ a Losanna, Amnesty International rinnova l’appello all’organismo sportivo affinche’, in vista dei Giochi olimpici di Pechino 2008, siano affrontati i problemi riguardanti i diritti umani. Analoga richiesta e’ stata inoltrata da parte della Sezione Italiana di Amnesty International al Comitato olimpico nazionale italiano (Coni).

Pur riconoscendo che la responsabilita’ di introdurre riforme nel campo dei diritti umani compete principalmente alle autorita’ cinesi, Amnesty International ritiene che il Cio possa ancora fornire un contributo significativo, usando la propria influenza per favorire un cambiamento positivo, in linea con la Carta olimpica.

Nei mesi che precederanno lo svolgimento delle Olimpiadi, Amnesty International portera’ avanti una campagna per ottenere progressi che potrebbero costituire un’eredita’ positiva delle Olimpiadi, in quattro aree specifiche:
- la pena di morte,
- la detenzione senza processo,
- la liberta’ d’informazione,
- la protezione degli attivisti per i diritti umani.

Una serie di casi recenti mettono in evidenza la necessita’ urgente di un’azione della Cina nel campo dei diritti umani:
- il 10 ottobre Wang Ling e’ stata condannata a 15 mesi di ‘rieducazione attraverso il lavoro’ per aver firmato petizioni e aver preparato striscioni, dopo che la sua abitazione era stata demolita per far posto a strutture olimpiche. E’ stata picchiata, arrestata e imprigionata in diverse occasioni. Si trova attualmente nel centro di ‘rieducazione attraverso il lavoro’ di Daxing, a Pechino.
- Yang Chunlin, arrestato il 6 luglio 2007 e da allora detenuto in isolamento per aver lanciato la petizione ‘Vogliamo i diritti umani, non le Olimpiadi’, con la quale i contadini stanno protestando per la confisca dei loro terreni. Ha dichiarato di essere stato sottoposto a una forma di tortura frequentemente utilizzata in Cina: le sue braccia e le sue gambe sono state legate ai quattro angoli del letto ed e’ stato costretto a mangiare, bere e defecare in quella posizione.
- Ye Gouzhu, attivista per il diritto alla casa, sta scontando una condanna a quattro anni di reclusione per aver chiesto il permesso di organizzare una manifestazione che intendeva richiamare l’attenzione sullo sgombero forzato di alcuni abitanti del distretto di Xuanwu, a Pechino. Anche la sua casa e il suo negozio sono stati demoliti per fare spazio a impianti olimpici. A settembre, Ye Mingjun e Ye Guoqiang, figlio e fratello di Ye Gouzhu, hanno a loro volta avviato una protesta contro le demolizioni e sono stati arrestati dalla polizia di Pechino con l’accusa di ‘incitamento alla sovversione’. Ye Mingjun e’ stato rilasciato su cauzione alla fine di ottobre, mentre Ye Guoqiang risulta ancora detenuto.

Amnesty International chiede il rilascio immediato e incondizionato di questi detenuti, un’inchiesta sulle torture che si concluda con l’incriminazione dei responsabili e l’assegnazione di un risarcimento alle vittime.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 10 dicembre 2007
Per ulteriori informazioni sulla situazione dei diritti umani in Cina e sulla campagna ‘Pechino 2008: Olimpiadi e diritti umani in Cina’: www.amnesty.it/pechino2008
Per approfondimenti e interviste: Amnesty International Italia – Ufficio stampaTel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

05 dicembre 2007

Meglio accendere una candela che maledire l'oscurità

Care amiche e cari amici,
desideriamo ricordarvi che il Gruppo di Bologna sarà presente con il tavolino di raccolta firme e le tradizionali candele di Amnesty nelle seguenti giornate di dicembre:

sabato 8 dicembre
in Piazza Ravegnana, ore 10-18.30

sabato 15 e domenica 16 dicembre (GIORNATE AMNESTY)
in Piazza Re Enzo (ex Gocce), ore 10-18.30

sabato 22 e domenica 23 dicembre
in Piazza Re Enzo (ex Gocce), ore 10-18.30


Veniteci a trovare, vi aspettiamo!

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SABATO 15 E DOMENICA 16 DICEMBRE LE “GIORNATE AMNESTY 2007”

Sabato 15 e domenica 16 dicembre 2007 si svolgeranno in tutt’Italia le “Giornate Amnesty 2007”: i volontari di Amnesty International saranno presenti in oltre un centinaio di città per distribuire materiale informativo e la tradizionale candela.

Come ogni anno, il ricavato dell’iniziativa servirà a finanziare le attività dell’organizzazione per i diritti
umani. Per poter continuare a chiedere libertà per i prigionieri di opinione, processi equi e rapidi per tutti i prigionieri politici, l’abolizione della pena di morte e la fine di torture, sparizioni ed esecuzioni extragiudiziali, Amnesty International ha bisogno del sostegno economico dei suoi iscritti e di tutti gli appartenenti alla società civile.

La campagna al centro delle “Giornate Amnesty 2007” riguarda il rispetto dei diritti umani in Cina in occasione delle Olimpiadi che si terranno nel 2008 a Pechino.

A poco meno di un anno di distanza dalle Olimpiadi, Amnesty International teme fortemente che sviluppi negativi possano compromettere o offuscare alcuni passi positivi compiuti in materia di diritti umani, come le recenti riforme del sistema di applicazione della pena di morte o l’introduzione di nuove norme sull’operato dei giornalisti stranieri in Cina. L’imprigionamento continuo di numerosi attivisti per i diritti umani e giornalisti e l’uso della sorveglianza di polizia o degli arresti domiciliari per limitarne le attività, continuano a macchiare la reputazione del governo cinese sui diritti umani, all’estero come all’interno del paese.


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Amnesty International Gruppo di Bologna
via Irma Bandiera 1/5 - 40133 Bologna
tel 051/434384 - fax 051/61453623
gr019@amnesty.it
riunioni tutti i martedì alle 21

04 dicembre 2007

Ai confini del paradiso


Incuriosita dai commenti di un amico, ieri sono andata a vedere Ai confini del paradiso, di Fatih Akin (il regista de La sposa turca). Confermo, è un piccolo capolavoro. Acuto ma delicato, toccante, con una sceneggiatura perfetta e una interpretazione da parte di Hanna Schygulla che da sola varrebbe il prezzo del biglietto. Andate a vederlo.

Binario

La roba da mangiare è arrivata presto ed era come il cibo che si trova negli aeroporti, dappertutto: nessuno è riuscito a mangiarla. Mikey ha attaccato di gran lena il piatto di patatine fritte, ma dopo un terzo ci ha rinunciato e ha cercato di darle alle fiamme; non ha funzionato, erano già bruciate.
Così abbiamo finito e siamo tornati in auto con tutti i bagagli e la macchina fotografica; abbiamo caricato tutto, siamo saliti e siamo andati in stazione, con Carl che ci ha accompagnato e noi che gli abbiamo portato via ancora un po' del suo tempo, con Waltraut tanto comprensiva e Mickey che aspettava il suo turno per mettere alla prova l'universo. Avere simili amici significa essere strappati per sempre alle fauci dello squalo e rende le piccole cose degli esseri umani ancora più miracolose delle cattedrali morte.
Così sul marciapiede dove partiva il treno avevamo marchi, franchi e dollari, abbiamo aspettato e Carl ha detto: "Telefonerò a Barbet l'ora del vostro arrivo a Parigi. E se non lo troverò cercherò di avvertire Rodin o Jardin".
"Grazie, Carl..."
Aspettando abbiamo scattato qualche foto e poi ci siamo salutati e siamo saliti, e abbiamo anche fatto i saluti dal finestrino mentre il treno partiva. Se ti importa di qualcuno, questo è uno degli avvenimenti più tristi della vita e degli esseri viventi, e il trucco migliore è fingere di essere annoiati, altrimenti può diventare imbarazzante, e poi il treno non si ferma né inverte la rotta, non là comunque, e quindi è un po' come morire lentamente, per niente bello, è meglio entrare nello scompartimento e sedersi a cercare carte geografiche e sigarette, a controllare che i bagagli non ci cadano in testa, a vedere se i braccioli si possono piegare in modo da potersi allungare, a controllare il passaporto e la stitichezza, poi pensare a come e quando riuscire a conquistarsi il primo drink.

Charles Bukowski, da Shakespeare non l'ha mai fatto, Feltrinelli 1996.

Le città continue. 2.

Se toccando terra a Trude non avessi letto il nome della città scritto a grandi lettere, avei creduto di essere arrivato nello stesso aeroporto da cui ero partito. I sobborghi che mi fecero attraversare non erano diversi da quegli altri, con le stesse case gialline e verdoline. Seguendo le stesse frecce si girava le stesse aiole delle stesse piazze. Le vie del centro mettevano in mostra mercanzie imballaggi insegne che non cambiavano in nulla. Era la prima volta che venivo a Trude, ma conoscevo già l'albergo in cui mi capitò di scendere; avevo già sentito e detto i miei dialoghi con compratori e venditori dei ferraglia; altre giornate uguali a quelle erano finite guardando attraverso gli stessi bicchieri gli stessi ombelichi che ondeggiavano.
Perché venire a Trude? mi chiedevo. E già volevo ripartire.
- Puoi riprendere il volo quando vuoi, - mi dissero, - ma arriverai a un'altra Trude, uguale punto per punto, il mondo è ricoperto da un'unica Trude che non comincia e non finisce, cambia solo il nome dell'aeroporto.


Italo Calvino, da Le città invisibili, Einaudi 1972.

03 dicembre 2007

voglio dire delle cose

sono il gatto. lei è il mio umano. lei ha detto che io posso scrivere. io scrivo.
voglio dire delle cose.
dormire è bello. dormire nella vaschetta con i fogli mentre lei lavora è più bello. lei ci ha messo il cuscino. lei è gentile quando capisce. sto vicino alla macchina del caldo che lei usa per scrivere e leggere. è molto bella. ha quadretti morbidi per sdraiarsi, massaggiano la schiena. anche a lei piace la macchina del caldo. lei la guarda tutti i giorni per tanto tempo. non si sdraia sopra, però (non sa che è bello).
delle volte lei scrive scrive scrive e non fa niente. delle volte legge e ride. delle volte legge e piange. delle volte legge e si arrabbia. questo molte volte.
io dico: gratta le unghie sul divano, dopo stai meglio. lei non capisce.
dico: anche il materasso va bene. lei non capisce.
dico: anche la poltrona va bene. lei non capisce.
lei proprio non capisce.