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05 dicembre 2011

Norma Andrade

Amnesty International condanna l'attentato contro l'attivista Norma Andrade
Amnesty International condanna energicamente l'attentato contro Norma Andrade, membra dell'associazione civile Nuestras Hijas de Regreso a Casa avvenuto venerdì scorso quando fu attaccata da uno sconosciuto con arma da fuoco mentre tornava a casa a Ciudad Juárez. La difensora dei diritti umani è ricoverata in ospedale, pare in condizioni stabili.
L'organizzazione fa un appello urgente alle autorità federali e statali perché garantiscano la sicurezza a Norma Andrade e ai membri della sua famiglia, incluso Malú García Andrade, sua figlia, anche lei direttrice di Nuestras Hijas de Regreso a Casa.
E' essenziale che questo incidente venga indagando in modo imparziale ed efficace, tanto più considerata la serie di minacce contro Norma Andrade e gli altri membri della organizzazione di Nuestras Hijas de Regreso a Casa.
Norma Andrade è una delle fondatrici dell'organizzazione dei diritti umani Nuestras Hijas de Regreso a Casa che reclama giustizia sui casi di donne e bambine assassinate e sparite in Ciudad Juárez. Questa organizzazione ha giocato un ruolo fondamentale nel portare davanti alla Corte Interamericana dei Diritti Umani il caso “Campo di Cotone” che terminò con la sentenza della Corte contro lo Stato messicano per l'assassinio di diverse giovani donne trovate nel Campo di Cotone nel 2001.
Norma Andrade è anche madre di Lilia Alejandra García Andrade che fu assassinata a Ciudad Juárez nel 2001. Non ha rinunciato a lottare per la giustizia e la verità sul caso di sua figlia e anche per tante altre famiglie colpite dal femminicidio in Ciudad Juárez,
Norma Andrade, Malú García Andrade e altri attivisti di Nuestras Hijas de Regreso a Casa hanno ottenuto misure di provvedimento dalla Corte Interamericana.

Amnesty International Messico
http://www.amnistia.org.mx/
Traduzione di Monica Mazzoleni 4/12/2011

18 aprile 2011

Liberato Binayak Sen!!!

BUONE NOTIZIE AMNESTY

Difensori dei diritti umani
India - Il 15 aprile 2011, dopo circa 100 giorni di carcere, la Corte suprema ha disposto il rilascio su cauzione di Binayak Sen, noto difensore dei diritti umani e sostenitore del diritto alle cure mediche degli adivasi, le popolazioni native del paese. Alla fine del 2010, Sen era stato condannato all'ergastolo per reati di sedizione e cospirazione, al termine di un processo politico. Amnesty International lo aveva adottato come prigioniero di coscienza.

Il dottor Binayak Sen, che difende i poveri contro gli abusi del governo e che era stato condannato all'ergastolo, è un caso seguito anche dal gruppo Amnesty di Bologna. :-) Evviva!! La candela ha vinto anche stavolta!!



una luce spenta

Omicidio Arrigoni: cordoglio e condanna della Sezione Italiana di Amnesty International La Sezione Italiana di Amnesty International ha espresso profondo cordoglio e condanna per l'omicidio di Vittorio Arrigoni, il volontario italiano assassinato questa notte a Gaza, dopo essere stato rapito il giorno prima. "È un fatto sconvolgente, per la sua crudeltà e per la rapidità del tragico esito. L'amministrazione di Hamas a Gaza deve fare chiarezza e individuare i responsabili dell'omicidio di Vittorio Arrigoni. Ci aspettiamo che le istituzioni italiane facciano la loro parte per ottenere verità e giustizia per la morte di un cittadino italiano" - ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce della Sezione Italiana di Amnesty International. FINE DEL COMUNICATO Roma, 15 aprile 2011 Claudia, la sua fidanzata, è una attivista di Amnesty Cagliari. La notizia l'ha raggiunta venerdì mattina quando si trovava già a Paestum per l'assemblea generale di Amnesty International ed è dovuta ripartire. :-(((

14 aprile 2010

Io sto con Emergency

SABATO 17 - ore 14,30

Appuntamento in piazza Navona ROMA

Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.

Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.

IO STO CON EMERGENCY--> www.emergency.it
Firma l'appello

02 aprile 2010

Ya no te espero (in memoria di Orlando Zapata Tamayo)



COMUNICATO STAMPA CS018-2010
CUBA: DOPO LA MORTE DI ORLANDO ZAPATA TAMAYO, AMNESTY INTERNATIONAL SOLLECITA IL RILASCIO DI TUTTI I PRIGIONIERI DI COSCIENZA
All’indomani della morte di Orlando Zapata Tamayo a seguito di uno sciopero della fame, Amnesty International ha sollecitato il presidente cubano Raúl Castro a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti i prigionieri di coscienza.
Orlando Zapata Tamayo aveva trascorso diverse settimane in sciopero della fame per protestare contro le condizioni detentive.
‘Questa tragica morte illustra in modo terribile la disperazione dei prigionieri di coscienza di Cuba, che non hanno la speranza di vedere la fine di un’iniqua e prolungata detenzione’ - ha dichiarato Gerardo Ducos,
ricercatore di Amnesty International sui Caraibi. ‘E’ necessario che siano condotte piene indagini per chiarire se i maltrattamenti siano stati una concausa della morte di Zapata Tamayo’.
Orlando Zapata Tamayo era stato arrestato nel marzo 2003. Nel maggio 2004 era stato condannato a tre anni di carcere per ‘mancanza di rispetto’, ‘disordini pubblici’ e ‘resistenza’. Aveva subito altri processi per
‘disobbedienza’ e ‘disordini in un istituto di pena’, l’ultimo dei quali nel maggio 2009, totalizzando complessivamente 36 anni di carcere.
‘Di fronte a una sentenza cosi’ lunga, il fatto che Orlando Zapata Tamayo non vedesse altra forma di protesta se non lasciarsi morire di fame e’ un terribile segnale della costante repressione nei confronti dei dissidenti
politici cubani’ – ha proseguito Ducos. ‘La sua morte evidenzia l’urgente necessita’ che Cuba inviti esperti internazionali sui diritti umani, affinche’ verifichino il rispetto delle norme in materia, in particolare il Patto internazionale sui diritti civili e politici’.
Orlando Zapata Tamayo era uno dei 55 prigionieri di coscienza adottati da Amnesty International a Cuba. La maggior parte di essi faceva parte di un gruppo di 75 attivisti arrestati nel corso della massiccia repressione del marzo 2003. In assenza di un potere giudiziario indipendente, i processi celebrati a Cuba risultano spesso sommari e privi delle garanzie previste dal diritto internazionale. Una volta emessa una condanna, le possibilita’ di modificarla in appello sono praticamente nulle.
FINE DEL COMUNICATO Roma, 24 febbraio 2010

Darsi Ferrer

COMUNICATO STAMPA CS019-2010
CUBA: AMNESTY INTERNATIONAL ADOTTA UN ALTRO PRIGIONIERO DI COSCIENZA
Amnesty International ha adottato oggi un nuovo prigioniero di coscienza a Cuba, chiedendo al presidente Raúl Castro il suo rilascio immediato e incondizionato.
Si tratta di Darsi Ferrer, direttore del Centro per la salute e i diritti umani Juan Bruno Zayas, che ha sede nella capitale L’Avana, arrestato nel luglio 2009 con la falsa accusa di aver ricevuto beni ottenuti illegalmente, imputazione che normalmente viene conciliata col pagamento di una cauzione.
Con Ferrer, sono 55 i prigionieri di coscienza adottati da Amnesty International attualmente in carcere.
Ferrer non e’ stato sottoposto a processo e si trova in una prigione di massima sicurezza della capitale, riservata ai condannati per reati violenti.
‘L’accusa ai danni di Ferrer e’ chiaramente un pretesto. In realta’, crediamo che la sua detenzione costituisca una punizione per il suo lavoro in favore della liberta’ d’espressione a Cuba’ – ha dichiarato Gerardo Ducos, ricercatore di Amnesty International sui Caraibi.
Sebbene l’accusa mossa nei confronti di Ferrer venga di solito esaminata da un giudice locale, il suo caso e’ trattato direttamente dall’Ufficio del procuratore generale e cio’ alimenta il sospetto che si tratti di una
vicenda politica. Del resto, sottolinea Amnesty International, Ferrer era stato arrestato diverse volte in passato a causa delle sue attivita’.
‘Siamo di fronte a un altro tentativo, da parte delle autorita’ cubane, di ostacolare il lavoro degli attivisti per i diritti umani’.
Ferrer era stato arrestato insieme alla moglie Yusnaimy, in assenza di qualsiasi mandato di cattura, il 9 luglio 2009, poche ore prima che i due attivisti partecipassero a una manifestazione per la liberta’ d’espressione. I coniugi erano stati interrogati per diverse ore e Ferrer era stato ammanettato e picchiato da otto agenti, prima di essere rilasciati.
Il 21 luglio Ferrer era stato fermato di nuovo, ufficialmente per essere interrogato dalla polizia circa materiale edile che gli aveva confiscato in occasione del precedente arresto. Anziche’ dirigersi alla stazione di polizia, gli agenti lo hanno portato alla prigione di massima sicurezza, dove e’ stato incriminato per aver ricevuto beni ottenuti illegalmente.
Ferrer ha sempre sostenuto che il materiale, due sacchi di cemento e alcune travi, gli era stato ceduto da un collega che aveva lasciato il paese senza completare la ristrutturazione del suo appartamento. I sacchi di cemento e le travi erano rimasti per mesi fuori dalla porta di casa di Ferrer, alla vista di tutti, prima che le autorita’ arrivassero a confiscarli.
FINE DEL COMUNICATO Roma, 26 febbraio 2010

24 gennaio 2010

La pace e' una bambina

La pace e' una bambina che non chiede cose matte. Solo alzarsi la mattina non col sangue, col latte.

grazie a Moonsiana
http://moonsiana.blogspot.com/

26 dicembre 2009

WHITE CHRISTMAS

A Franco Claretti, sindaco leghista di Coccaglio (Brescia) sull’iniziativa della WHITE CHRISTMAS

Ginevra il 22/12/2009

Caro Sindaco

Permettimi di darti del tu, perché sono cosi’ emozionato di sentirmi in perfetta sintonia con te e le tue idee che posso solo darti del tu, che non è mancanza di rispetto, ma un segno di una profonda ricerca di somigliare a te. Ho appena saputo della tua bellissima iniziativa, della White Christmas, il Bianco Natale, e cioè il Natale solo per i Bianchi. Allora mi sono detto, “tu sei un Genio”, “tu sei un Grande” come ce ne sono pochi in questo secolo. Come ti è venuta questa illuminata idea che secondo me ti farà vincere un premio Nobel? Si ma quale premio Nobel? Non importa quale. Appena il mondo intero saprà che sei il baluardo per la difesa della nostra razza pura bianca, con un’ idea cosi’ originale, ti verrà dato certamente un premio. Come dice il tuo assessore alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione Cristiana, della nostra identità". Ma quanto ha ragione ! Aggiungo che è un dovere la difesa di tali tradizioni Cristiane, anzi, è un obbligo divino, come ce lo ricorda il 208° papa Niccolo V. (nato Tomaso Parentucelli) che con la sua bolla del 16 giugno 1452 detta “Dum Diversas” al re del Portogallo Alfonso V° diede l’inizio alle deportazioni dalla Guinea di questi “clandestini”, allora chiamati Saraceni, che duro’ 400 anni. Ecco il breve testo intitolato “Divino amore communiti”, che accompagnava la bolla papale:

« Noi, rafforzati dall’amore divino, spinti dalla carità Cristiana, e costretti dagli obblighi nel nostro ufficio pastorale, desideriamo, come si conviene, incoraggiare ciò che è pertinente all’integrità e alla crescita della Fede, per la quale Cristo, nostro Dio, ha versato il suo sangue, e sostenere in questa santissima impresa il vigore delle anime di coloro che sono fedeli a noi e alla vostra Maestà Reale. Quindi, in forza dell’autorità apostolica, col contenuto di questa lettera, noi vi concediamo la piena e libera facoltà di catturare e soggiogare Saraceni e pagani, come pure altri non credenti e nemici di Cristo, chiunque essi siano e dovunque abitino; di prendere ogni tipo di beni, mobili o immobili, che si trovino in loro possesso (…); di invadere e conquistare domini, terre, luoghi, villaggi, campi, possedimenti a qualunque re o principe essi appartengano e di ridurre in schiavitù i loro abitanti; di appropriarvi per sempre, per voi e i vostri successori, i re del Portogallo… »
Come facciamo a condividere il nostro santo bianco Natale con questi Saraceni che abbiamo spogliati di tutti i possedimenti mobili e immobili per quasi 6 secoli e che ci appartengo di diritto come schiavi, come ha autorizzato il nostro Santo Padre?

Ma sindaco solo adesso mi viene un dubbio, anzi, più di uno e cioè:

1- Come la mettiamo se questi Saraceni vengono a fare i preti nella nostra santissima terra bianca della Padania per mancanza di preti nostrani? Non credi che bisognerebbe obbligare ogni famiglia padana a dare un figlio alla chiesa per tutelare la nostra identità Cristiana e la nostra purezza razziale? Non si può’ scherzare con cose serie come celebrare i nostri battesimi, i matrimoni e perfino i funerali da Saraceni.

2- Sei sicuro che apparteniamo a questa famosa razza pura ariana ? Com’ è che abbiamo partecipato con i Tedeschi ad uccidere 6 milioni di Ebrei per affermare questa supremazia Bianca di cui parli e alla fine i nostri compagni di avventura ci designano a giorni alterni in Germania come Arabi-Pizza-Pasta ? Hai visto quello spot della Media Markt nel 2008 che inonda impunemente le reti televisive tedesche dipingendo gli Italiani attraverso il protagonista: “Toni, maschilista, imbroglione e seduttori volgare”?

3- E i nostri cugini francesi ? Ci hanno perfino dato un sopranome dispregiativo di “Rital”, riducendo tutto il nostro valore come nazione e come popolo a quella “R” moscia che per loro noi non riusciamo a pronunciare. E la nostra identità comune Cristiana con loro? E’ dal conflitto contro gli Asburgo nella guerra dei trenta anni, che tradirono l’unità cristiana alleandosi con i musulmani dell’impero Ottomano in una lotta pur sempre tra Cristiani (Cattolici contro Protestanti).

4- Il sociologo Tedesco Max Weber(1864-1920) dice che il sistema capitalista che conosciamo e che ci ha aiutato a produrre tanta ricchezza è di stampo Protestante che inneggia a meritare il paradiso qui su terra producendo al massimo e non di stampo Cattolico in cui il paradiso è la ricompensa dei fannulloni (basta che siano poveri), dove essere ricchi è considerato un peccato. E oggi si può infatti constatare che i paesi europei più ricchi sono i Nordici, guarda caso: Protestanti e i più poveri sono quelli del Sud d’Europa, e manco a dirlo, Cattolici. Nel continente americano, la parte del nord Protestante è la più ricca e la parte del Sud detta Latina Cattolica la più povera. Allora sindaco, quando parli del Bianco Natale e dell’identità Cristiana, di quale identità parli? Quella Protestante o quella Cattolica? Perché, a guardarci bene, non esiste un’ identità cristiana, caso mai c’è una identità di vedute dei Cattolici molto diversa dai Protestanti. Se la domenica sei in ritardo alla messa Cattolica abituale potresti fermarti al primo centro di culto dei Testimoni di Geova o dei Valdesi per fare la messa di quella domenica, dato che si parla pur sempre dello stesso Gesù? Accetteresti, come fanno i Protestanti, di andare a messa con un prete donna? O un prete sposato? Dov’è il punto in comune che ti fa parlare dell’identità cristiana? E il Bianco natale non è già in atto con il babbo natale Protestante che sta pian piano sostituendo anche in Italia il presepe Cattolico?

5- Hai tu una spiegazione per il fatto che perfino i nostri connazionali che hanno successo all’estero sono i primi a nascondere la loro origine italiana cambiando spesso nome e cognome? Gli esempi non mancano: il famoso cantante Francese Yves Montand è nato il 13/10/1921 in Toscana con il nome di Ivo Livi. Il comico Francese Coluche alla nascita il 28/10/1944, si chiamava Colucci come suo padre nato e cresciuto a Frosinone. L’allenatore dello Strasburgo Jean-Marc Furlan, per dimostrare oltr’alpe che nel suo sangue non c’è traccia d’Italia, ha un ritornello che usa appena abbia l’impressione che chi sta passando sia del nostro paese ed è: “Italiano di Merda”. Ma viene pur sempre da Cinto Caomaggiore in provincia di Venezia. E’ perfino cittadino onorario della città veneta, cioè un padano DOC. Ma è lo stesso che commentando ad esempio la partita con il Lione del 22 Aprile 2008 accusa il nostro Fabio Grosso, terzino sinistro della nostra nazionale di calcio e giocatore del Lione, chiamandolo “Italiano di merda” durante la partita e aggiunge a fine partita : "Non si può dire che l’italiano abbia rinnegato i suoi geni e la sua razza", la "Razza di macaronì".

Quindi se con quelli del nostro stesso sangue italico, solo perché approdati all’estero, c’è questo razzismo casalingo o familiare, Sei sicuro sindaco che condividiamo lo stesso Bianco Natale con gli altri Bianchi Europei o Americani ?

a- In Svizzera, nel Ticino gli Italiani sono chiamati “Minchiaweisch” (dall’Italiano Minchia e tedesco weisch cioè capisci?), altrove, ci chiamano Tschinggali, cioè Zingari o vagabondi.

b- In Inghilterra, ci chiamano Shitalian dall’inglese shit, cioè escrementi.

c- Il 27/2/1969, un mese dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, durante la sua prima visita da presidente in Italia, Richard Nixon dichiara: “Gli Italiani non sono solo diversi degli altri Europei, ma hanno anche un odore diverso (puzza). Alle proteste, manifestazioni e scontri che ne seguirono, con polizia nella città universitaria, ci fu perfino un morto, lo studente Domenico Congedo.

d- Perfino nel terzo mondo, nel Cattolicissimo Brasile, ci chiamano Carcamano cioè furbone, truffatore, viene del fatto che alcuni nostri connazionali laggiu’, fruttivendoli o pescivendoli, calcavano la mano sul piatto della bilancia barando sul peso.

e- Negli USA, ci chiamano WOP, cioè clandestini. Dall’italiano Guappo, vuole dire Without paper, without passport. Ma il termine più usato per noi è: MozzarellaNigger vuole dire Negri-Mozzarella, perché in America, gli Italiani sono assimilati in modo dispregiativo agli Africani e Afroamericani. Con la mozzarella bianca significa Negri un po più chiari… Quando il nostro Presidente del Consiglio Berlusconi dice che il Presidente Obama e sua moglie sono abbronzati, non fa altro che dare ragione a quel luogo comune e razzista statunitense contro gli Italiani che ci vuole dei Bianchi, non veramente bianchi, ma un po’ abbronzati. E da qui lo stupore dello stesso Obama che ha subito sulla sua pelle questa discriminazione che accomuna a diverso grado, certo, gli Africani e gli Italiani.

E anche in virtù di tutto questo, sindaco, vale veramente la pena lanciarci in una nuova guerra sulla purezza razziale con gli altri Cristiani che ci considerano di colore? Alcuni esempi ci possono far capire meglio:

- in Australia, dal 1891, anno di arrivo del primo migrante italiano nel paese, fino al 1980, tutti gli immigrati italiani venivano schedati come Coloured o Semi-White cioè di colore, o mezzi-bianchi perché non sufficientemente Bianchi.

- Per il tuo Bianco Natale, potresti leggere il seguente testo ai tuoi invitati?

E’ dell’Ottobre 1912, dalla relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani: «Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, sopratutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali»

Non voglio concludere questa lettera sul tuo Bianco Natale senza una parola per commemorare gli 11 nostri connazionali ingiustamente accusati dell’omicidio del capo della polizia del New Orleans e linciati a morte nel 1890, solo perché avevano una pelle un po’ più scura dei bianchissimi ariani immigranti dal Nord Europa. Un altro pensiero va altrettanto a due altri Italiani, l’operaio Ferdinando Nicola Sacco e il pescivendolo Bartolomeo Vanzetti, erroneamente giustiziati sulla sedia elettrica il 23/6/1927 nel penitenziario di Charlestown vicino Boston negli USA per la morte di un contabile e di una guardia della fabbrica di calzature dove lavorava Sacco, malgrado la testimonianza di un Portoricano che scagionava entrambi, solo perché non erano sufficientemente Bianchi. Ci sono voluti 50 anni perché nel 1977 il governatore Michael Dukakis riconoscesse che quella condanna fu su base puramente razzista e li riabilito’. Il tuo bianco Natale non è anche un insulto alla memoria di questi due nostri connazionali condannati e uccisi perché troppo abbronzati?

Allora sindaco voglio chiederti una cosa. Da tutto quello che ti ho appena enunciato credi che il tuo Bianco Natale abbia veramente un senso? Lo sai cosa si può provare al controllo di polizia in qualche aeroporto del mondo non appena tiri fuori il tuo passaporto Italiano? Ti rendi conto che sei perquisito e controllato 3 volte più di tutti quelli che ti hanno preceduto? Perché allora non costruire una nuova identità italiana, partendo da tutti quelli che amano l’Italia, per fronteggiare insieme e con orgoglio tutte queste frustrazioni che alcuni dei nostri connazionali vivono sempre peggio quando vanno o risiedono all’estero? E, credimi, se qualcuno è fuggito dalla miseria, dalla persecuzione o dalla guerra ed è approdato in Italia, il più delle volte questo paese diventa l’unico posto di vera pace che egli conosce. Queste persone hanno pertanto un amore per la nuova patria che non si può quantificare con il metro di quanto siano bravi a parlare la lingua di Dante. E’ un sentimento più profondo che non si può descrivere. Pero’, d’altra parte, sentirsi appellati con dispregiativi del tipo “clandestini, extracomunitari, Bingo-Bongo”, crea in loro una frustrazione tale che il rigetto della nuova patria è ancora più forte del disgusto per il motivo che li ha originariamente spinti al “viaggio”. Ma forse questo non lo puoi capire se non hai ancora capito fino ad ora che su questa terra siamo un po’ tutti dei clandestini, scappando da qualche tenebra, alla semplice ricerca di un posto dove aspettare, nella quiete, la nostra ultima ora. Ed è singolare che alcune persone come te non abbiano ancora imparato dove ci ha portato più di 70 anni fa lo stigmatizzare la razza, l’etnia.

Se questo può rassicurarti sappi che in Africa, con la crescita economica degli ultimi 5 anni, per la prima volta si è invertito il flusso di quelli che lasciano i vari paesi Africani, le migrazioni avvengono ora per il 75% all’interno della stessa Africa. Ed è previsto che da qui a 5 anni, non ci saranno più gommoni dall’Africa per le coste italiane o spagnole.

Sei ancora in tempo allora, perché non inviti al pranzo di Natale, uno dei tuoi nuovi cittadini? E piuttosto che Bianco o Nero Natale perché non lo chiami Azzurro Natale?


Buon Azzurro Natale

Jean-Paul Pougala
pougala@email.it

Jean-Paul Pougala è cittadino Italiano di origine Camerunese, autore del Libro “In fuga dalle Tenebre” G. Einaudi 2007. Oggi, Pougala è professore di sociologia all’Università della Diplomazia di Ginevra in Svizzera.

08 ottobre 2009

Love, hate, difference

Todo cambia

Adios negra querida

L'Argentina piange Mercedes Sosa "cantora popular" di lotta e libertà

MERCEDES SOSA, la "cantora popular" simbolo della lotta contro la dittatura e per i diritti civili in Argentina, è morta oggi all'età di 74 anni. Lo hanno reso noto fonti della sua famiglia annunciando che la camera ardente per rendere omaggio all'artista sarà allestita nel "Salone dei Passi perduti" al Congresso argentino.

"Nella giornata di oggi, nella città di Buenos Aires, comunichiamo che la signora Mercedes Sosa, la più grande artista della musica popolare latinoamericana, ci ha lasciato", si legge sulla homepage del sito ufficiale dedicato alla cantante. Mercedes Sosa era stata ricoverata il mese scorso in un ospedale della capitale argentina a causa di una disfunzione renale. In 60 anni di carriera, si legge ancora, ha attraversato diversi Paesi nel mondo, condiviso la scena con prestigiosi artisti e lascia un'enorme eredità artistica. "Adios" si legge in uno dei tantissimi messaggi lasciati sul sito, "Il mondo non è giusto", "Negra querida, la tua voce ci seguirà cantando". [secondo me è: La tua voce continuerà a cantare...!!]

Nata da una famiglia povera a San Miguel de Tucumán il 9 luglio del 1935, Haydé Mercedes Sosa inizia la sua carriera artistica giovanissima, appassionandosi presto alla canzone popolare. Arrivata al successo negli anni Sessanta, nel 1967 si esibisce in una lunga tournée che la porta negli Stati Uniti, Russia ed Europa. Nel 1971 pubblica "La voz de Mercedes Sosa" e "Homenaje a Violeta Parra", in cui canta numerose canzoni della famosa cantante cilena, fra cui la celeberrima "Gracias a la vida". Nel 1972, nonostante gli attacchi dei militari, esce "Hasta la victoria", un album con canzoni di chiaro contenuto sociale e politico e "Cantata Sudamericana" con musica di Ariel Ramírez e versi di Félix Luna.

Considerata uno dei simboli della resistenza alla dittature del continente, dopo il golpe militare del 1976 la sua musica di denuncia inizia a essere invisa ai militari: dapprima è vittima della censura, le impediscono di pubblicare dischi, viene arrestata durante un concerto a La Plata e infine, nel 1979, è costretta all'esilio a Parigi e l'anno dopo a Madrid. Durante quel periodo dedica molti brani alla sua patria e alla speranza di cambiamento e di pace e democrazia per gli argentini, come "Todo cambia" e "Solo le pido a Dios", che diventerà l'inno delle nuove generazioni alla libertà riconquistata.

Torna in Argentina il 18 febbraio del 1982, alla vigilia della caduta del regime, e si esibisce in una serie di concerti a Buenos Aires che vengono registrati e pubblicati. Il successo discografico e il documentario dal titolo "Como un pájaro libre" coincidono con il ritorno della democrazia nel suo Paese. Da allora non ha mai smesso di cantare, esibirsi anche all'estero, arricchendo la sua discografia. Nel suo vasto repertorio ha interpretato e collaborato con poeti cileni quali Víctor Jara, Pablo Neruda, il cubano Ignacio Villa e Atahualpa Yupanqui, considerato il più importante esponente della musica folk argentina.

Il suo ultimo lavoro, uscito nei mesi scorsi, è "Cantora - Un viaje intimo", un album doppio di duetti in cui Mercedes è affiancata dai principali artisti del Sudamerica, fra cui Shakira, Lila Downs, Gustavo Cerati, Marcela Morelo, Jorge Drexler, Gustavo Santaolalla, Julieta Venegas, Caetano Veloso e molti altri. Il cd è in corsa per i Latin Grammy Awards, i prestigiosi riconoscimenti della musica latinoamericana, che saranno consegnati il 5 novembre a Las Vegas. Mercedes Sosa ha conquistato diversi Latin Grammy sin dalla prima edizione, nel 2000, e poi nel 2003 e nel 2006. Quest'anno "Cantora 1" è candidato nelle categorie miglior album dell'anno e miglior album folk.

(da www.repubblica.it 4 ottobre 2009)

... e se c'ero, dormivo

Diaz, assolti De Gennaro e Mortola

L'ex questore Colucci rinviato a giudizio

LA CRONOLOGIA dei fatti
GENOVA - Assolti per "non aver commesso il fatto" l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, accusati di aver indotto alla falsa testimonianza l'ex questore di Genova Francesco Colucci. Secondo
il giudice di primo grado, la retromarcia di Colucci che in un primo tempo aveva fatto intendere che "il capo" fosse informato della sanguinosa irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001, non è attribuibile a loro.
I pm avevano chiesto due anni di reclusione. La decisione è stata presa dal gup di Genova Silvia Carpanini, dopo solo un quarto d'ora di camera di consiglio. Lo scorso luglio i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, titolari dell'inchiesta sulle violenze contro i giovani che si trovavano nella scuola, avevano chiesto due anni di reclusione per De Gennaro e un anno e quattro mesi per Mortola. Usciti di scena loro, rimane alla sbarra Colucci, rinviato a giudizio perché, a differenza degli altri due imputati, ha preferito il rito ordinario a quello abbrevitato.
Le due versioni di Colucci. La vicenda nasce da un interrogatorio dell'allora questore di Genova. Inizialmente ammise un coinvolgimento indiretto dell'ex capo della polizia nei fatti della Diaz, ma in seguito, durante il dibattimento, Colucci fece un passo indietro e sostenne che De Gennaro era all'oscuro di quelle violenze. Da qui la richiesta dei pm di falsa testimonianza per Colucci e di istigazione alla falsa testimonianza per De Gennaro e Mortola che avrebbero indotto l'ex questore a ritrattare. L'intercettazione: "Ho parlato con il capo". L'accusa si fondava su una telefonata registrata tra la prima e la seconda versione dell'ex questore. Colucci chiamò Mortola e gli disse: "Ho parlato con il capo. Devo fare marcia indietro". Il "capo" cui fa riferimento sarebbe stato proprio De Gennaro. Ma il giudice non ha creduto a questa tesi e ha formulato una piena assoluzione. [Allora chi era? Basettoni?]

Imputati soddisfatti. "Siamo molto soddisfatti per l'esito della sentenza, ma anche anche per la serenità con cui si è svolto il processo". E' il primo commento dell'avvocato Carlo Biondi, difensore, insieme a Franco Coppi, dell'ex capo della polizia, attuale direttore del Dipartimento della Informazioni per la Sicurezza Dis. Il verdetto è stato accolto con soddisfazione anche dal legale dell'ex capo della Digos di Genova, promosso nel frattempo a questore vicario di Torino. Il governo: "Crolla il teorema del complotto". Commenti positivi sono stati espressi da componenti della maggioranza e del Pd. Per il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, la sentenza di oggi "è l'ennesima smentita del teorema del complotto, costruito da qualche pm". Simili parole ha usato il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri: "Crolla l'immotivata campagna di denigrazione delle forze dell'ordine". Soddisfazione per l'esito della vicenda è stata espressa anche dal responsabile della sicurezza del Pd Marco Minniti che ha telefonato a De Gennaro per congratularsi.
Heidi: "De Gennaro intoccabile". Molto diverso il commento di Laura Tartarini, avvocato di parte civile: "La cosa non ci stupisce ma non si capisce dove, come e perché il questore Colucci abbia deciso di fare una falsa testimonianza senza essere indotto: ci sono intercettazioni telefoniche dove Mortola istruisce Colucci; come il giudice possa aver ritenuto che non ci fossero le prove di induzione alla falsa testimonianza lo scopriremo nelle motivazioni". Ancora più dura Heidi Giuliani, madre di Carlo, vittima degli scontri di piazza quell'estate a Genova: "Nessun stupore. De Gennaro fa parte della categoria degli intoccabili del nostro Paese".

(da http://www.repubblica.it/ 7 ottobre 2009)

el caracol

un orsito



:,-S

Cross kissing


'Cross kissing' ovvero un bacio pubblico in mezzo agli incroci stradali tra persone dello stesso sesso. Così si sta svolgendo l'iniziativa indetta dal collettivo universitario Lgbtiq 'sui generis'. Una trentina circa di giovani universitari e universitarie sta pubblicizzando in questo modo la prossima manifestazione del 10 ottobre a Roma contro l'omofobia che partirà da Piazza Esedra fino al Colosseo.

da www.repubblica.it

Libertà di stampa

COMUNICATO STAMPA CS125-2009

TRE ANNI FA L’OMICIDIO DI ANNA POLITKOVSKAYA. AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE
AL PRESIDENTE RUSSO MEDVEDEV DI AGIRE PER PORRE FINE AGLI ATTACCHI CONTRO
GLI ATTIVISTI PER I DIRITTI UMANI


Tre anni dopo l’omicidio di Anna Politkovskaya, le violenze e le
intimidazioni contro gli attivisti per i diritti umani in Russia e nel
Caucaso settentrionale sono ancora in aumento. Lo ha denunciato Amnesty
International, che ha scritto una lettera al presidente della Russia,
Dmitry Medvedev, sollecitando misure autentiche per porre fine agli
attacchi e un impegno concreto per portare di fronte alla giustizia i
responsabili.

‘Il fatto che chi ha commesso e chi ha ordinato l’omicidio di Anna
Politkovskaya sia ancora libero e’ la testimonianza di quanto le autorita’
russe non abbiano indagato a fondo su crimini del genere’ – ha dichiarato
Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International.

L’elenco delle persone che hanno denunciato le violazioni dei diritti
umani in Russia (attivisti, avvocati, giornalisti) e che, con ogni
probabilita’ per questo motivo, sono state assassinate o hanno subito
intimidazioni, e’ lungo.

Quest’anno a gennaio Stanislav Markelov, un avvocato che aveva lavorato a
stretto contatto con Anna Politkovskaya, e’ stato assassinato a Mosca.
Anastasia Baburova, una giornalista, e’ caduta al suo fianco.

Attacchi del genere, nei confronti di persone impegnate a proteggere i
diritti umani, sono comuni nel Caucaso settentrionale. Il 15 luglio,
Natalia Estemirova, esponente del centro per i diritti umani Memorial, e’
stata sequestrata nella capitale cecena, Grozny. Il suo corpo e’ stato
ritrovato poche ore dopo nella vicina Inguscezia. La vittima aveva
ricevuto in passato numerose minacce a causa del suo impegno in favore dei
diritti umani.

L’omicidio di Natalia Estemirova ha avuto luogo in un clima in cui gli
attivisti vengono pubblicamente minacciati dalle autorita’ cecene, che li
accusano di essere sostenitori dei gruppi armati illegali. All’inizio del
mese, Adam Delimkhanov, parlamentare russo e stretto alleato del
presidente ceceno Ramzan Kadyrov, era apparso alla Tv Cecena minacciando
‘i cosiddetti difensori dei diritti umani, amici dei terroristi’. In
un’intervista rilasciata a Radio Liberty poco dopo l’omicidio di Natalia
Estemirova, il presidente Kadyrov ha definito irrilevante il lavoro della
vittima, aggiungendo che si trattava di una persona ‘priva totalmente di
onore e del senso della vergogna’.

‘E’ indispensabile che le indagini sulle uccisioni di Natalia Estemirova,
Stanislav Markelov, Anastasia Baburova e Anna Politkovskaya siano condotte
con imparzialita’ e indipendenza e che non manchino, ove emergano indizi,
di investigare sulle complicita’ di esponenti del governo, compresi i
livelli piu’ alti’ – ha aggiunto Khan.

Amnesty International continua a essere preoccupata per l’incolumita’ di
esponenti di Memorial tanto nel Caucaso settentrionale quanto a Mosca.

Akhmed Gisaev, poco prima dell’uccisione di Natalia Estemirova, stava
seguendo insieme a lei il caso di una presunta esecuzione extragiudiziale
in un villaggio ceceno. Da allora viene pedinato e riceve minacce.

Zarema Saidulaeva, presidente dell’associazione umanitaria Salviamo la
generazione, e’ stata assassinata insieme al marito, Alik Dzhabrailov,
l’11 agosto. I due sono stati sequestrati di fronte alla sede
dell’associazione, a Grozny, da uomini che si erano qualificati come
personale di sicurezza. Poche ore dopo, i loro corpi sono stati ritrovati
nel portabagagli della loro automobile.

A Makhachkala, capitale del Daghestan, e’ stato recentemente chiuso
l’ufficio delle Madri del Daghestan per i diritti umani. Due esponenti
dell’associazione, Svetlava Isaeva e Gulnara Rustamova, insieme ad altri
attivisti, avvocati e giornalisti locali, sono stati additati con nome e
cognome come sostenitori e fiancheggiatori dei gruppi armati illegali. Sui
volantini distribuiti nella capitale si invitava ad eliminarli.

‘E’ davvero giunto il momento che il presidente Medvedev mostri la
volonta’ politica di stare dalla parte dei diritti umani in Russia e che
agisca contro questo clima di paura e intimidazione’ – ha concluso Khan.

Amnesty International chiede al presidente Medvedev di garantire indagini
approfondite e processi in linea con gli standard internazionali su questi
crimini. A tre anni dall’omicidio di Anna Politkovskaya, le autorita’
russe devono porre fine agli attacchi contro coloro che agiscono per
proteggere i diritti umani in Russia.


FINE DEL COMUNICATO Roma, 6 ottobre 2009