Visualizzazione post con etichetta pensa un po'. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pensa un po'. Mostra tutti i post

23 gennaio 2012

C'è un tempo

Cose che ho imparato nel 2011

A volte stare vicino a qualcuno è l’unica cosa che puoi fare, ma in genere è l’unica cosa che serve.

Bisogna imparare a non fare sempre quello che ti chiedono, ma a dare solo l’impressione di farlo.

Ci sono cose a cui non pensiamo più che ci rendono tristi, proprio perché non ci pensiamo più.

Il tempo libero fa sorridere e fa dimagrire.

Spalmare la nutella sul pan di spagna è un’esperienza negativa.

18 aprile 2011

una luce spenta

Omicidio Arrigoni: cordoglio e condanna della Sezione Italiana di Amnesty International La Sezione Italiana di Amnesty International ha espresso profondo cordoglio e condanna per l'omicidio di Vittorio Arrigoni, il volontario italiano assassinato questa notte a Gaza, dopo essere stato rapito il giorno prima. "È un fatto sconvolgente, per la sua crudeltà e per la rapidità del tragico esito. L'amministrazione di Hamas a Gaza deve fare chiarezza e individuare i responsabili dell'omicidio di Vittorio Arrigoni. Ci aspettiamo che le istituzioni italiane facciano la loro parte per ottenere verità e giustizia per la morte di un cittadino italiano" - ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce della Sezione Italiana di Amnesty International. FINE DEL COMUNICATO Roma, 15 aprile 2011 Claudia, la sua fidanzata, è una attivista di Amnesty Cagliari. La notizia l'ha raggiunta venerdì mattina quando si trovava già a Paestum per l'assemblea generale di Amnesty International ed è dovuta ripartire. :-(((

30 settembre 2010

La crisi

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello
stesso modo. La crisi è la miglior cosa che possa accadere a
persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso.
La creatività nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte
oscura.
... è nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi
strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.
Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi violenta
il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.
La vera crisi è la crisi dell'incompetenza.
Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una
lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. è nella crisi che il meglio
di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza.
Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare
il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro!
L'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein (1879-1955)

14 aprile 2010

Io sto con Emergency

SABATO 17 - ore 14,30

Appuntamento in piazza Navona ROMA

Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.

Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.

IO STO CON EMERGENCY--> www.emergency.it
Firma l'appello

02 aprile 2010

Ya no te espero (in memoria di Orlando Zapata Tamayo)



COMUNICATO STAMPA CS018-2010
CUBA: DOPO LA MORTE DI ORLANDO ZAPATA TAMAYO, AMNESTY INTERNATIONAL SOLLECITA IL RILASCIO DI TUTTI I PRIGIONIERI DI COSCIENZA
All’indomani della morte di Orlando Zapata Tamayo a seguito di uno sciopero della fame, Amnesty International ha sollecitato il presidente cubano Raúl Castro a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti i prigionieri di coscienza.
Orlando Zapata Tamayo aveva trascorso diverse settimane in sciopero della fame per protestare contro le condizioni detentive.
‘Questa tragica morte illustra in modo terribile la disperazione dei prigionieri di coscienza di Cuba, che non hanno la speranza di vedere la fine di un’iniqua e prolungata detenzione’ - ha dichiarato Gerardo Ducos,
ricercatore di Amnesty International sui Caraibi. ‘E’ necessario che siano condotte piene indagini per chiarire se i maltrattamenti siano stati una concausa della morte di Zapata Tamayo’.
Orlando Zapata Tamayo era stato arrestato nel marzo 2003. Nel maggio 2004 era stato condannato a tre anni di carcere per ‘mancanza di rispetto’, ‘disordini pubblici’ e ‘resistenza’. Aveva subito altri processi per
‘disobbedienza’ e ‘disordini in un istituto di pena’, l’ultimo dei quali nel maggio 2009, totalizzando complessivamente 36 anni di carcere.
‘Di fronte a una sentenza cosi’ lunga, il fatto che Orlando Zapata Tamayo non vedesse altra forma di protesta se non lasciarsi morire di fame e’ un terribile segnale della costante repressione nei confronti dei dissidenti
politici cubani’ – ha proseguito Ducos. ‘La sua morte evidenzia l’urgente necessita’ che Cuba inviti esperti internazionali sui diritti umani, affinche’ verifichino il rispetto delle norme in materia, in particolare il Patto internazionale sui diritti civili e politici’.
Orlando Zapata Tamayo era uno dei 55 prigionieri di coscienza adottati da Amnesty International a Cuba. La maggior parte di essi faceva parte di un gruppo di 75 attivisti arrestati nel corso della massiccia repressione del marzo 2003. In assenza di un potere giudiziario indipendente, i processi celebrati a Cuba risultano spesso sommari e privi delle garanzie previste dal diritto internazionale. Una volta emessa una condanna, le possibilita’ di modificarla in appello sono praticamente nulle.
FINE DEL COMUNICATO Roma, 24 febbraio 2010

24 marzo 2010

I am the captain of my soul





Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

William Henley, Book of Verses, 1888

26 dicembre 2009

WHITE CHRISTMAS

A Franco Claretti, sindaco leghista di Coccaglio (Brescia) sull’iniziativa della WHITE CHRISTMAS

Ginevra il 22/12/2009

Caro Sindaco

Permettimi di darti del tu, perché sono cosi’ emozionato di sentirmi in perfetta sintonia con te e le tue idee che posso solo darti del tu, che non è mancanza di rispetto, ma un segno di una profonda ricerca di somigliare a te. Ho appena saputo della tua bellissima iniziativa, della White Christmas, il Bianco Natale, e cioè il Natale solo per i Bianchi. Allora mi sono detto, “tu sei un Genio”, “tu sei un Grande” come ce ne sono pochi in questo secolo. Come ti è venuta questa illuminata idea che secondo me ti farà vincere un premio Nobel? Si ma quale premio Nobel? Non importa quale. Appena il mondo intero saprà che sei il baluardo per la difesa della nostra razza pura bianca, con un’ idea cosi’ originale, ti verrà dato certamente un premio. Come dice il tuo assessore alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione Cristiana, della nostra identità". Ma quanto ha ragione ! Aggiungo che è un dovere la difesa di tali tradizioni Cristiane, anzi, è un obbligo divino, come ce lo ricorda il 208° papa Niccolo V. (nato Tomaso Parentucelli) che con la sua bolla del 16 giugno 1452 detta “Dum Diversas” al re del Portogallo Alfonso V° diede l’inizio alle deportazioni dalla Guinea di questi “clandestini”, allora chiamati Saraceni, che duro’ 400 anni. Ecco il breve testo intitolato “Divino amore communiti”, che accompagnava la bolla papale:

« Noi, rafforzati dall’amore divino, spinti dalla carità Cristiana, e costretti dagli obblighi nel nostro ufficio pastorale, desideriamo, come si conviene, incoraggiare ciò che è pertinente all’integrità e alla crescita della Fede, per la quale Cristo, nostro Dio, ha versato il suo sangue, e sostenere in questa santissima impresa il vigore delle anime di coloro che sono fedeli a noi e alla vostra Maestà Reale. Quindi, in forza dell’autorità apostolica, col contenuto di questa lettera, noi vi concediamo la piena e libera facoltà di catturare e soggiogare Saraceni e pagani, come pure altri non credenti e nemici di Cristo, chiunque essi siano e dovunque abitino; di prendere ogni tipo di beni, mobili o immobili, che si trovino in loro possesso (…); di invadere e conquistare domini, terre, luoghi, villaggi, campi, possedimenti a qualunque re o principe essi appartengano e di ridurre in schiavitù i loro abitanti; di appropriarvi per sempre, per voi e i vostri successori, i re del Portogallo… »
Come facciamo a condividere il nostro santo bianco Natale con questi Saraceni che abbiamo spogliati di tutti i possedimenti mobili e immobili per quasi 6 secoli e che ci appartengo di diritto come schiavi, come ha autorizzato il nostro Santo Padre?

Ma sindaco solo adesso mi viene un dubbio, anzi, più di uno e cioè:

1- Come la mettiamo se questi Saraceni vengono a fare i preti nella nostra santissima terra bianca della Padania per mancanza di preti nostrani? Non credi che bisognerebbe obbligare ogni famiglia padana a dare un figlio alla chiesa per tutelare la nostra identità Cristiana e la nostra purezza razziale? Non si può’ scherzare con cose serie come celebrare i nostri battesimi, i matrimoni e perfino i funerali da Saraceni.

2- Sei sicuro che apparteniamo a questa famosa razza pura ariana ? Com’ è che abbiamo partecipato con i Tedeschi ad uccidere 6 milioni di Ebrei per affermare questa supremazia Bianca di cui parli e alla fine i nostri compagni di avventura ci designano a giorni alterni in Germania come Arabi-Pizza-Pasta ? Hai visto quello spot della Media Markt nel 2008 che inonda impunemente le reti televisive tedesche dipingendo gli Italiani attraverso il protagonista: “Toni, maschilista, imbroglione e seduttori volgare”?

3- E i nostri cugini francesi ? Ci hanno perfino dato un sopranome dispregiativo di “Rital”, riducendo tutto il nostro valore come nazione e come popolo a quella “R” moscia che per loro noi non riusciamo a pronunciare. E la nostra identità comune Cristiana con loro? E’ dal conflitto contro gli Asburgo nella guerra dei trenta anni, che tradirono l’unità cristiana alleandosi con i musulmani dell’impero Ottomano in una lotta pur sempre tra Cristiani (Cattolici contro Protestanti).

4- Il sociologo Tedesco Max Weber(1864-1920) dice che il sistema capitalista che conosciamo e che ci ha aiutato a produrre tanta ricchezza è di stampo Protestante che inneggia a meritare il paradiso qui su terra producendo al massimo e non di stampo Cattolico in cui il paradiso è la ricompensa dei fannulloni (basta che siano poveri), dove essere ricchi è considerato un peccato. E oggi si può infatti constatare che i paesi europei più ricchi sono i Nordici, guarda caso: Protestanti e i più poveri sono quelli del Sud d’Europa, e manco a dirlo, Cattolici. Nel continente americano, la parte del nord Protestante è la più ricca e la parte del Sud detta Latina Cattolica la più povera. Allora sindaco, quando parli del Bianco Natale e dell’identità Cristiana, di quale identità parli? Quella Protestante o quella Cattolica? Perché, a guardarci bene, non esiste un’ identità cristiana, caso mai c’è una identità di vedute dei Cattolici molto diversa dai Protestanti. Se la domenica sei in ritardo alla messa Cattolica abituale potresti fermarti al primo centro di culto dei Testimoni di Geova o dei Valdesi per fare la messa di quella domenica, dato che si parla pur sempre dello stesso Gesù? Accetteresti, come fanno i Protestanti, di andare a messa con un prete donna? O un prete sposato? Dov’è il punto in comune che ti fa parlare dell’identità cristiana? E il Bianco natale non è già in atto con il babbo natale Protestante che sta pian piano sostituendo anche in Italia il presepe Cattolico?

5- Hai tu una spiegazione per il fatto che perfino i nostri connazionali che hanno successo all’estero sono i primi a nascondere la loro origine italiana cambiando spesso nome e cognome? Gli esempi non mancano: il famoso cantante Francese Yves Montand è nato il 13/10/1921 in Toscana con il nome di Ivo Livi. Il comico Francese Coluche alla nascita il 28/10/1944, si chiamava Colucci come suo padre nato e cresciuto a Frosinone. L’allenatore dello Strasburgo Jean-Marc Furlan, per dimostrare oltr’alpe che nel suo sangue non c’è traccia d’Italia, ha un ritornello che usa appena abbia l’impressione che chi sta passando sia del nostro paese ed è: “Italiano di Merda”. Ma viene pur sempre da Cinto Caomaggiore in provincia di Venezia. E’ perfino cittadino onorario della città veneta, cioè un padano DOC. Ma è lo stesso che commentando ad esempio la partita con il Lione del 22 Aprile 2008 accusa il nostro Fabio Grosso, terzino sinistro della nostra nazionale di calcio e giocatore del Lione, chiamandolo “Italiano di merda” durante la partita e aggiunge a fine partita : "Non si può dire che l’italiano abbia rinnegato i suoi geni e la sua razza", la "Razza di macaronì".

Quindi se con quelli del nostro stesso sangue italico, solo perché approdati all’estero, c’è questo razzismo casalingo o familiare, Sei sicuro sindaco che condividiamo lo stesso Bianco Natale con gli altri Bianchi Europei o Americani ?

a- In Svizzera, nel Ticino gli Italiani sono chiamati “Minchiaweisch” (dall’Italiano Minchia e tedesco weisch cioè capisci?), altrove, ci chiamano Tschinggali, cioè Zingari o vagabondi.

b- In Inghilterra, ci chiamano Shitalian dall’inglese shit, cioè escrementi.

c- Il 27/2/1969, un mese dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, durante la sua prima visita da presidente in Italia, Richard Nixon dichiara: “Gli Italiani non sono solo diversi degli altri Europei, ma hanno anche un odore diverso (puzza). Alle proteste, manifestazioni e scontri che ne seguirono, con polizia nella città universitaria, ci fu perfino un morto, lo studente Domenico Congedo.

d- Perfino nel terzo mondo, nel Cattolicissimo Brasile, ci chiamano Carcamano cioè furbone, truffatore, viene del fatto che alcuni nostri connazionali laggiu’, fruttivendoli o pescivendoli, calcavano la mano sul piatto della bilancia barando sul peso.

e- Negli USA, ci chiamano WOP, cioè clandestini. Dall’italiano Guappo, vuole dire Without paper, without passport. Ma il termine più usato per noi è: MozzarellaNigger vuole dire Negri-Mozzarella, perché in America, gli Italiani sono assimilati in modo dispregiativo agli Africani e Afroamericani. Con la mozzarella bianca significa Negri un po più chiari… Quando il nostro Presidente del Consiglio Berlusconi dice che il Presidente Obama e sua moglie sono abbronzati, non fa altro che dare ragione a quel luogo comune e razzista statunitense contro gli Italiani che ci vuole dei Bianchi, non veramente bianchi, ma un po’ abbronzati. E da qui lo stupore dello stesso Obama che ha subito sulla sua pelle questa discriminazione che accomuna a diverso grado, certo, gli Africani e gli Italiani.

E anche in virtù di tutto questo, sindaco, vale veramente la pena lanciarci in una nuova guerra sulla purezza razziale con gli altri Cristiani che ci considerano di colore? Alcuni esempi ci possono far capire meglio:

- in Australia, dal 1891, anno di arrivo del primo migrante italiano nel paese, fino al 1980, tutti gli immigrati italiani venivano schedati come Coloured o Semi-White cioè di colore, o mezzi-bianchi perché non sufficientemente Bianchi.

- Per il tuo Bianco Natale, potresti leggere il seguente testo ai tuoi invitati?

E’ dell’Ottobre 1912, dalla relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani: «Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, sopratutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali»

Non voglio concludere questa lettera sul tuo Bianco Natale senza una parola per commemorare gli 11 nostri connazionali ingiustamente accusati dell’omicidio del capo della polizia del New Orleans e linciati a morte nel 1890, solo perché avevano una pelle un po’ più scura dei bianchissimi ariani immigranti dal Nord Europa. Un altro pensiero va altrettanto a due altri Italiani, l’operaio Ferdinando Nicola Sacco e il pescivendolo Bartolomeo Vanzetti, erroneamente giustiziati sulla sedia elettrica il 23/6/1927 nel penitenziario di Charlestown vicino Boston negli USA per la morte di un contabile e di una guardia della fabbrica di calzature dove lavorava Sacco, malgrado la testimonianza di un Portoricano che scagionava entrambi, solo perché non erano sufficientemente Bianchi. Ci sono voluti 50 anni perché nel 1977 il governatore Michael Dukakis riconoscesse che quella condanna fu su base puramente razzista e li riabilito’. Il tuo bianco Natale non è anche un insulto alla memoria di questi due nostri connazionali condannati e uccisi perché troppo abbronzati?

Allora sindaco voglio chiederti una cosa. Da tutto quello che ti ho appena enunciato credi che il tuo Bianco Natale abbia veramente un senso? Lo sai cosa si può provare al controllo di polizia in qualche aeroporto del mondo non appena tiri fuori il tuo passaporto Italiano? Ti rendi conto che sei perquisito e controllato 3 volte più di tutti quelli che ti hanno preceduto? Perché allora non costruire una nuova identità italiana, partendo da tutti quelli che amano l’Italia, per fronteggiare insieme e con orgoglio tutte queste frustrazioni che alcuni dei nostri connazionali vivono sempre peggio quando vanno o risiedono all’estero? E, credimi, se qualcuno è fuggito dalla miseria, dalla persecuzione o dalla guerra ed è approdato in Italia, il più delle volte questo paese diventa l’unico posto di vera pace che egli conosce. Queste persone hanno pertanto un amore per la nuova patria che non si può quantificare con il metro di quanto siano bravi a parlare la lingua di Dante. E’ un sentimento più profondo che non si può descrivere. Pero’, d’altra parte, sentirsi appellati con dispregiativi del tipo “clandestini, extracomunitari, Bingo-Bongo”, crea in loro una frustrazione tale che il rigetto della nuova patria è ancora più forte del disgusto per il motivo che li ha originariamente spinti al “viaggio”. Ma forse questo non lo puoi capire se non hai ancora capito fino ad ora che su questa terra siamo un po’ tutti dei clandestini, scappando da qualche tenebra, alla semplice ricerca di un posto dove aspettare, nella quiete, la nostra ultima ora. Ed è singolare che alcune persone come te non abbiano ancora imparato dove ci ha portato più di 70 anni fa lo stigmatizzare la razza, l’etnia.

Se questo può rassicurarti sappi che in Africa, con la crescita economica degli ultimi 5 anni, per la prima volta si è invertito il flusso di quelli che lasciano i vari paesi Africani, le migrazioni avvengono ora per il 75% all’interno della stessa Africa. Ed è previsto che da qui a 5 anni, non ci saranno più gommoni dall’Africa per le coste italiane o spagnole.

Sei ancora in tempo allora, perché non inviti al pranzo di Natale, uno dei tuoi nuovi cittadini? E piuttosto che Bianco o Nero Natale perché non lo chiami Azzurro Natale?


Buon Azzurro Natale

Jean-Paul Pougala
pougala@email.it

Jean-Paul Pougala è cittadino Italiano di origine Camerunese, autore del Libro “In fuga dalle Tenebre” G. Einaudi 2007. Oggi, Pougala è professore di sociologia all’Università della Diplomazia di Ginevra in Svizzera.

08 ottobre 2009

Libertà di stampa

COMUNICATO STAMPA CS125-2009

TRE ANNI FA L’OMICIDIO DI ANNA POLITKOVSKAYA. AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE
AL PRESIDENTE RUSSO MEDVEDEV DI AGIRE PER PORRE FINE AGLI ATTACCHI CONTRO
GLI ATTIVISTI PER I DIRITTI UMANI


Tre anni dopo l’omicidio di Anna Politkovskaya, le violenze e le
intimidazioni contro gli attivisti per i diritti umani in Russia e nel
Caucaso settentrionale sono ancora in aumento. Lo ha denunciato Amnesty
International, che ha scritto una lettera al presidente della Russia,
Dmitry Medvedev, sollecitando misure autentiche per porre fine agli
attacchi e un impegno concreto per portare di fronte alla giustizia i
responsabili.

‘Il fatto che chi ha commesso e chi ha ordinato l’omicidio di Anna
Politkovskaya sia ancora libero e’ la testimonianza di quanto le autorita’
russe non abbiano indagato a fondo su crimini del genere’ – ha dichiarato
Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International.

L’elenco delle persone che hanno denunciato le violazioni dei diritti
umani in Russia (attivisti, avvocati, giornalisti) e che, con ogni
probabilita’ per questo motivo, sono state assassinate o hanno subito
intimidazioni, e’ lungo.

Quest’anno a gennaio Stanislav Markelov, un avvocato che aveva lavorato a
stretto contatto con Anna Politkovskaya, e’ stato assassinato a Mosca.
Anastasia Baburova, una giornalista, e’ caduta al suo fianco.

Attacchi del genere, nei confronti di persone impegnate a proteggere i
diritti umani, sono comuni nel Caucaso settentrionale. Il 15 luglio,
Natalia Estemirova, esponente del centro per i diritti umani Memorial, e’
stata sequestrata nella capitale cecena, Grozny. Il suo corpo e’ stato
ritrovato poche ore dopo nella vicina Inguscezia. La vittima aveva
ricevuto in passato numerose minacce a causa del suo impegno in favore dei
diritti umani.

L’omicidio di Natalia Estemirova ha avuto luogo in un clima in cui gli
attivisti vengono pubblicamente minacciati dalle autorita’ cecene, che li
accusano di essere sostenitori dei gruppi armati illegali. All’inizio del
mese, Adam Delimkhanov, parlamentare russo e stretto alleato del
presidente ceceno Ramzan Kadyrov, era apparso alla Tv Cecena minacciando
‘i cosiddetti difensori dei diritti umani, amici dei terroristi’. In
un’intervista rilasciata a Radio Liberty poco dopo l’omicidio di Natalia
Estemirova, il presidente Kadyrov ha definito irrilevante il lavoro della
vittima, aggiungendo che si trattava di una persona ‘priva totalmente di
onore e del senso della vergogna’.

‘E’ indispensabile che le indagini sulle uccisioni di Natalia Estemirova,
Stanislav Markelov, Anastasia Baburova e Anna Politkovskaya siano condotte
con imparzialita’ e indipendenza e che non manchino, ove emergano indizi,
di investigare sulle complicita’ di esponenti del governo, compresi i
livelli piu’ alti’ – ha aggiunto Khan.

Amnesty International continua a essere preoccupata per l’incolumita’ di
esponenti di Memorial tanto nel Caucaso settentrionale quanto a Mosca.

Akhmed Gisaev, poco prima dell’uccisione di Natalia Estemirova, stava
seguendo insieme a lei il caso di una presunta esecuzione extragiudiziale
in un villaggio ceceno. Da allora viene pedinato e riceve minacce.

Zarema Saidulaeva, presidente dell’associazione umanitaria Salviamo la
generazione, e’ stata assassinata insieme al marito, Alik Dzhabrailov,
l’11 agosto. I due sono stati sequestrati di fronte alla sede
dell’associazione, a Grozny, da uomini che si erano qualificati come
personale di sicurezza. Poche ore dopo, i loro corpi sono stati ritrovati
nel portabagagli della loro automobile.

A Makhachkala, capitale del Daghestan, e’ stato recentemente chiuso
l’ufficio delle Madri del Daghestan per i diritti umani. Due esponenti
dell’associazione, Svetlava Isaeva e Gulnara Rustamova, insieme ad altri
attivisti, avvocati e giornalisti locali, sono stati additati con nome e
cognome come sostenitori e fiancheggiatori dei gruppi armati illegali. Sui
volantini distribuiti nella capitale si invitava ad eliminarli.

‘E’ davvero giunto il momento che il presidente Medvedev mostri la
volonta’ politica di stare dalla parte dei diritti umani in Russia e che
agisca contro questo clima di paura e intimidazione’ – ha concluso Khan.

Amnesty International chiede al presidente Medvedev di garantire indagini
approfondite e processi in linea con gli standard internazionali su questi
crimini. A tre anni dall’omicidio di Anna Politkovskaya, le autorita’
russe devono porre fine agli attacchi contro coloro che agiscono per
proteggere i diritti umani in Russia.


FINE DEL COMUNICATO Roma, 6 ottobre 2009

04 settembre 2009

Ma perché dobbiamo sempre farci riconoscere???

AMNESTY INTERNATIONAL PUBLIC STATEMENT

AI Index: EUR 30/010/2009 - 3 September 2009

Homophobic attacks on the rise in Italy

In the wake of three serious homophobic attacks in Rome over last 10 days, Amnesty International is concerned by mounting evidence pointing to the rise of intolerance towards lesbian, gay, bisexual and transgender people in Italy and calls for effective investigations and preventive measures.

On 22 August 2009, a gay couple were reportedly assaulted by a far-right activist nicknamed “little swastika” after leaving a nightclub in Rome, and being observed kissing in public. One of the victims was allegedly stabbed with a knife and required life-saving surgery. The alleged assailant was initially released on bail, before taken back into custody pending trial.

On 29 August 2009, another nightclub in Rome which organises a well-known weekly gay night was subject to an attempted arson attack, when a window was broken and inflammable liquid ignited. Nobody was hurt, as the building was closed for refurbishment at the time and the flames were rapidly extinguished by the fire-brigade.

On 2 September 2009, two large fire-crackers were thrown by two skin-heads into a crowd of passers-by on San Giovanni in Laterano Street in Rome. The street is well-known for being popular with Rome’s lesbian, gay, bisexual and transgender community. Fortunately, only one person was slightly injured. The two attackers were able to escape and a police investigation has been opened.

Several other homophobic attacks have been reported in the last few weeks in Rome and other towns across Italy. No official statistics on hate crimes targeting lesbian, gay, bisexual and transgender people are retained. However, Arcigay, Italy’s leading gay rights organization, which documents homophobic incidents, has recorded as many reported incidents in the first eight months of 2009 as in the whole of 2008.

Against this background, Amnesty International calls on the Italian authorities to ensure that crimes targeting individuals on the basis of their sexual orientation or gender identity are effectively investigated and that anyone reasonably identified as responsible to be brought to justice. The Italian authorities should also place greater emphasis on combating homophobic attitudes and ensuring greater security for lesbian, gay, bi-sexual and transgender people.


Public Document
****************************************

For more information please call Amnesty International's press office in London, UK, on +44 20 7413 5566 or email: press@amnesty.org

International Secretariat, Amnesty International, 1 Easton St., London WC1X 0DW, UK www.amnesty.org

06 agosto 2009

Vai Mwai!

COMUNICATO STAMPA CS108-2009

AMNESTY INTERNATIONAL APPREZZA LA COMMUTAZIONE DI OLTRE 4000 CONDANNE A MORTE IN KENYA

Amnesty International ha apprezzato la decisione delle autorita' del Kenya
di commutare in ergastolo oltre 4000 condanne a morte.

In una dichiarazione trasmessa dalla radio di stato, la Kenya Broadcasting
Corporation, il presidente Mwai Kibaki ha affermato che 'la prolungata
permanenza nel braccio della morte provoca angoscia e sofferenza non
necessarie, traumi psicologici e ansia e puo' costituire un trattamento
inumano'. Il presidente Kibaki ha inoltre chiesto al governo di avviare
uno studio per determinare se la pena di morte abbia o meno avuto
efficacia nella lotta contro il crimine, precisando peraltro che questa
commutazione di massa non significa che la pena di morte verra' abolita.

La pena di morte in Kenya e' prevista per i reati di rapina a mano armata
e omicidio. Nel paese non si registrano esecuzioni da 22 anni.

'Queste commutazioni rappresentano un passo avanti per i diritti umani in
Kenya' – ha dichiarato Piers Bannister, esperto di Amnesty International
sulla pena di morte. 'Ora auspichiamo che lo studio sollecitato dal
presidente dimostrera' che la pena di morte non ha alcun particolare
potere deterrente, brutalizza le societa' in cui e' imposta ed e' spesso
inflitta nei confronti di innocenti'.

'E' il momento che il Kenya si aggiunga a quella maggioranza di paesi,
attualmente 139, che hanno abolito la pena di morte per legge o nella
pratica' – ha concluso Bannister.


Roma, 5 agosto 2009

Un mese al confine


L’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione
FORTRESS EUROPE
(vincitore della Coppa Invisibili ai Mondiali Antirazzisti 2009)
http://fortresseurope.blogspot.com
presenta

UN MESE AL CONFINE. LUGLIO 2009


Il bollettino
Quattordici le vittime a luglio in Egitto, Grecia, Turchia e Spagna. La polizia egiziana torna a sparare sul confine con Israele: tre morti ammazzati, tra cui due rifugiati somali

L’inchiesta
Lavori forzati e torture per gli eritrei deportati dalla LibiaEcco che cosa rischiano gli eritrei respinti dall'Italia in questi giorni. Parlano tre esuli fuggiti dal campo di lavoro di Gel'alo. Arrestati sulla rotta per Lampedusa nel 2004, furono rimpatriati da Tripoli su un volo pagato dall'ItaliaVIDEO Eritrea: voices of tortureEritrea: le speranze dell'indipendenza tradite dalla repressioneService for life: il rapporto di Human Rights Watch Respingimenti: già 1.136 emigranti rispediti in Libia
L'Acnur incontra gli eritrei respinti e accusa l'Italia

Vittime di tratta tra i respinti in Libia. Parlano le donne nigeriane
Adescate tra i ceti poveri e costrette a pagare 40.000 euro di riscatto per tornare libere. Sono migliaia le ragazze nigeriane costrette a prostituirsi dal crimine organizzato. In tante sono arrivate via mare. L’Italia respinge anche loro
Sangue a Igoumenitsa: muore kurdo pestato dalla poliziaArivan Abdullah Osman aveva 29 anni. Fuggiva dal Kurdistan iraqeno. Viaggiava senza documenti. A Igoumenitsa doveva nascondersi sotto un camion pronto a imbarcarsi per l'Italia. La polizia l'ha ucciso di botte
America! Dal Corno d'Africa al Messico sognando gli StatesNon c'è soltanto l'Europa. In un mondo dove viaggiare è sempre più facile, emigranti e rifugiati africani guardano l'America come la nuova terra promessa. Eritrei, etiopi, nigeriani. Compiono viaggi epici attraverso la frontiera messicana e il mare dei Caraibi
Uccise migrante in mare, 12 anni di carcere a un pescatoreSanwà giaceva sul ponte implorando aiuto con un filo di voce, mentre il comandante gridava: “Qua passiamo tutti dei guai!”. Pochi minuti dopo i marinai udirono il tonfo. Qualche disperata bracciata e l'uomo scompariva per sempre, trascinato a fondo dai vestiti ammollati
Ospitavano due badanti, casa sotto sequestroÈ successo ad Arcevia, nelle Marche. Una donna di 83 anni e il figlio di 61 sono stati denunciati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Questa e tante altre notizie nella nuova sezione “Brevi dalla frontiera
Lettera degli eritrei a Tripoli. Siamo torturati in LibiaDopo la denuncia del respingimento del primo luglio, ci scrive di nuovo la comunità eritrea della capitale libica. Sotto anonimato, per motivi di sicurezza. Drammatica la situazione nei campi libici. Violenze e soprusi che ricordano quelli del regime da cui sono fuggiti
The Northern Jungle. Reportage da Londra e CalaisSplendido documentario di Vincent Nguyen e Sebastien Desbordes. Parlano i rifugiati eritrei, i camionisti, i contrabbandieri, e i volontari. Intanto a Calais, come a Patrasso, la polizia attacca i rifugiatiPer approfondimenti, scarica il rapporto La loi de la jungle
Patrasso: la polizia rade al suolo il campo degli afganiBulldozer nella baraccopoli dei rifugiati data alle fiamme. Il video della BBC. Così si perdono le tracce dei 35 profughi che avevano fatto ricorso alla Cedu. Avevamo visitato il campo a maggio 2008. Le foto di come era prima. Le reazioni di Msf e Acnur. Il rapporto di Kinisi

05 agosto 2009

Froci e croci

PISA - Minacce di morte e croci celtiche contro i lavoratori del portale gay
"Froci a morte" e "Gli uffici bruceranno e voi morirete tutti". Sono alcune delle scritte, accompagnate da croci celtiche, comparse sui muri della sede del portale gay.it, a Ospedaletto, zona industriale di Pisa.

"Morirete tutti". È una delle scritte, vergata con la vernice spray, che i lavoratori del portale www.gay.it hanno trovato questa mattina ad Ospedaletto, zona artigianale di Pisa, sui muri della loro sede. Scritte ingiuriose come "Froci a morte" e minacce accompagnate da croci celtiche.

"In undici anni di attività e di convivenza con la città di Pisa - dice il direttore di gay.it, Alessio De Giorgi - non abbiamo mai avuto problemi né è mai accaduto nessun episodio omofobo come quello di stamani: in tanti anni, mai neppure uno scherzo, una minaccia, una scritta contro la nostra presenza storica in questa città che è sempre stata paladina dei diritti delle persone omosessuali. C'è solo da chiedersi se sia una coincidenza con l'inaugurazione del Festival gay che si apre dopodomani a Torre del Lago".

Le reazioni. Il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, esprime solidarietà all'azienda e parla di "un inqualificabile atto di violenza teppistica, ma anche politica, contro la comunità omosessuale,
che indichiamo alla opinione pubblica perché si unisca alla nostra condanna, mentre chiediamo con forza alle forze dell'ordine di individuare i responsabili".

Imma Battaglia, presidente di Di' Gay Project, scrive: "Ci aspettiamo in queste ore la massima
collaborazione dalle autorità di polizia per garantire sicurezza a Gay.it, allo svolgimento della manifestazione di Torre del Lago e alla comunità omosessuale".

E sulla vicenda interviene anche il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma. Esprimiamo - si legge in una nota - la nostra totale solidarietà a gay.it e a tutto il suo staff. Questo ulteriore atto di intolleranza nei confronti della comunità lgbtq si inserisce in un clima di più generale minaccia alle persone gay, lesbiche e transessuali, complice l'assenza di una legislazione che le tuteli e che, proprio per questa mancanza di deterrenza legale, sfociano spesso in violenze fisiche".

Il portale www.gay.it registra mensilmente, in media, 700 mila contatti; nella sede di Ospedaletto lavorano circa 15 persone. Indaga la Digos.

(da www.repubblica.it 05 agosto 2009)