20 settembre 2007
Bestie
Sento alla radio un breve report della riunione "di cittadini" (più qualche politico che provvedeva a buttare taniche di benzina sul fuoco) che se non ho capito male si è svolta ieri sera in una sala di quartiere. La giornalista dice che la tensione era evidente, che tra i residenti dominava l'atmosfera di preoccupazione e di paura.
Dove risiedono, mi chiedo io, questi residenti? Non lo sanno che ci vivono già tra centinaia di persone musulmane? Non accendono il cervellino per ricordarsi che "nonostante" la presenza di tutti questi musulmani, non succede mai niente di male? anzi, forse la gentilezza, la tranquillità, l'educazione delle tante persone bengalesi che abitano il quartiere alza leggermente il livello...
Non riescono a fare mente locale e a capire che la moschea non servirebbe per organizzare l'arrivo di Bin Laden (che - come sappiamo - deve far saltare in aria San Petronio, dove Maometto viene vilipeso in una affresco, ragione per cui hanno transennato i gradini della grande chiesa, misura efficacissima nel caso un aereo dirottato ci si schiantasse sopra), ma semplicemente permetterebbe di avere un luogo di culto per pregare ai ragazzi che ogni giorno gli vendono la frutta, lo scottexcasa e la sabbia del gatto?
I residenti sono spaventati, dice la giornalista. Quindi racconta che hanno preso la parola vari rappresentanti o politici, che non ho fatto in tempo a memorizzare, e poi Gianfranco Fini - considerato uomo intelligente, preparato, un "avversario" con cui ha senso confrontarsi - e pare abbia detto: "La moschea di 5000 metri quadrati non si deve fare, non faremo mai una moschea neanche di 5 metri quadrati, perché quelle BESTIE devono stare a casa loro!!!"
Ovazione dei presenti.
Poi, naturalmente, tutti hanno precisato che però non sono assolutamente razzisti. Assolutamente.
19 settembre 2007
Cosa vuoi da me?
E' un piacere ascoltarlo: canta in modo sublime, e subito dopo ti disarma di nuovo con le uscite naif, tanto sagge nel contenuto quanto sconclusionate nella forma, con cui presenta le sue canzoni, con un accento romagnolo talmente mostruoso che gli vuoi bene appena apre bocca...
Vale proprio la pena andarlo a sentire, è come uscire con lui e andare a chiacchierare in pizzeria, anche se poi la musica è perfetta.
Ha fatto tutte le mie preferite, e ha chiuso il concerto con questa.
Siamo fatti come le nuvole
che nel cielo si confondono
pronti a scatenare un fulmine
ma ci divide il passaggio di un aereo.
Non so più se credere
agli amici che mi parlano di te.
Sono delle vipere
se mi dicono che adesso stai benissimo.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me?
Amore, adesso vestiti,
sto venendo lì a riprenderti
faccio quello che vuoi tu
una stanza senza la tv.
Neanche l'ombra di un telefono
parleremo a un millimetro io e te
saliremo sopra un albero
di quello che faremo, questo è il minimo.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me?
Sì lo so che sono stupido,
che bastavano due coccole
Che sei anche un'altra cosa da me
Non un nemico da combattere.
Sì, per me che sono libero
ma c'è anche il lato comico con te
io sarò davvero libero
confondendomi con te nel cielo limpido.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me?
Siamo fatti come nuvole
che nel cielo si confondono
fino a quando arriva il vento dell'est
inevitabilmente si dividono.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me?
Cosa vuoi dimmi ma che cosa
Io non so cosa cerchi da me,
pensi forse che sia stupido o no?
O addirittura che ho bisogno di te.
Ma ti prego torna subito!
Samuele Bersani, Cosa vuoi da me?, da una canzone dei Waterboys
Non c'è più religione...
"MAI DETTO CHE L´ABORTO E´ UN DIRITTO UMANO, DIFENDIAMO LE DONNE CHE HANNO SUBITO VIOLENZA SESSUALE. MAI RICEVUTI NE´ SOLLECITATI FINANZIAMENTI DALLA SANTA SEDE."
"Eminenza,
ieri, in occasione dell´apertura dei lavori del Consiglio episcopale, Ella ha voluto commentare la politica adottata da Amnesty International, lo scorso mese di agosto, su alcuni specifici aspettiriguardanti l´aborto.
A questo proposito mi permetto di fare alcune considerazioni. Nonostante le numerose precisazioni e smentite che siamo stati costretti a fare nell´ultimo mese (e che, peraltro, il quotidiano "Avvenire" ha rifiutato di pubblicare, in spregio al diritto di replica), Ella ha attribuito ad Amnesty International un´affermazione mai fatta: che l´aborto sia stato da noi considerato un diritto umano.
Ieri, Ella ha voluto indicare Amnesty International tra i responsabili di una crisi morale del nostro paese, per il semplice fatto che la nostra associazione, dopo tre anni di ricerca e di missioni in paesi in cui la violenza sulle donne è tanto diffusa ed endemica quanto impunita, ha voluto prendere le difese delle migliaia e migliaia di donne che ogni anno subiscono stupri (sulle nostre strade, durante le guerre così come nei tanti Darfur che hanno luogo tra le mura domestiche) e delle migliaia e migliaia di donne che vanno in carcere o rischiano la pena di morte per aver cercato di interrompere una gravidanza a seguito di violenza sessuale o perché essa mette a rischio la loro vita o quella del nascituro. Donne derise e umiliate, cui viene negata giustizia, che vedonoi loro stupratori girare impuniti, davanti al portone di casa o a un campo profughi.
I resoconti delle nostre missioni in Darfur sono pieni di testimonianze di donne che ci raccontano che preferiscono uscire loro dalle tende, perché se lo fanno gli uomini verranno uccisi dalle squadre della morte sudanesi, mentre loro, le donne, verranno `solo´ stuprate. Insituazioni di guerra, lo stupro è diventato una vera e propria arma di distruzione di massa. Nell´ex Jugoslavia, in Ruanda e in Darfur sono tantissime le donne che sono state violentate sistematicamente perché partorissero un `figlio del nemico´.
Alla violenza devastante dello stupro, queste donne devono aggiungere quella che poi ricevono dalla comunità di origine, che spesso le considera impure o addirittura responsabili di ciò che hanno subito.Vengono isolate, allontanate, picchiate e talora uccise.
In tali condizioni, quali argomenti si possono imporre a una donna che sceglie di non portare avanti una gravidanza frutto di violenza, magari subita da quegli stessi uomini che un attimo prima hanno massacrato, davanti ai suoi occhi, il marito e i figli?
Quella che Le ho descritto è la realtà che molte missioni di ricerca di Amnesty International hanno conosciuto, nel corso della nostra campagna `Mai più violenza sulle donne´. Una realtà che ha portato due milioni di soci a scegliere di prendere una posizione. AmnestyInternational non auspica, non chiede che una donna violentata abortisca, ma se decide di farlo, vogliamo che non sia obbligata a rischiare la propria salute. Chiediamo, inoltre, che non finisca in prigione per averpreso quella decisione.
Amnesty International ha deciso di profondere il massimo impegno per eliminare le condizioni che favoriscono la violenza sessuale nei confronti di centinaia di migliaia di donne ogni anno. Come abbiamo ribadito anche nel corso del nostro Consiglio internazionale, svoltosi ad agosto in Messico, Amnesty International lavorerà per contrastare tutti quei fattori che favoriscono gravidanze indesiderate o che contribuisconoa portare una donna a scegliere di abortire. Questo è il cuore della posizione di Amnesty International, che però non trova menzione nelle Sue parole di ieri né nelle precedenti dichiarazioni di altri autorevolissimi esponenti della Chiesa Cattolica.
Infine, Le sarà probabilmente noto che Amnesty International non ha mai ricevuto, poiché a norma del suo Statuto non potrebbe mai sollecitarli né accettarli, finanziamenti dalla Santa Sede. La `sospensione´ di tali finanziamenti è tuttavia riportata oggi da alcuni organi di stampa, nel contesto delle critiche che Ella ha rivolto alla nostra associazione.
Nel massimo rispetto per il Suo ruolo e per la Sua persona, Le chiedo la disponibilità a lavorare insieme ad Amnesty International perché si pongano in essere tutte le misure necessarie, legislative ma anche di educazione e informazione sulla salute sessuale e riproduttiva, affinché si riducano al massimo i rischi di gravidanze indesiderate e, di conseguenza, si riduca l´incidenza del ricorso all´aborto.
Mi auguro, Eminenza, di ricevere una Sua cortese risposta.
Con i miei più deferenti saluti"
Paolo Pobbiati
Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 18 settembre 2007
17 settembre 2007
>Lettera per una ragazza coraggiosa. Martedì 18 davanti al Tribunale di Bologna.
io ci sono.
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Ciao a tutti, alle amiche e agli amici. Non vi ruberò troppo tempo e mi scuso in anticipo se di questo messaggio vi arriverà più d'una copia. E' che ci tengo che arrivi a più gente possibile. Agli amici, appunto.
Circa un anno fa una ragazza è stata picchiata, violentata. Con lei, quella sera, c'erano due uomini. Uno era il suo ex-ragazzo, l'altro era un amico di questo ex-ragazzo. Dell'amico, le carte dicono che si tratta di un pregiudicato: si parla di lesioni e spaccio. E in questo caso, sono particolari che contano.
La ragazza è stata trovata per strada, a Bologna, e i poliziotti che l'hanno raccolta da terra hanno detto al giudice Zaccariello che era coperta di sangue e che urlava disperatamente. I due uomini hanno poi abbozzato strane versioni dei fatti, dopo l'arrivo dei rispettivi avvocati, uno di loro ha addirittura dichiarato di non aver visto l'amico quella sera. Alla fine, poi, se l'è rimangiata.
Le famiglie di queste persone, per difenderli dall'accusa di violenza sessuale privata, di gruppo, e di lesioni, hanno organizzato iniziative pubbliche in loro favore. Blog, concerti, qualcuno ha messo in dubbio la consensualità della ragazza... Ma di che consenso parliamo? Per far cosa? Per prendersi delle legnate? All'ospedale Sant'Orsola hanno scritto "evidenti segni di percosse al volto, al tronco e agli arti superiori ed inferiori". Cioè dappertutto.
Insomma, qualcuno qui pensa che si tratti di una guerra mediatica. Qualcuno crede che faccia davvero la differenza come si raccontano le cose, contro la famosa "evidenza dei fatti". Massì, facciamo così... avrà pensato qualcuno: offriamo birra ai passanti e gli diciamo "ehi, questo giro è offerto da tizio n°1 e tizio n°2, che sono brave persone, e non violenterebbero mai nessuno, mai mai, a meno che non glielo chiedessero, s'intende". E la famosa "evidenza dei fatti", dove sta? Sta in un viso tumefatto di donna, è un buco nero nel quale ti gettano gli schiaffi e l'umiliazione.
Be', io mi occupo per mestiere di come si raccontano le cose. E so di per certo che i fatti, stavolta, è davvero difficile rovesciarli con le parole. Perché le parole sono bugie. E se chi li usa non è sincero, allora sono soltanto uno strumento che ti prende per le viscere e ti sbatte da una parte o dall'altra. Funziona per poco, però. Perché il mondo non è sempre stupido come gli stupidi credono che sia. Io vi sfido a trovare parole più forti del corpo di una giovane donna insanguinato.
Volevo parlarvi del coraggio di questa ragazza. Del suo coraggio - che m'ha chiamato ieri, al telefono - e del coraggio della famiglia che le è stata vicino. Dell'intelligenza di queste persone. Volevo parlarvi del pudore - forse insano, velato da qualcosa di molto simile alla timidezza - che ho avuto nei mesi scorsi, restando nell'ombra, facendo sapere a chi di dovere che io c'ero. E lei è qui, adesso. Fuori dal buco nero, e io l'aspettavo.
Mi chiede di non lasciarla sola, e questa richiesta la estende a tutti voi.
Perché all'offesa e all'umiliazione subita un anno fa, allo sfregio dei blog, dei concertini, delle agiografie poggiate sulla faccia di queste persone come maschere di una rivoltante commedia dell'arte, non s'aggiunga più dell'altro. Perché lei e i suoi familiari non vengano abbandonati. I due uomini di cui vi ho parlato sono agli arresti domiciliari, scrive il GIP, per il “sussistente quadro di gravità indiziaria” e per la possibile “reiterabilità del reato”.
Martedì 18 settembre, al tribunale di Bologna (piazza Trento Trieste, 3) ci sarà l'udienza preliminare. Alle 10:00, proprio davanti al tribunale, per far compagnia a questa ragazza tanto coraggiosa, io sarò là.
Ci saranno diverse organizzazioni per la difesa dei diritti delle donne e non solo.
Ci saranno molti amici di questa ragazza.
Smettiamola di dare per scontato che siamo un Paese civile.
Cominciamo a fare il Paese civile.
Vi aspettiamo.
Matteo Bortolotti
http://www.matteobortolotti.it/
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appuntamento confermato e ribadito dalla Rete delle Donne
su http://www.women.it/
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16 settembre 2007
Il dio delle piccole cose
Oggi però devo lavorare, quindi non posso ricorrere alla madre di tutti i rimedi, cioè girarmi dall'altra parte e rimettermi a dormire, così cerco di non lasciarmi andare e di dare una parvenza di efficienza alla mia giornata (ci provo ogni volta, deve essere per questo che poi mi ritrovo incazzata e stanca). Perciò ingerisco una serie di integratori bio-psico-linfo-gastro-utero-coadiuvanti, benefici e naturali - operazione che lì per lì non genera altro effetto che quello di farmi sentire una tossica stile Joan Collins subito prima di scolarsi il suo primo margarita della giornata e andare a sposare l'undicesimo marito - e, per pareggiare, scendo a buttare la spazzatura, operazione che sono certa Joan Collins non fa. Devo ricaricare il cellulare, ma mi accorgo che ho lasciato su in casa il bancomat. Inanello una serie di pensieri molto molto negativi, che non sto qui a riportare.
Mi guardo intorno alla ricerca di qualcosa che sono praticamente certa di non trovare, ma, si sa, la speranza è l'ultima corda a cui ti impicchi. Bar chiusi, edicola chiusa. Nella mia città è così. La domenica mattina Bologna sembra il set di una puntata di "Ai confini della realtà", di quelle in cui il protagonista si aggira stravolto per le strade accorgendosi con terrore che la gente è immobile col braccio in aria e gli orologi sono fermi.
Tento l'ultima carta: il "bar dei vecchi" sotto al Casalone. Lo chiamo così, con un filo di spocchia che non dovrei permettermi, per via della sua frequentazione pressoché esclusiva da parte di persone di sesso maschile, quasi tutte anziane, decise a non farsi fregare dalla solitudine. Non più tardi di ieri sono passata davanti a un mega-torneo di carte all'aperto che metteva allegria solo a guardarlo.
Il bar dei vecchi è un bar di quelli veri. Non un lounge-bar, o un wine-bar. Niente happy hours, niente aperitivi trendy. E' un bar-bar. Un bar di quelli di una volta, con i clienti fissi, con le luisone che ti guardano da dietro il vetro con gli occhietti di uva passa leggermente in apprensione, fingendo indifferenza. (Per chi non ha mai letto Benni, la luisona è una brioche che a forza di stare lì ha cominciato a vivere di vita propria e, proprio perché è viva, è dotata come tutti gli esseri viventi dell'istinto di sopravvivenza, per cui riesce giorno dopo giorno a sottrarsi alle mani che si allungano sotto la teca trasparente per afferrarla.)
Fa degli orari assurdi che non ho mai capito, il bar dei vecchi: riesce a rimanere aperto più a lungo e in giornate più improbabili perfino dei negozietti dei bengalesi. Mi avvicino attraverso il prato, una bicicletta con il giornale stretto nella molla, appoggiata all'albero di fronte, mi incoraggia. E infatti è aperto, e dentro già molto animato anche se sono solo le otto e mezza di domenica mattina.
Ringrazio tra me e me il dio delle piccole cose e chiedo un caffé alla signora che praticamente vive dietro quel bancone. Mi affianca un omarello baffuto, "Fanne uno anche a me, Ivonne!". Dice proprio così, I-V-O-N-N-E, pronunciando tutte le lettere.
Finalmente so come si chiama. La signora Yvonne ha il viso sfatto di chi da tempo immemorabile comincia a lavorare quando gli altri ancora dormono, il corpo sformato abbracciato con comprensione da un vestito di maglia nero, ma è truccata con cura e ha la messa in piega a tenere alto il morale dei suoi capelli, che si intuiscono bianchi sotto la tinta biondo-Grano Dorato ("perché io valgo"). Yvonne ha la voce profonda e roca di chi ha passato una vita a sgolarsi in una stanza rumorosa e densa di fumo, e lo sguardo di un mercenario che è andato e tornato dalla Legione Straniera. Mi sono interrogata spesso su quello sguardo e sulla vita che custodisce.
Lei si volta e mette sotto alla macchina del caffé due tazzine di vetro, una per me e una per l'omarello baffuto. Poi, ancora appoggiata alla manopola, mentre il caffé diligentemente scende, con un gesto stanco gira giusto il viso verso di me e mi allarga un sorriso, lento e sincero.
Rispondo al suo sorriso, bevo, pago. Prendo da portare via anche una brioche salata, che, come al solito, non sa di niente - deve trattarsi di una forma di mimetismo, come quegli insetti che assumono il colore di un rametto o di un sasso perché non hanno nessun altro modo di difendersi dai loro predatori. Saluto la signora Yvonne e, fendendo la piccola folla canuta e vociante che discute, ride e fuma sulle seggioline di plastica all'esterno, mi avvio verso casa per cominciare la giornata, meno incazzata e meno stanca.
15 settembre 2007
Darwin e il vino rosso
nella vita è più intelligente adattarsi o non adattarsi?
fino a che punto l'identità è una bussola e quando invece diventa un intralcio?
quello che sono davvero coincide necessariamente con ciò che sono sempre stato? e ciò che sono sempre stato è qualcosa che mi aiuta a non impazzire o è proprio quello che mi farà impazzire?
bisogna essere duri senza perdere la tenerezza?
dove finisce darwin e comincia emilio fede? o emilio fede è un perfetto esempio di adattamento darwiniano?
io... delle volte ho deciso di adattarmi, delle volte no. di alcune di quelle volte-no sono anche molto fiera, anche se le conseguenze sono state pesanti. ma non c'è merito, almeno nel mio caso non tanto: forse, in realtà, quando non ci si adatta è più che altro perché non si può proprio fare diversamente.
su altre volte-no e volte-sì, invece, mi tormentano grandi rimorsi e rimpianti, inutili come solo i rimorsi e i rimpianti sanno essere.
allora? è più intelligente adattarsi o non adattarsi?
come sempre dipende, ovviamente... e purtroppo. purtroppo, sì, perché - ho concluso - la cosa veramente difficile della vita è prendere definitivamente atto del fatto che non ci sono regole assolute e definitive, e non impazzire.
rimandata a domani ogni altra considerazione più articolata sull'argomento, lunga vita al vino rosso contro tutte le mafie.
Tata
mi abuela
ha trascorso
gli ultimi venticinque anni
in questo grande magazzino
chiamato america
Ha ottantacinque anni
e non conosce
una parola d'inglese
Quando si dice l'intelligenza
nonna: Pedro Pietri, da "Scarafaggi metropolitani e altre poesie"
vino: www.liberaterra.it
13 settembre 2007
Non un sorriso, ma
all'improvviso,
ho visto sul mio viso
non un sorriso
ma
la sua possibilità.
Speriamo bene, chissà.
11 giugno 2007
La farfalla e i generali

di Marina Montagna (dalla ML Burma News)
Forse in Italia non molti sanno chi è Aung San Suu Kyi, la “farfalla d’acciaio” birmana, come la chiamano quelli che la amano per la sua straordinaria forza interiore celata dietro un aspetto fragile e gentile. Certo nel 1991 Aung San Suu Kyi ha vinto il premio Nobel per la pace ma sul palcoscenico della storia i riflettori sono puntati su quanti detengono il potere – politico, economico, finanziario o militare - e possono decidere le sorti di interi popoli, non su quanti senza clamore, giorno dopo giorno, si battono per la democrazia e per la libertà, mettendo in gioco la propria vita e rischiando di perderla. Non eroi ma uomini e donne normali, spesso sconosciuti, ancora più spesso ridotti al silenzio da regimi brutali che non esitano a calpestare i più elementari diritti umani e a reprimere con la violenza ogni tentativo di ribellione e di cambiamento dello status quo. Aung San Suu Kyi è sicuramente una di questi. Nata a Rangoon nel 1945, pur essendo figlia di uno dei principali artefici dell'indipendenza birmana assassinato nel 1947, inizialmente non sembra aver ereditato una particolare vocazione politica in senso stretto. Infatti, dopo aver lavorato per alcuni anni presso la segreteria delle Nazioni unite a New York, nel 1972 sposa uno studioso inglese, Michael Aris, e si trasferisce nel Regno Unito dove per un lungo periodo conduce una esistenza tranquilla accanto al marito e ai due figli, Alexander e Kim. Nel 1988 però la svolta: per assistere la madre gravemente malata torna in Birmania dove già dal 1962, a seguito di un colpo di stato, si era insediata al potere una giunta militare che con la nazionalizzazione delle industrie, la soppressione dei partiti politici e la proibizione del libero scambio aveva portato il Paese all'isolamento dal resto del mondo.
E proprio il 1988 è un anno drammaticamente importante per la storia birmana; a seguito della rivolta studentesca e di una feroce guerra civile causa di migliaia di morti, viene proclamata la legge marziale. Nasce allora la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) e Aung San Suu Kyi ne diventa il leader e il Segretario generale.
Nonostante l'insuccesso dell'insurrezione popolare, spietatamente soffocata nel sangue, le proteste del 1988 aprono la strada per libere elezioni che si tengono, per la prima volta in 30 anni, nel 1990. Intellettuali, operai e masse di contadini oppressi e affamati intravedono finalmente una speranza di rinascita per quella terra - un tempo ricca, colta e tollerante - sprofondata nella miseria e nella dittatura. Il NLD, guidato da Aung San Suu Kyi, trionfa alle elezioni generali assicurandosi l'82% dei voti ma la giunta militare si rifiuta di cedere il potere ed arresta Aung San Suu Kyi, che stante ai risultati delle urne dovrebbe ricoprire la carica di legittimo Presidente della Birmania, e altri componenti dell'NLD.
Inizia così la estenuante detenzione di Aung San Suu Kyi: rimessa in libertà nel 1995, viene nuovamente arrestata nel 2000, riliberata nel 2002 e nuovamente arrestata nel 2003. Da allora Aung San Suu Kyi si trova agli arresti domiciliari, senza alcun contatto con il mondo esterno. Quando nel 1999 il prof. Michael Aris si ammala di cancro la giunta militare gli impedisce di entrare in Birmania per incontrare Aung San Suun Kyi ma concede a quest'ultima la possibilità di lasciare il Paese, costringendola a fare una scelta lacerante: accettare l’esilio pur di rivedere il marito che si andava spegnendo, divorato da un male dal quale non aveva scampo, o restare in patria per continuare tenacemente la battaglia non violenta per la libertà del suo popolo. Aung San Suu Kyi decide di rimanere. Il prof. Aris morirà così lontano dalla moglie, fedele alla promessa, fattale prima del matrimonio, di non frapporsi mai tra lei e i suoi ideali.
E' importante sottolineare che Aung San Suu Kyi non è accusata di alcun crimine, di alcun reato ma le leggi vigenti in Birmania consentono di condannare – arbitrariamente, senza preventivo giudizio - alla detenzione fino a cinque anni, ulteriormente prorogabili di anno in anno, anche chi è solo genericamente considerato pericoloso “per la sicurezza e la sovranità dello Stato”.
Oggi in Birmania, sono migliaia i prigionieri “politici” che dopo essere stati sottoposti a maltrattamenti e torture, ove quest’ultime non abbiano avuto esiti mortali, vengono lasciati in condizioni sub-umane a marcire nelle carceri, talvolta addirittura nelle celle destinate ai cani dell’esercito, perché colpevoli di aver fondato organismi studenteschi o di aver distribuito volantini o di aver partecipato a pacifiche manifestazioni di protesta o semplicemente di aver scritto un articolo o una poesia.
Basti pensare che quando nel 2000 venne pubblicato il cd degli U2 “ Is all that you can't leave behind”, contenente il brano “Walk on” dedicato a Aung San Suu Kyi, il regime non solo censurò e mise al bando il disco ma addirittura stabilì la pena della galera da tre a vent'anni per chiunque lo avesse venduto, acquistato o ascoltato.
“E se il buio dovesse dividerci / e se il tuo cuore di vetro dovesse rompersi / e se per un secondo tu dovessi voltarti indietro / oh no, sii forte. Vai avanti. Continua a camminare.”
Questi i versi di Bono che tanto in allarme misero i generali!
Oggi in Birmania, che i depliants turistici descrivono come un Paese “in cui tradizioni, arte, religione e bellezze naturali si fondono in un fascino unico al mondo”, sono illegali i telefoni cellulari e internet mentre serve una speciale autorizzazione delle autorità militari per possedere un fax, una fotocopiatrice o un'antenna satellitare.
Oggi in Birmania, nel paese dei templi da favola, della più preziosa giada e dei rubini color “sangue di piccione”, il regime, che ha concentrato nelle proprie mani tutte le ricchezze del Paese, fa sistematicamente ricorso al lavoro forzato di uomini, donne e bambini sequestrati e tenuti sotto la costante minaccia di violenze, di stupri “punitivi” e persino di morte. Come documentato dalla Commissione dell'ONU sui diritti umani e da Amnesty international nei suoi rapporti, il “lavoro forzato è stato ed tuttora utilizzato per lo sviluppo delle infrastrutture di base, come le strade, per costruire luoghi turistici come alberghi lussuosi o campi da golf. I soldati arrivano nei villaggi ed esigono che una persona per famiglia vada a lavorare. Questa non riceve né salario né cibo. Sarà uccisa se tenterà di fuggire. Bambini di nove anni sono stati costretti a lavorare in queste condizioni”.
L'area più colpita dalla violenza dei militari è quella sud-orientale; perciò ogni anno migliaia di esuli si muovono verso il confine con la Thailandia, dove sono stati allestiti dei campi profughi. I rifugiati hanno comunque scarse possibilità di migliorare le loro condizioni di vita; la maggior parte della popolazione è estenuata da fame e malnutrizione e molti bambini per sopravvivere vengono costretti alla prostituzione. In questo stato le persone diventano facile bersaglio di malattie come malaria, epatite ed AIDS.
Nonostante tutto questo Aung San Suu Kyi non è mai caduta nella trappola dell'odio per i suoi avversari ma ha continuato la sua lotta non violenta affermando che “la vera rivoluzione è quella dello spirito” ed ha esortato il suo popolo a non arrendersi perché “non è il potere che corrompe, ma la paura. La paura di perdere il potere corrompe quelli che lo detengono. La paura della frusta, quelli che la subiscono”.
Se potessimo esprimere la nostra solidarietà ad Aung San Suu Kyi e a quanti condividono la sua stessa sorte, ci piacerebbe far nostre le parole di Bono e dire ad ognuno di loro: sii forte, vai avanti! Walk on!
19 giugno: Buon compleanno, ASSK
il 62esimo compleanno di Aung San Suu Kyi
Cari amici,
Vorremmo celebrare insieme a voi il 62esimo compleanno di Aung San Suu Kyi (19 giugno 2007) unendoci alla campagna internazionale lanciata per la sua liberazione.
Lo scorso venerdi, nonostante le pressioni internazionali e le manifestazioni dei suoi sostenitori, il regime militare di Myanmar contro il quale lei si è sempre battuta, ha deciso di prolungare la sua detenzione di un altro anno. Degli ultimi 17 anni, San Suu Kyi ne ha trascorsi circa 11 in isolamento.
Vogliamo far sapere al Governo birmano che ASSK ed il popolo birmano non sono soli e che c'è qualcuno che pensa a loro anche in Italia.
Abbiamo bisogno del vostro aiuto per far si che la campagna abbia l`effetto sperato. Iniziate sin da ora a spedire lettere di protesta (aggiungete un vostro commento o augurio) e spedite il tutto all'Ambasciata birmana con sede a Roma:
Ambasciata Presso Lo Stato Italiano Myanmar
00135 Roma (RM) - Via della Camilluccia, 551
Se volete, potete mandare il vostro messaggio di auguri tramite email, sempre all'Ambasciata Birmana in Italia:
meroma@tiscalinet.it
Per favore inoltrate questo messaggio a chiunque possa essere interessato ad aiutarci,
Grazie per la vostra gentile collaborazione,
Margherita Bebi
Euro Burma Office, Bruxelles
23 maggio 2007
Come dici? Non ti sento!
Stasera era una di quelle sere in cui non riuscivo a farmi capire da nessuno. E' così frustrante quando succede... mi abbacchio sempre molto ma poi mi ripiglio e penso "dipenderà anche da me", perché i rapporti si fanno in due (it takes two to dance, dicono gli inglesi). Mi riabbacchio per un istante, poi mi riripiglio e mi dico "ma allora forse posso farci qualcosa". Ma cosa? e mi triabbacchio.Stasera però ho avuto un'illuminazione e sono andata a rispescare nella mia libreria un volumetto che ho letto anni fa quando stavo col Muto (allora ovviamente non mi servì a niente, solo una stordita come me può pensare che sia utile affinare le tecniche di ascolto con uno che non parla mai...)
Ma il libricino in sé non ne aveva colpa, e forse 'sto giro mi potrà essere di qualche aiuto, quindi lo rileggerò. Hai visto mai.
Ecco di che si tratta:
Jim Dugger, Le tecniche di ascolto, Edizioni Franco Angeli, 1999.
Il titolo originale (molto americano e più significativo) era:
Listen up! Hear what's really being said.
Dette così non servono a molto, e non c'entrano con le mie discussioni di stasera, ma lascio qui come spunto e invito alla lettura le prime righe che mi sono capitate sotto riaprendolo.
Tre principi guida per ascoltare senza giudicare:
1) Rispondete al comportamento o all'idea, non all'interlocutore.
2) Rispondete al presente, non al passato.
3) Rispondete descrivendo, non valutando.
Sembra facile...
Graffi e soffi: Sergio Dolce, Gatto rosso, da http://www.segnalidivita.com/murales
17 maggio 2007
per grazia ricevuta
Qualcosa del genere passò in testa a mia madre il giorno in cui fui assunta, in cui tornai a casa e mi buttai sul letto. Mia madre chiamò commossa zia Vanda; anche con le orecchie nel cuscino sentivo il suo sollievo: "A tempo indeterminato, i contributi". Non sapevo che mia madre avesse mai chiesto una grazia per me, di tante che avrebbe potuto, non quella. Non ho mai saputo in quale chiesa l'avesse lasciato e cosa rappresentasse: non glielo ho chiesto perché ero offesa.
15 aprile 2007
The crunchy with the smooth

...
It was just like being on a fast ride at the fun fair
The sort you want to get off because its scary
And then as soon as you're off you want get straight back on again
But all love is strange
And you have to learn to take the crunchy with the smooth I suppose
...
Billy Bragg, da Walk Away Renee, in Talking with the Taxman about poetry, 1986.
Sergio Dolce, "Il coniglietto e la chiave inglese", www.photografando.com
27 marzo 2007
> Che diritti ho su di te?

quando vieni in città?
cosa ci aspetterà?
la mia fortuna qual è?
mi hai chiamato tu
che diritti hai su di me?
05 marzo 2007
Tao
Questo quadro è un'opera del mio amico Davide Pavlidis, pittore sopraffino amante del surrealismo (...domani chissà, come dice lui). Prendo a prestito l'immagine e il relativo commento perché l'ho trovato molto adatto a stare anche qui. Spero che non me ne voglia Pav (oh Pav, ti scrissi per chiedertelo ma tu dipingi dipingi e non guardi il tuo blog da settimane...)Pav scrive:
Recentemente ho partecipato ad una mostra collettiva dedicata a Giovanni Pascoli. Mi ha particolarmente ispirato una poesia contenuta nella raccolta MYRICAE dal titolo "NEL CUORE UMANO": "Non ammirare, se in un cuor non basso, cui tu rivolga a prova, un pungiglione senti improvviso: c'è sotto ogni sasso lo scorpione. Non ammirare, se in un cuor concesso al male, senti a quando a quando un grido buono, un palpito santo: ogni cipresso porta il suo nido" Banalmente il poeta dice che nel male c'è un po' di bene e viceversa. Mi sono detto: - Ma è il TAO!- Avete presente quel simbolo circolare diviso in due settori, uno bianco e uno nero? Nel settore bianco c'è un disco più piccolo di colore nero e nel settore nero c'è un altro piccolo disco di colore bianco. Quello è il TAO. Così ho dipinto un cuore sano da un lato e malato dall'altro. Nascosto nella parte integra del muscolo cardiaco c'è uno scorpione nero mentre nella zona forata del cuore si vede un uovo portatore di vita. Quadro piuttosto trasversale (quasi tutti avevano presentato opere bucoliche con paesaggi e fanciullini) ma alla fine è stato apprezzato.
da www.davidepavlidis.splinder.com
26 febbraio 2007
Situazioni estreme

Cos'è successo a Molly nei suoi primi otto anni? Più o meno niente. L'abbiamo protetta dal mondo come meglio potevamo. E' stata allevata in un ambiente amorevole, ha due genitori, non ha mai sofferto la fame e riceve un'istruzione che la preparerà ad affrontare la vita; eppure è triste, e questa tristezza, se ci pensate, non è fuori luogo. Le condizioni dei rapporti fra i suoi genitori la mettono in ansia, ha perduto una persona che amava (e un gatto) e si è resa conto che questi dolori saranno una parte inevitabile della sua vita futura. L'impressione che ho ora è che essere umani sia in sé già abbastanza drammatico; vale per chiunque: non c'è bisogno di essere un eroinomane o un poeta da reading per vivere situazioni estreme. Basta amare qualcuno.
Nick Hornby, Come diventare buoni, Guanda 2001.
25 febbraio 2007
Alzi la mano...

>Lascia stare
Lascia stare tutto quello che non vediè inutile fissarsi
andare con lo sguardo oltre le montagne
del quadro che hai davanti
Se vuoi vittoria avrai vittoria
se vuoi sconfitta avrai sconfitta
ma poi il destino in naftalina, mai
non chiuderlo in soffitta
Lascia stare tutto quello che non vedi
è inutile fissarsi
andare con lo sguardo oltre i marciapiedi
solcati dai passanti
Se vuoi ragione hai ragione
a proseguire col tuo istinto
ma non cambiare direzione, vai
avanti sempre dritto
Primo giorno di lavoro
già un reclamo e sono fuori
il tavolo svuotato dagli oggetti inutili
Torna la giacca nell’armadio e si può
far la scommessa che non riuscirò
a ricambiare tutto l’amore
che mi hai saputo dare
Lascia stare tutto quello in cui non credi
è inutile fissarsi
andare con lo sguardo oltre le pareti
dei muri che hai davanti
Se vuoi ragione hai ragione
a proseguire col tuo istinto
ma non cambiare la benzina, mai
nel mezzo di un tragitto
O ti saboterai da sola, un brivido
e poi te ne pentirai
Che masochismo è il tuo?
E' un meccanismo autodistruttivo,
dai che arrivo...
Primo giorno di lavoro
già un reclamo e sono fuori
il tavolo svuotato dagli oggetti inutili
Torna la giacca nell’armadio e si può
far la scommessa che non riuscirò
a ricambiare tutto l’amore
Che mi hai saputo dare
Lascia stare tutto quello che non vedi
e togliti quei guanti
finché non c’è una legge che te lo vieti
appoggiati ai miei palmi
Se vuoi ragione hai ragione
a proseguire col tuo istinto
ma non cambiare la benzina, mai
nel mezzo di un tragitto
Samuele Bersani, Lascia stare, da L'aldiquà (2006)
23 febbraio 2007
Un po' di Pazienza
16 febbraio 2007
Lovapalooza
Esiste un festival nelle Filippine che si chiama Lovapalooza (già il nome...) dove si prendono la briga di battere i record di baciamento.Non è meraviglioso? Ci pensate che energia ci deve essere in un posto dove più di 12.000 persone si stanno baciando contemporaneamente?
Nella mia collezione questa foto non poteva mancare...
:-)
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“The Philippines reigns supreme again in the Guinness Book of World Records as the country reclaimed its record for most number of kissing couples during the Lovapalooza last Saturday, February 10, 2007, at SM Mall of Asia, Pasay City.”
“With a record of 6,124 lip-locking couples, the Philippines proved to be one of the most romantic country in the world.”
dal PEP Philippines Entertainment Portal
http://www.pep.ph/articles/news/12182.htm
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15 febbraio 2007
Let's get loud!
Ma tu pensa! :-)
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COMUNICATO STAMPA CS18-2007
FESTIVAL DI BERLINO: PREMIO DI AMNESTY INTERNATIONAL A JENNIFER LOPEZ PER IL FILM `BORDERTOWN´
Nel corso del Film Festival di Berlino, Amnesty International ha conferito oggi il proprio premio `Artists for Amnesty´ a Jennifer Lopez, produttrice e protagonista di `Bordetown´, il film-denuncia che racconta 13 anni di omicidi seriali di donne a Ciudad Juárez, Messico. Nel film, diretto da Gregory Nava e interpretato anche da Antonio Banderas e Martin Sheen, Jennifer Lopez è una giornalista che indaga su questi delitti irrisolti.
Il riconoscimento è stato consegnato a Jennifer Lopez dal premio Nobel per la pace José Ramos-Horta e da Norma Andrade, fondatrice dell´associazione `Riportate a casa le nostre figlie´, che riunisce le madri e i familiari delle donne assassinate a Ciudad Juárez, nel corso di una cerimonia organizzata a Berlino dalla Sezione Statunitense di Amnesty International Usa e dall´agenzia William Morris.
Oggi, 14 febbraio, è il sesto anniversario del sequestro della figlia 17enne di Norma Andrade, Lilia, stuprata e uccisa a Ciudad Juárez nel 2001. `Sono molto onorata di ricevere questo premio´ - ha dichiarato Jennifer Lopez. `Sono venuta a conoscenza di queste atrocità per la prima volta nel 1988, quando Gregory Nava mi propose il film. Da allora, ho cercato sempre di parlarne. Ho interpretato questo film per attirare l´attenzione mondiale su questa tragedia e per spingere il governo messicano ad assicurare alla giustizia i responsabili di questi orrendi crimini. Ammiro l´operato delle attiviste e degli attivisti per i diritti umani e quello di colleghe come Salma Hayek, Eve Ensler, Jane Fonda, Sally Field e della giornalista Diana Washington Valdez. Sono veramente lieta di unirmi a loro e continuare a lavorare su una questione così importante´.
Dal 1993, più di 400 donne sono state barbaramente assassinate a Ciudad Juárez e in altre città dello Stato messicano di Chihuahua. Le indagini locali sono risultate profondamente inadeguate, tra depistaggi, colpevoli ritardi, mancato transennamento e protezione della scena del delitto e falsificazione delle prove.`Bordertown´ è distribuito in Italia da Medusa e uscirà prossimamente nelle sale in collaborazione con la Sezione Italiana di Amnesty International.
FINE DEL COMUNICATO Roma, 14 febbraio 2007
Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampaTel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it
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02 febbraio 2007
Da qui all'eternità

Deborah Kerr e Burt Lancaster, From Here to Eternity, 1953.
Eh eh, avevo ragione...
Il bacio è un'azione tipica degli esseri umani, l'Homo sapiens è infatti l'unica specie animale che si scambia baci.
(da http://it.wikipedia.org/wiki/Bacio)
Questo fece scalpore perché estremamente sensuale per l'epoca. Credo sia tuttora il bacio più lungo della storia del cinema.
L'esemplare
L'argomento principe dei partigiani della pena di morte è, lo sappiamo, l'esemplarità del castigo. Non si recidono teste soltanto per punire coloro che le portano, ma anche per intimidire, con un esempio terrificante, quelli che sarebbero tentati di imitarle. La società non si vendica, vuole solo prevenire. Brandisce una testa perché i candidati all'omicidio vi leggano il proprio futuro e indietreggino.Questo argomento sarebbe decisivo se non si fosse costretti a constatare:
1. che neppure la società stessa crede all'esemplarità di cui parla;
2. che non è affatto dimostrato che la pena di morte abbia fatto indietreggiare un solo omicida deciso ad esserlo, mentre è evidente che essa ha esercitato un effetto fascinoso su migliaia di criminali;
3. che costituisce, per altri aspetti, un esempio ripugnante le cui conseguenze sono imprevedibili.
La società, in primo luogo, non crede a quel che dice. Se realmente vi credesse, esporrebbe le teste. Accorderebbe alle esecuzioni il beneficio del lancio pubblicitario che solitamente riserva ai prestiti nazionali o alle nuove marche di aperitivi. Sappiamo invece che le esecuzioni, in Francia, non avvengono più pubblicamente, ma si perpetrano nei cortili delle prigioni davanti a un ristretto numero di esperti.
[...]
Se infatti si vuole che la pena sia esemplare, non soltanto si devono moltiplicare le fotografie, ma bisogna anche collocare la ghigliottina su un palco in Place de la Concorde, alle due del pomeriggio, invitando l'intera popolazione e teletrasmettere la cerimonia per gli assenti. Bisogna far questo, oppure smettere di parlare di esemplarità.
Albert Camus, Réflexions sur la guillotine, 1957
29 gennaio 2007
Pisenlov

John Lennon and Yoko Ono, New York City, December 8, 1980.
Annie Leibovitz's most famous portrait. Hours after this photo was taken, John Lennon was murderd outside of his apartment building in New York City.
www.temple.edu
Il prezzo non è giusto
Sabato 10 febbraio 07 si terrà a Bologna una giornata commemorativa per Anna Politkovskaja.Mi fa piacere e mi amareggia nello stesso tempo, perché lei comunque non c'è più.
Certe cose bisognerebbe farle prima: è banale, quasi becero dirlo, e forse niente sarebbe bastato.
Non è bastato neanche il premio di Amnesty, conferitole certamente sia per i suoi meriti giornalistici sia per proteggerla attraverso la notorietà.
Facciamolo sapere a tutti, così non oseranno toccarla.
Invece Anna non la conoscevamo ancora abbastanza, evidentemente. Se cercate la sua foto sul web, escono 222 risultati. 222! E alla terza schermata di Google già non c'è più la sua immagine. Aveva scritto due libri importanti sulle sue inchieste, Cecenia, il disonore russo (Fandango, 2003) e La Russia di Putin (Adelphi, 2005). Viene facile pensare che sulla strada in cui si era messa non aveva scampo, in una delle più spietate dittature del dopoguerra. L'ho pensato, e subito dopo ho odiato questo mio pensiero. Ma perché dobbiamo sempre tutti arrenderci così alla brutalità e all'arroganza del potere?
Mi immaginavo una donna sola, senza affetti, dedita alla causa della giustizia e al giornalismo di guerra. Scopro con un certo stupore che aveva due figli, che immagino poco più che adolescenti. Mi chiedo che fine faranno, anche loro.
Per fare una prova ho cercato su Google immagini la faccia di "Iva Zanicchi".
808 risultati.
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da http://www.internazionale.it/politkovskaja/
Anna Politkovskaja1958. Nasce a New York da genitori diplomatici.
1999. Dopo aver lavorato per il giornale Izvestija, comincia a seguire per la Novaja Gazeta il conflitto in Cecenia.
2001. Vince il Global award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani.
Ottobre 2002. Accetta il ruolo di negoziatrice durante l'assedio del teatro Dubrovka di Mosca.
2003. Vince il premio dell'Osce per il giornalismo e la democrazia.
Settembre 2004. Subisce un tentativo di avvelenamento mentre è in volo verso Beslan, durante il sequestro nella scuola.
7 ottobre 2006. Viene uccisa a Mosca.
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Articoli di Anna Politkovskaja pubblicati da Internazionale
Il mio lavoro a ogni costo
26 ott 2006 - "Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione, ma la cosa più importante è continuare a raccontare quello che vedo". Anna Politkovskaja spiega il mestiere di giornalista
Una donna sola
12 ott 2006 - Anna Politkovskaja era famosa per le sue inchieste sulla Cecenia. Ma la Novaja Gazeta l'ha ricordata ripubblicando questo articolo su un amico speciale
Non resta che combattere
17 mar 2005 - L'uccisione di Aslan Maskhadov servirà solo a rafforzare l'estremismo e a prolungare la guerra in Cecenia. L'analisi di Anna Politkovskaja
Come salvare la Cecenia
16 set 2004 - Le truppe di Mosca devono ritirarsi. La parola deve tornare alla società civile. La giornalista Anna Politkovskaja ricomincia a scrivere. E fa quindici proposte per risolvere il conflitto
La maledizione della Cecenia
9 set 2004 - Il conflitto ceceno sembra senza vie d'uscita. Ed è colpa del governo russo se non ci sono più spiragli per una soluzione pacifica. La durissima accusa della giornalista Anna Politkovskaja contro il presidente Vladimir Putin
L'altra Abu Ghraib
2 giu 2004 - Torture, esecuzioni e sparizioni sono all'ordine del giorno nelle carceri russe in Cecenia. E vengono documentate con fotografie e video. La giornalista Anna Politkovskaja ha raccolto la testimonianza di un sopravvissuto
La Cecenia e le bombe umane
10 lug 2003 - Se non cambia la politica di Mosca, ci saranno ancora attentati suicidi
Donne usa e getta
3 lug 2003 - Gli uomini ceceni sono in prigione o sono morti. E le donne hanno dovuto prendere il loro posto negli attacchi suicidi. Un'inchiesta di Anna Politkovskaja
Cecenia abbandonata
16 gen 2003 - L'Europa non ha mai fatto nulla per fermare i massacri. E adesso se ne va. L'atto d'accusa della giornalista Anna Politkovskajaù
Buio in sala
1 nov 2002 - Anna Politkovskaja è una giornalista del settimanale russo Novaja Gazeta e dal 1999 segue la guerra in Cecenia. Con i suoi articoli ha sfidato la censura di Mosca, parlando delle atrocità commesse dall'esercito russo contro la popolazione civile. Nel febbraio del 2001 è stata arrestata dai militari russi ed espulsa dalla Cecenia. Malgrado le minacce ricevute dalle forze di sicurezza ha continuato a scrivere dalla zona del conflitto. Il commando ceceno che ha preso in ostaggio quasi ottocento persone nel teatro Dubrovka di Mosca ha chiesto che fosse lei a condurre i negoziati con le autorità. Questo è il suo diario
La legge e i Kalashnikov
9 feb 2002 - I militari russi in Cecenia si comportano come banditi, compiendo ogni giorno saccheggi e razzie. Marat Berdev, procuratore di Shali, tenta di mettere fine all'impunità degli ufficiali in passamontagna
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28 gennaio 2007
The kiss

Constantin Brancusi, The kiss, 1912 ca.
L'altro giorno pensavo che il bacio è una manifestazione tipicamente umana (non è un'idea nuova in realtà, l'avranno già detto illustri etologi, sociologi, sessuologi e opinionisti marzulli), però mi è venuto in mente e ci ho pensato un po'. Credo che questo fatto abbia un significato.
Gli animali non si baciano. Oppure sì, ma non come noi. Ma che ne sappiamo in realtà...
19 gennaio 2007
L'ostrica e la perla

Settimana 19/25 gennaio 2007
Bilancia (23 settembre - 22 ottobre)
Per creare una perla, un'ostrica ha bisogno di avere un fastidioso parassita dentro di sé. Accumula strati di calcio intorno all'invasore e costruisce gradualmente il suo tesoro. Quanto tempo passa dalla provocazione iniziale al prodotto finale? Cinque anni per una perla di medie dimensioni, anche dieci per una grossa. Spero che questo ti permetta di vedere in prospettiva il tenace lavoro che stai facendo per portare avanti il tuo progetto più importante, Bilancia. A volte potrai avere l'impressione che stai facendo l'ostrica da un'eternità, ma in realtà sei perfettamente nei tempi.
da www.internazionale.it, oroscopo di Rob Brezsny, illustrazione di Francesca Ghermandi.
sorriso: mio.
13 gennaio 2007
AriClose Guantanamo

Guantánamo Prison Camp, collaboration with Amnesty International
US Embassy, London 11.01.2007
da www.immoklink.com
La foto di questa manifestazione davanti all'Ambasciata USA mi arriva da una amica che vive a Londra da qualche anno.
Oggi andiamo noi a chiedere la chiusura di Guantanamo in Piazza del Nettuno. Per fare una cosa un po' alla Greenpeace, mi sarebbe piaciuto mettere la tuta arancione e il cappuccio alla statua del Nettuno... con sotto la scritta "detenuto senza accusa e senza processo"!
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guardate anche
http://www.monbiot.com/archives/2006/12/12/1035/
> US interrogators have devised a new form of torture.
> It debases the democracy they claim to be defending.
http://books.guardian.co.uk/news/articles/0,6109,1661516,00.html
> The United States supported and in many cases
> engendered every right wing military dictatorship in
> the world after the end of the Second World War.
> Hundreds of thousands of deaths took place
> throughout these countries. Did they take place? And
> are they in all cases attributable to US foreign
> policy? The answer is yes they did take place and
> they are attributable to American foreign policy.
> But you wouldn't know it.
> It never happened. Nothing ever happened.
> The determination, as citizens, to define the real
> truth of our lives and our societies is a crucial
> obligation which devolves upon us all.
> Harold Pinter, Nobel Prize for Literature, 2005.
Grazie a Nicoletta Landi e a Gualtiero Via per le segnalazioni.
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AGGIORNAMENTO
Vergogna a Guantanamo
Oggi parliamo di avvocati. Di quelli buoni. Come racconta un editoriale del CHICAGO TRIBUNE, un alto funzionario del Pentagono, Charles Stimson, ha dichiarato che gli studi di avvocati che hanno deciso di rappresentare i detenuti di Guantanamo andrebbero puniti. Ha definito la loro scelta "scioccante" e ha parlato di un boicottaggio nei loro confronti. "Il sistema giudiziario statunitense prevede che l'accusato abbia diritto a una difesa, a prescindere dalla gravità del crimine. Forse Stimson il giorno che l'hanno spiegato non è andato a lezione", ironizza il TRIBUNE. Nell'editoriale del B GLOBE: È oltraggioso che il Pentagono abbia attaccato quegli avvocati che hanno deciso di difendere pro bono i detenuti di Guantanamo. Un commento anche del SF CHRONICLE: La prigione di Guantanamo è una vergogna per il Pentagono. Perché i detenuti subiscono maltrattamenti? Perché pochissimi hanno affrontato il processo? Perché i leader di tutto il mondo chiedono la sua chiusura? No, quello che non va proprio giù a Charles Stimson è che molte law firm di spicco hanno deciso di difendere i sospetti terroristi.
17 Jan 2007 - posted by Francesca Sibani
da www.internazionale.it
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12 gennaio 2007
>Santiago vede un animale che mai i suoi occhi hanno visto
Nello specchio, davanti al letto, contemplai i movimenti lenti e vertiginosi di un animale che mai i miei occhi avevano visto. Vidi che le gambe convulse del quadrupede lottavano fra di loro. Vidi come le quattro gambe si fondevano in due. Vidi che il bellissimo mostro era bicefalo, che le due teste si azzuffavano, si mordevano, si baciavano, si strappavano i musi. Vidi che le sue due teste si univano in una sola. Vidi la disperazione dei suoi quattro occhi che si sforzavano per essere due. E negli occhi sopravvissuti vidi il giubilo di essere ormai solo due. Vidi come le venti dita delle mani della bestia lottavano, si dibattevano, scomparivano dietro il suo dorso e ricomparivano trasformate in dieci, con le unghie dell'uno nelle dita dell'altro. Vidi che le sue nuove mani aggredivano quanto rimaneva dei suoi volti, schiantavano due delle quattro labbra dell'ansimante animale ferito, gli lasciavano una sola insaziabile bocca. Vidi che una delle labbra apparteneva al nuovo viso e l'altra a quello abolito. Vidi che i crini, ora senza liti, docilmente si frammischiavano in uno solo. Vidi come la bestia si andava acquietando, calmando, assopendo. E allora, solo allora, vidi che il prodigioso animale riposava nel nostro letto e non nel letto dello specchio. E che i nostri corpi erano il suo corpo. E che sul suo volto si mescolavano i lineamenti di Marie Claire con i miei. E compresi che lei era io, che io ero lei, che lui era io e che lei era lei. La guardai. Mi guardo. La ci guardai. Mi ci guardò. Eravamo l'esemplare unico di una specie unica, principio e fine di una razza destinata ad esistere in quell'istante unico! Primo e ultimo esemplare di una razza estinta, il postremo esemplare di una razza che un giorno sarebbe nata!
Manuel Scorza, La danza inmovil, Feltrinelli 1983 - Pablo Picasso, Figuras a la orilla del mar, 1931.
Il primo post dell'anno nuovo è importante. Per questo maltrattato blog di cui ho trascurato anche il primo compleanno, in dicembre, ho scelto di ricominiciare con una pagina di uno dei libri più belli, intensi e strazianti che io abbia mai letto. Amore o rivoluzione, ci può essere un dilemma più grande?
buon 2007 , che la passione non vi abbandoni mai.
29 dicembre 2006
28 dicembre 2006
Ciò che la primavera fa con i ciliegi
>Crónica de la náusea
José Augusto Ramón Pinochet Ugarte, alias Ramón Ugarte, alias José Pinochet, alias Míster Escudero, alias J.A. Ugarte, sólo para citar algunos de los muchos alias empleados para abrir millonarias cuentas en bancos de Estados Unidos, Islas Jersey, Gran Caimán, Suiza y Hong Kong, murió sin pena ni gloria, tal como vivió sus 91 años de sujeto miserable y ruin cuyos únicos talentos conocidos fueron traicionar, mentir y robar.
[...]
Títere al servicio de Estados Unidos
El 11 de septiembre de 1973 Pinochet traicionó el juramento de fidelidad a la Constitución y, a última hora –los cobardes suelen ser indecisos–, se plegó al golpe de Estado planificado, financiado y dirigido por Henry Kissinger (premio Nobel de La Paz), a la sazón secretario de Estado del presidente Richard Nixon.
[...]
Crónica de la náusea
La ceremonia fúnebre del viejo punga que ensombreció la historia de Chile durante dieciséis años fue algo más que patética; fue una desvergonzada exhibición de un fascismo todavía latente en un sector de la sociedad chilena, un sector que odia cualquier expresión democrática, un puñado de cretinos que son ni más ni menos que la cultura de la muerte instaurada por el dictador y sus cómplices civiles y religiosos.
[...]
Fue el día de la náusea, y ahora sólo queda esperar que las brisas justicieras del Pacífico alejen el hedor de esa carroña que recibió los honores de sus cómplices.
Gijón, 12 de diciembre de 2006
* Luis Sepúlveda es escritor, adherente de ATTAC y colaborador de Le Monde Diplomatique
Leggete gli articoli interi di Sepúlveda sul suo blog
http://www.lemondediplomatique.cl/-Luis-Sepulveda-.html
27 dicembre 2006
Sulle intenzioni
>La reina

Yo te he nombrado reina.
Hay más altas que tú, más altas.
Hay más puras que tú, más puras.
Hay más bellas que tú, hay más bellas.
Pero tú eres la reina.
Cuando vas por la calles
nadie te reconoce.
Nadie ve tu corona de cristal, nadie mira
la alfombra de oro rojo
que pisas donde pasas,
la alfombra que no esiste.
Y cuando asomas
suenan todos los ríos
en mi cuerpo, sacuden
el cielo las campanas,
y un himno llena el mundo.
Solo tú y yo,
solo tú y yo, amor mío,
lo escuchamos.
Pablo Neruda, La reina, da "Los versos del capitán".
Nodi
"E' bello essere noi due e basta," dice Maria con la bocca piena. Abbiamo fatto gli occhi per il buio, basta una candela di luce che viene da fuori, ci siamo messi una coperta sulle spalle e mangiamo i biscotti alla mandorla, tanti ne ha fatti e tanti ce ne mangiamo, non avanza niente. "La prossima volta faccio la crostata," dice, intanto da una casa vicina comincia una canzone di zampognari, una famiglia li ha chiamati a fare un poco di musica, a noi arriva chiara, in quella casa dev'essere potente da proteggersi le orecchie. Teniamo pure la banda stasera, le metto un braccio sulla spalla, ci tiriamo la coperta sulla testa, ci strofiniamo le bocche unte, ci lecchiamo come i gatti. Più tardi ci mettiamo nel letto, quello piccolo mio del ripostiglio, ci addormentiamo intrecciati che se uno si sveglia deve svegliare pure l'altro per sciogliersi. I nostri corpi alleati fanno i nodi.Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli 2001.
21 dicembre 2006
Mettete dei cannoni nei vostri fiori...


Vi prego, parliamone...
Proposta (mettete dei fiori nei vostri cannoni)
Mettete dei fiori nei vostri cannoni
era scritto in un cartello
sulla schiena di ragazzi
che senza conoscersi,
di città diverse,
socialmente differenti
in giro per le strade della loro città
cantavano
la loro proposta,
ora pare ci sarà un'inchiesta
tu come ti chiami?
Sei molto giovane
Me ciami Brambilla e fu l'uperari
lavori la ghisa per pochi denari
e non ho in tasca mai
la lira
per poter fare un ballo con lei
mi piace il lavoro,
ma non son contento
non è per i soldi che io mi lamento,
ma per questa gioventù
c'avrei giurato che mi avrebbe dato di più
Anche tu sei molto giovane, quanti anni hai?
E di che cosa non sei soddisfatto?
Ho quasi vent'anni e vendo giornali
girando quartieri fra povera gente
che vive come me,
che sogna come me
sono un pittore che non vende quadri
dipingo soltanto l'amore che vedo
e alla società non chiedo
che la mia libertà
E tu chi sei? Non mi pare che abbia di che lamentarti...
La mia famiglia è di gente bene
con mamma non parlo,
col vecchio nemmeno
lui mette le mie camicie
e poi critica se vesto così
guadagno la vita lontano da casa
perché ho rinunciato ad un posto tranquillo
ora mi dite che ho degli impegni
che gli altri han preso per me
Mettete dei fiori nei vostri cannoni
perché non vogliamo mai nel cielo
molecole malate,
ma note musicali
che formano gli accordi
per una ballata di pace,
di pace, di pace
I Giganti, 1964
Testo di Enrico Maria Papes
Musica di Enrico Maria Papes e Sergio Di Martino
grazie a Canzoni contro la guerra http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/







