11 giugno 2007

La farfalla e i generali





















di Marina Montagna (dalla ML Burma News)



Forse in Italia non molti sanno chi è Aung San Suu Kyi, la “farfalla d’acciaio” birmana, come la chiamano quelli che la amano per la sua straordinaria forza interiore celata dietro un aspetto fragile e gentile. Certo nel 1991 Aung San Suu Kyi ha vinto il premio Nobel per la pace ma sul palcoscenico della storia i riflettori sono puntati su quanti detengono il potere – politico, economico, finanziario o militare - e possono decidere le sorti di interi popoli, non su quanti senza clamore, giorno dopo giorno, si battono per la democrazia e per la libertà, mettendo in gioco la propria vita e rischiando di perderla. Non eroi ma uomini e donne normali, spesso sconosciuti, ancora più spesso ridotti al silenzio da regimi brutali che non esitano a calpestare i più elementari diritti umani e a reprimere con la violenza ogni tentativo di ribellione e di cambiamento dello status quo. Aung San Suu Kyi è sicuramente una di questi. Nata a Rangoon nel 1945, pur essendo figlia di uno dei principali artefici dell'indipendenza birmana assassinato nel 1947, inizialmente non sembra aver ereditato una particolare vocazione politica in senso stretto. Infatti, dopo aver lavorato per alcuni anni presso la segreteria delle Nazioni unite a New York, nel 1972 sposa uno studioso inglese, Michael Aris, e si trasferisce nel Regno Unito dove per un lungo periodo conduce una esistenza tranquilla accanto al marito e ai due figli, Alexander e Kim. Nel 1988 però la svolta: per assistere la madre gravemente malata torna in Birmania dove già dal 1962, a seguito di un colpo di stato, si era insediata al potere una giunta militare che con la nazionalizzazione delle industrie, la soppressione dei partiti politici e la proibizione del libero scambio aveva portato il Paese all'isolamento dal resto del mondo.
E proprio il
1988 è un anno drammaticamente importante per la storia birmana; a seguito della rivolta studentesca e di una feroce guerra civile causa di migliaia di morti, viene proclamata la legge marziale. Nasce allora la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) e Aung San Suu Kyi ne diventa il leader e il Segretario generale.
Nonostante l'insuccesso dell'insurrezione popolare, spietatamente soffocata nel sangue, le proteste del
1988 aprono la strada per libere elezioni che si tengono, per la prima volta in 30 anni, nel 1990. Intellettuali, operai e masse di contadini oppressi e affamati intravedono finalmente una speranza di rinascita per quella terra - un tempo ricca, colta e tollerante - sprofondata nella miseria e nella dittatura. Il NLD, guidato da Aung San Suu Kyi, trionfa alle elezioni generali assicurandosi l'82% dei voti ma la giunta militare si rifiuta di cedere il potere ed arresta Aung San Suu Kyi, che stante ai risultati delle urne dovrebbe ricoprire la carica di legittimo Presidente della Birmania, e altri componenti dell'NLD.
Inizia così la estenuante detenzione di Aung San Suu Kyi: rimessa in libertà nel 1995, viene nuovamente arrestata nel 2000, riliberata nel 2002 e nuovamente arrestata nel 2003. Da allora Aung San Suu Kyi si trova agli arresti domiciliari, senza alcun contatto con il mondo esterno. Quando nel 1999 il prof. Michael Aris si ammala di cancro la giunta militare gli impedisce di entrare in Birmania per incontrare Aung San Suun Kyi ma concede a quest'ultima la possibilità di lasciare il Paese, costringendola a fare una scelta lacerante: accettare l’esilio pur di rivedere il marito che si andava spegnendo, divorato da un male dal quale non aveva scampo, o restare in patria per continuare tenacemente la battaglia non violenta per la libertà del suo popolo. Aung San Suu Kyi decide di rimanere. Il prof. Aris morirà così lontano dalla moglie, fedele alla promessa, fattale prima del matrimonio, di non frapporsi mai tra lei e i suoi ideali.
E' importante sottolineare che Aung San Suu Kyi non è accusata di alcun crimine, di alcun reato ma le leggi vigenti in Birmania consentono di condannare – arbitrariamente, senza preventivo giudizio - alla detenzione fino a cinque anni, ulteriormente prorogabili di anno in anno, anche chi è solo genericamente considerato pericoloso “per la sicurezza e la sovranità dello Stato”.
Oggi in Birmania, sono migliaia i prigionieri “politici” che dopo essere stati sottoposti a maltrattamenti e torture, ove quest’ultime non abbiano avuto esiti mortali, vengono lasciati in condizioni sub-umane a marcire nelle carceri, talvolta addirittura nelle celle destinate ai cani dell’esercito, perché colpevoli di aver fondato organismi studenteschi o di aver distribuito volantini o di aver partecipato a pacifiche manifestazioni di protesta o semplicemente di aver scritto un articolo o una poesia.
Basti pensare che quando nel 2000 venne pubblicato il cd degli U2 “ Is all that you can't leave behind”, contenente il brano “Walk on” dedicato a Aung San Suu Kyi, il regime non solo censurò e mise al bando il disco ma addirittura stabilì la pena della galera da tre a vent'anni per chiunque lo avesse venduto, acquistato o ascoltato.
“E se il buio dovesse dividerci / e se il tuo cuore di vetro dovesse rompersi / e se per un secondo tu dovessi voltarti indietro / oh no, sii forte. Vai avanti. Continua a camminare.”
Questi i versi di Bono che tanto in allarme misero i generali!
Oggi in Birmania, che i depliants turistici descrivono come un Paese “in cui tradizioni, arte, religione e bellezze naturali si fondono in un fascino unico al mondo”, sono illegali i telefoni cellulari e internet mentre serve una speciale autorizzazione delle autorità militari per possedere un fax, una fotocopiatrice o un'antenna satellitare.
Oggi in Birmania, nel paese dei templi da favola, della più preziosa giada e dei rubini color “sangue di piccione”, il regime, che ha concentrato nelle proprie mani tutte le ricchezze del Paese, fa sistematicamente ricorso al lavoro forzato di uomini, donne e bambini sequestrati e tenuti sotto la costante minaccia di violenze, di stupri “punitivi” e persino di morte. Come documentato dalla Commissione dell'ONU sui diritti umani e da Amnesty international nei suoi rapporti, il “lavoro forzato è stato ed tuttora utilizzato per lo sviluppo delle infrastrutture di base, come le strade, per costruire luoghi turistici come alberghi lussuosi o campi da golf. I soldati arrivano nei villaggi ed esigono che una persona per famiglia vada a lavorare. Questa non riceve né salario né cibo. Sarà uccisa se tenterà di fuggire. Bambini di nove anni sono stati costretti a lavorare in queste condizioni”.
L'area più colpita dalla violenza dei militari è quella sud-orientale; perciò ogni anno migliaia di esuli si muovono verso il confine con la
Thailandia, dove sono stati allestiti dei campi profughi. I rifugiati hanno comunque scarse possibilità di migliorare le loro condizioni di vita; la maggior parte della popolazione è estenuata da fame e malnutrizione e molti bambini per sopravvivere vengono costretti alla prostituzione. In questo stato le persone diventano facile bersaglio di malattie come malaria, epatite ed AIDS.
Nonostante tutto questo Aung San Suu Kyi non è mai caduta nella trappola dell'odio per i suoi avversari ma ha continuato la sua lotta non violenta affermando che “la vera rivoluzione è quella dello spirito” ed ha esortato il suo popolo a non arrendersi perché “non è il potere che corrompe, ma la paura. La paura di perdere il potere corrompe quelli che lo detengono. La paura della frusta, quelli che la subiscono”.
Se potessimo esprimere la nostra solidarietà ad Aung San Suu Kyi e a quanti condividono la sua stessa sorte, ci piacerebbe far nostre le parole di Bono e dire ad ognuno di loro: sii forte, vai avanti! Walk on!

19 giugno: Buon compleanno, ASSK

Campagna internazionale per celebrare
il 62esimo compleanno di Aung San Suu Kyi

Cari amici,

Vorremmo celebrare insieme a voi il 62esimo compleanno di Aung San Suu Kyi (19 giugno 2007) unendoci alla campagna internazionale lanciata per la sua liberazione.
Lo scorso venerdi, nonostante le pressioni internazionali e le manifestazioni dei suoi sostenitori, il regime militare di Myanmar contro il quale lei si è sempre battuta, ha deciso di prolungare la sua detenzione di un altro anno. Degli ultimi 17 anni, San Suu Kyi ne ha trascorsi circa 11 in isolamento.
Vogliamo far sapere al Governo birmano che ASSK ed il popolo birmano non sono soli e che c'è qualcuno che pensa a loro anche in Italia.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto per far si che la campagna abbia l`effetto sperato. Iniziate sin da ora a spedire lettere di protesta (aggiungete un vostro commento o augurio) e spedite il tutto all'Ambasciata birmana con sede a Roma:


Ambasciata Presso Lo Stato Italiano Myanmar
00135 Roma (RM) - Via della Camilluccia, 551

Se volete, potete mandare il vostro messaggio di auguri tramite email, sempre all'Ambasciata Birmana in Italia:
meroma@tiscalinet.it

Per favore inoltrate questo messaggio a chiunque possa essere interessato ad aiutarci,

Grazie per la vostra gentile collaborazione,
Margherita Bebi
Euro Burma Office, Bruxelles

23 maggio 2007

Come dici? Non ti sento!

Stasera era una di quelle sere in cui non riuscivo a farmi capire da nessuno. E' così frustrante quando succede... mi abbacchio sempre molto ma poi mi ripiglio e penso "dipenderà anche da me", perché i rapporti si fanno in due (it takes two to dance, dicono gli inglesi). Mi riabbacchio per un istante, poi mi riripiglio e mi dico "ma allora forse posso farci qualcosa". Ma cosa? e mi triabbacchio.

Stasera però ho avuto un'illuminazione e sono andata a rispescare nella mia libreria un volumetto che ho letto anni fa quando stavo col Muto (allora ovviamente non mi servì a niente, solo una stordita come me può pensare che sia utile affinare le tecniche di ascolto con uno che non parla mai...)

Ma il libricino in sé non ne aveva colpa, e forse 'sto giro mi potrà essere di qualche aiuto, quindi lo rileggerò. Hai visto mai.

Ecco di che si tratta:
Jim Dugger, Le tecniche di ascolto, Edizioni Franco Angeli, 1999.

Il titolo originale (molto americano e più significativo) era:

Listen up! Hear what's really being said.

Dette così non servono a molto, e non c'entrano con le mie discussioni di stasera, ma lascio qui come spunto e invito alla lettura le prime righe che mi sono capitate sotto riaprendolo.

Tre principi guida per ascoltare senza giudicare:

1) Rispondete al comportamento o all'idea, non all'interlocutore.
2) Rispondete al presente, non al passato.
3) Rispondete descrivendo, non valutando.

Sembra facile...

Graffi e soffi: Sergio Dolce, Gatto rosso, da http://www.segnalidivita.com/murales

17 maggio 2007

per grazia ricevuta

Qualcosa del genere passò in testa a mia madre il giorno in cui fui assunta, in cui tornai a casa e mi buttai sul letto. Mia madre chiamò commossa zia Vanda; anche con le orecchie nel cuscino sentivo il suo sollievo: "A tempo indeterminato, i contributi".
Uscì di pomeriggio che pioveva e le scarpe ancora non le si erano asciugate dalla spesa, andò dal gioielliere e comprò un ex-voto.
Non sapevo che mia madre avesse mai chiesto una grazia per me, di tante che avrebbe potuto, non quella. Non ho mai saputo in quale chiesa l'avesse lasciato e cosa rappresentasse: non glielo ho chiesto perché ero offesa.
Ma adesso ancora ritirandomi a casa entro nelle chiese, mi affaccio alle cappelle, frugo con gli occhi tra le teche e sulle statue. Santi di legno dipinto mi mostrano le braccia come appendini, tutta la speranza e la preghiera che hanno saputo accogliere, e io mi chiedo dove sia quella di mia madre, che forma avesse quella che lei pensava per me.
Una penna, una mano, una testa, un libro con tre lettere puntate nell'argento, p.G.R.: la mia condanna e la mia rassegnazione per Grazia Ricevuta.
Accendo una candela e getto un euro per me in una cassetta a caso.


Valeria Parrella, p.G.R., da Per grazia ricevuta, Minimum fax, 2005.
Maurilio Catalano, Cuore trafitto, acquaforte, da www.pungitopo.com

15 aprile 2007

The crunchy with the smooth


...
It was just like being on a fast ride at the fun fair
The sort you want to get off because its scary
And then as soon as you're off you want get straight back on again
But all love is strange
And you have to learn to take the crunchy with the smooth I suppose
...

Billy Bragg, da Walk Away Renee, in Talking with the Taxman about poetry, 1986.
Sergio Dolce, "Il coniglietto e la chiave inglese", www.photografando.com




27 marzo 2007

> Che diritti ho su di te?



Che diritti ho su di te?

non sempre ciò che dico è giusto

pensare di avere buon gusto

che diritti ho su di te?


quando vieni in città?

più vicino per sentire la tua mano

per andare con te più lontano

quando vieni in città?


cosa ci aspetterà?

nel bidone tutti i dizionari

sul tabellone non ci sono gli orari

cosa ci aspetterà?


fuggire da te

la mia paura è una botta sul muro

che mi distoglie da un futuro sicuro

fuggire da te


la mia fortuna qual è?

sapere di essere il tuo pensiero

che ti allontana dal tuo buco nero

la mia fortuna qual è?


mi hai chiamato tu

il mio silenzio è una spada appuntita

agitata in quest'aria appesantita

mi hai chiamato tu


che diritti hai su di me?

inchiodare al muro una rosa

un quadro che mi dice qualcosa

che diritti hai su di me?


Bugo, Che diritti ho su di te, da Golia & Melchiorre (La gioia di Melchiorre), 2004.

Giulia Fonti, Collage, collage su carta 65 x 50 cm, 2006 - © 2007 galleria balmelli http://www.galleriabalmelli.com/artisti_fonti_opere.html

05 marzo 2007

Tao

Questo quadro è un'opera del mio amico Davide Pavlidis, pittore sopraffino amante del surrealismo (...domani chissà, come dice lui). Prendo a prestito l'immagine e il relativo commento perché l'ho trovato molto adatto a stare anche qui. Spero che non me ne voglia Pav (oh Pav, ti scrissi per chiedertelo ma tu dipingi dipingi e non guardi il tuo blog da settimane...)

Pav scrive:


Recentemente ho partecipato ad una mostra collettiva dedicata a Giovanni Pascoli. Mi ha particolarmente ispirato una poesia contenuta nella raccolta MYRICAE dal titolo "NEL CUORE UMANO": "Non ammirare, se in un cuor non basso, cui tu rivolga a prova, un pungiglione senti improvviso: c'è sotto ogni sasso lo scorpione. Non ammirare, se in un cuor concesso al male, senti a quando a quando un grido buono, un palpito santo: ogni cipresso porta il suo nido" Banalmente il poeta dice che nel male c'è un po' di bene e viceversa. Mi sono detto: - Ma è il TAO!- Avete presente quel simbolo circolare diviso in due settori, uno bianco e uno nero? Nel settore bianco c'è un disco più piccolo di colore nero e nel settore nero c'è un altro piccolo disco di colore bianco. Quello è il TAO. Così ho dipinto un cuore sano da un lato e malato dall'altro. Nascosto nella parte integra del muscolo cardiaco c'è uno scorpione nero mentre nella zona forata del cuore si vede un uovo portatore di vita. Quadro piuttosto trasversale (quasi tutti avevano presentato opere bucoliche con paesaggi e fanciullini) ma alla fine è stato apprezzato.

da www.davidepavlidis.splinder.com

26 febbraio 2007

Situazioni estreme




















Cos'è successo a Molly nei suoi primi otto anni? Più o meno niente. L'abbiamo protetta dal mondo come meglio potevamo. E' stata allevata in un ambiente amorevole, ha due genitori, non ha mai sofferto la fame e riceve un'istruzione che la preparerà ad affrontare la vita; eppure è triste, e questa tristezza, se ci pensate, non è fuori luogo. Le condizioni dei rapporti fra i suoi genitori la mettono in ansia, ha perduto una persona che amava (e un gatto) e si è resa conto che questi dolori saranno una parte inevitabile della sua vita futura. L'impressione che ho ora è che essere umani sia in sé già abbastanza drammatico; vale per chiunque: non c'è bisogno di essere un eroinomane o un poeta da reading per vivere situazioni estreme. Basta amare qualcuno.

Nick Hornby, Come diventare buoni, Guanda 2001.

25 febbraio 2007

Alzi la mano...


... chi non ha mai vissuto questo momento...
:-)
Pazienza non era solo tecnica, era genio nell'abilità di fissare in una immagine la più tenera come la più dolorosa e cruda umanità.

>Lascia stare

Lascia stare tutto quello che non vedi
è inutile fissarsi
andare con lo sguardo oltre le montagne
del quadro che hai davanti
Se vuoi vittoria avrai vittoria
se vuoi sconfitta avrai sconfitta
ma poi il destino in naftalina, mai
non chiuderlo in soffitta


Lascia stare tutto quello che non vedi
è inutile fissarsi
andare con lo sguardo oltre i marciapiedi
solcati dai passanti
Se vuoi ragione hai ragione
a proseguire col tuo istinto
ma non cambiare direzione, vai
avanti sempre dritto


Primo giorno di lavoro
già un reclamo e sono fuori
il tavolo svuotato dagli oggetti inutili
Torna la giacca nell’armadio e si può
far la scommessa che non riuscirò
a ricambiare tutto l’amore
che mi hai saputo dare

Lascia stare tutto quello in cui non credi
è inutile fissarsi
andare con lo sguardo oltre le pareti
dei muri che hai davanti
Se vuoi ragione hai ragione
a proseguire col tuo istinto
ma non cambiare la benzina, mai
nel mezzo di un tragitto

O ti saboterai da sola, un brivido
e poi te ne pentirai
Che masochismo è il tuo?
E' un meccanismo autodistruttivo,
dai che arrivo...


Primo giorno di lavoro
già un reclamo e sono fuori
il tavolo svuotato dagli oggetti inutili
Torna la giacca nell’armadio e si può
far la scommessa che non riuscirò
a ricambiare tutto l’amore
Che mi hai saputo dare

Lascia stare tutto quello che non vedi
e togliti quei guanti
finché non c’è una legge che te lo vieti
appoggiati ai miei palmi
Se vuoi ragione hai ragione
a proseguire col tuo istinto
ma non cambiare la benzina, mai

nel mezzo di un tragitto

Samuele Bersani, Lascia stare, da L'aldiquà (2006)

16 febbraio 2007

Lovapalooza

Esiste un festival nelle Filippine che si chiama Lovapalooza (già il nome...) dove si prendono la briga di battere i record di baciamento.

Non è meraviglioso? Ci pensate che energia ci deve essere in un posto dove più di 12.000 persone si stanno baciando contemporaneamente?

Nella mia collezione questa foto non poteva mancare...
:-)
- - -

“The Philippines reigns supreme again in the Guinness Book of World Records as the country reclaimed its record for most number of kissing couples during the Lovapalooza last Saturday, February 10, 2007, at SM Mall of Asia, Pasay City.”
“With a record of 6,124 lip-locking couples, the Philippines proved to be one of the most romantic country in the world.”


dal PEP Philippines Entertainment Portal
http://www.pep.ph/articles/news/12182.htm

- - -

15 febbraio 2007

Let's get loud!

Ma tu pensa!
Come direbbe il finto Ligabue...
BRAVA PATATA!
:-)

- - -

COMUNICATO STAMPA CS18-2007

FESTIVAL DI BERLINO: PREMIO DI AMNESTY INTERNATIONAL A JENNIFER LOPEZ PER IL FILM `BORDERTOWN´

Nel corso del Film Festival di Berlino, Amnesty International ha conferito oggi il proprio premio `Artists for Amnesty´ a Jennifer Lopez, produttrice e protagonista di `Bordetown´, il film-denuncia che racconta 13 anni di omicidi seriali di donne a Ciudad Juárez, Messico. Nel film, diretto da Gregory Nava e interpretato anche da Antonio Banderas e Martin Sheen, Jennifer Lopez è una giornalista che indaga su questi delitti irrisolti.

Il riconoscimento è stato consegnato a Jennifer Lopez dal premio Nobel per la pace José Ramos-Horta e da Norma Andrade, fondatrice dell´associazione `Riportate a casa le nostre figlie´, che riunisce le madri e i familiari delle donne assassinate a Ciudad Juárez, nel corso di una cerimonia organizzata a Berlino dalla Sezione Statunitense di Amnesty International Usa e dall´agenzia William Morris.

Oggi, 14 febbraio, è il sesto anniversario del sequestro della figlia 17enne di Norma Andrade, Lilia, stuprata e uccisa a Ciudad Juárez nel 2001. `Sono molto onorata di ricevere questo premio´ - ha dichiarato Jennifer Lopez. `Sono venuta a conoscenza di queste atrocità per la prima volta nel 1988, quando Gregory Nava mi propose il film. Da allora, ho cercato sempre di parlarne. Ho interpretato questo film per attirare l´attenzione mondiale su questa tragedia e per spingere il governo messicano ad assicurare alla giustizia i responsabili di questi orrendi crimini. Ammiro l´operato delle attiviste e degli attivisti per i diritti umani e quello di colleghe come Salma Hayek, Eve Ensler, Jane Fonda, Sally Field e della giornalista Diana Washington Valdez. Sono veramente lieta di unirmi a loro e continuare a lavorare su una questione così importante´.

Dal 1993, più di 400 donne sono state barbaramente assassinate a Ciudad Juárez e in altre città dello Stato messicano di Chihuahua. Le indagini locali sono risultate profondamente inadeguate, tra depistaggi, colpevoli ritardi, mancato transennamento e protezione della scena del delitto e falsificazione delle prove.`Bordertown´ è distribuito in Italia da Medusa e uscirà prossimamente nelle sale in collaborazione con la Sezione Italiana di Amnesty International.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 14 febbraio 2007

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampaTel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

- - -

02 febbraio 2007

Da qui all'eternità

















Deborah Kerr e Burt Lancaster, From Here to Eternity, 1953.

Eh eh, avevo ragione...
Il bacio è un'azione tipica degli esseri umani, l'Homo sapiens è infatti l'unica specie animale che si scambia baci.
(da http://it.wikipedia.org/wiki/Bacio)

Questo fece scalpore perché estremamente sensuale per l'epoca. Credo sia tuttora il bacio più lungo della storia del cinema.

L'esemplare

L'argomento principe dei partigiani della pena di morte è, lo sappiamo, l'esemplarità del castigo. Non si recidono teste soltanto per punire coloro che le portano, ma anche per intimidire, con un esempio terrificante, quelli che sarebbero tentati di imitarle. La società non si vendica, vuole solo prevenire. Brandisce una testa perché i candidati all'omicidio vi leggano il proprio futuro e indietreggino.


Questo argomento sarebbe decisivo se non si fosse costretti a constatare:
1. che neppure la società stessa crede all'esemplarità di cui parla;
2. che non è affatto dimostrato che la pena di morte abbia fatto indietreggiare un solo omicida deciso ad esserlo, mentre è evidente che essa ha esercitato un effetto fascinoso su migliaia di criminali;
3. che costituisce, per altri aspetti, un esempio ripugnante le cui conseguenze sono imprevedibili.

La società, in primo luogo, non crede a quel che dice. Se realmente vi credesse, esporrebbe le teste. Accorderebbe alle esecuzioni il beneficio del lancio pubblicitario che solitamente riserva ai prestiti nazionali o alle nuove marche di aperitivi. Sappiamo invece che le esecuzioni, in Francia, non avvengono più pubblicamente, ma si perpetrano nei cortili delle prigioni davanti a un ristretto numero di esperti.
[...]
Se infatti si vuole che la pena sia esemplare, non soltanto si devono moltiplicare le fotografie, ma bisogna anche collocare la ghigliottina su un palco in Place de la Concorde, alle due del pomeriggio, invitando l'intera popolazione e teletrasmettere la cerimonia per gli assenti. Bisogna far questo, oppure smettere di parlare di esemplarità.

Albert Camus, Réflexions sur la guillotine, 1957

29 gennaio 2007

Pisenlov























John Lennon and Yoko Ono, New York City, December 8, 1980.

Annie Leibovitz's most famous portrait. Hours after this photo was taken, John Lennon was murderd outside of his apartment building in New York City.
www.temple.edu


Ho deciso di collezionare baci, in quanto manifestazione tipicamente umana (vedi il post "The kiss").


Questo è uno dei miei preferiti.

Il prezzo non è giusto

Sabato 10 febbraio 07 si terrà a Bologna una giornata commemorativa per Anna Politkovskaja.
Mi fa piacere e mi amareggia nello stesso tempo, perché lei comunque non c'è più.
Certe cose bisognerebbe farle prima: è banale, quasi becero dirlo, e forse niente sarebbe bastato.
Non è bastato neanche il premio di Amnesty, conferitole certamente sia per i suoi meriti giornalistici sia per proteggerla attraverso la notorietà.
Facciamolo sapere a tutti, così non oseranno toccarla.
Invece Anna non la conoscevamo ancora abbastanza, evidentemente. Se cercate la sua foto sul web, escono 222 risultati. 222! E alla terza schermata di Google già non c'è più la sua immagine. Aveva scritto due libri importanti sulle sue inchieste, Cecenia, il disonore russo (Fandango, 2003) e La Russia di Putin (Adelphi, 2005). Viene facile pensare che sulla strada in cui si era messa non aveva scampo, in una delle più spietate dittature del dopoguerra. L'ho pensato, e subito dopo ho odiato questo mio pensiero. Ma perché dobbiamo sempre tutti arrenderci così alla brutalità e all'arroganza del potere?
Mi immaginavo una donna sola, senza affetti, dedita alla causa della giustizia e al giornalismo di guerra. Scopro con un certo stupore che aveva due figli, che immagino poco più che adolescenti. Mi chiedo che fine faranno, anche loro.
Per fare una prova ho cercato su Google immagini la faccia di "Iva Zanicchi".

808 risultati.

- - -

da http://www.internazionale.it/politkovskaja/

Anna Politkovskaja

1958. Nasce a New York da genitori diplomatici.

1999. Dopo aver lavorato per il giornale Izvestija, comincia a seguire per la Novaja Gazeta il conflitto in Cecenia.

2001. Vince il Global award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani.

Ottobre 2002. Accetta il ruolo di negoziatrice durante l'assedio del teatro Dubrovka di Mosca.

2003. Vince il premio dell'Osce per il giornalismo e la democrazia.

Settembre 2004. Subisce un tentativo di avvelenamento mentre è in volo verso Beslan, durante il sequestro nella scuola.

7 ottobre 2006. Viene uccisa a Mosca.

- - -
Articoli di Anna Politkovskaja pubblicati da Internazionale

Il mio lavoro a ogni costo
26 ott 2006 - "Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione, ma la cosa più importante è continuare a raccontare quello che vedo". Anna Politkovskaja spiega il mestiere di giornalista

Una donna sola
12 ott 2006 - Anna Politkovskaja era famosa per le sue inchieste sulla Cecenia. Ma la Novaja Gazeta l'ha ricordata ripubblicando questo articolo su un amico speciale

Non resta che combattere
17 mar 2005 - L'uccisione di Aslan Maskhadov servirà solo a rafforzare l'estremismo e a prolungare la guerra in Cecenia. L'analisi di Anna Politkovskaja

Come salvare la Cecenia
16 set 2004 - Le truppe di Mosca devono ritirarsi. La parola deve tornare alla società civile. La giornalista Anna Politkovskaja ricomincia a scrivere. E fa quindici proposte per risolvere il conflitto

La maledizione della Cecenia
9 set 2004 - Il conflitto ceceno sembra senza vie d'uscita. Ed è colpa del governo russo se non ci sono più spiragli per una soluzione pacifica. La durissima accusa della giornalista Anna Politkovskaja contro il presidente Vladimir Putin

L'altra Abu Ghraib
2 giu 2004 - Torture, esecuzioni e sparizioni sono all'ordine del giorno nelle carceri russe in Cecenia. E vengono documentate con fotografie e video. La giornalista Anna Politkovskaja ha raccolto la testimonianza di un sopravvissuto

La Cecenia e le bombe umane
10 lug 2003 - Se non cambia la politica di Mosca, ci saranno ancora attentati suicidi

Donne usa e getta
3 lug 2003 - Gli uomini ceceni sono in prigione o sono morti. E le donne hanno dovuto prendere il loro posto negli attacchi suicidi. Un'inchiesta di Anna Politkovskaja

Cecenia abbandonata
16 gen 2003 - L'Europa non ha mai fatto nulla per fermare i massacri. E adesso se ne va. L'atto d'accusa della giornalista Anna Politkovskajaù

Buio in sala
1 nov 2002 - Anna Politkovskaja è una giornalista del settimanale russo Novaja Gazeta e dal 1999 segue la guerra in Cecenia. Con i suoi articoli ha sfidato la censura di Mosca, parlando delle atrocità commesse dall'esercito russo contro la popolazione civile. Nel febbraio del 2001 è stata arrestata dai militari russi ed espulsa dalla Cecenia. Malgrado le minacce ricevute dalle forze di sicurezza ha continuato a scrivere dalla zona del conflitto. Il commando ceceno che ha preso in ostaggio quasi ottocento persone nel teatro Dubrovka di Mosca ha chiesto che fosse lei a condurre i negoziati con le autorità. Questo è il suo diario

La legge e i Kalashnikov
9 feb 2002 - I militari russi in Cecenia si comportano come banditi, compiendo ogni giorno saccheggi e razzie. Marat Berdev, procuratore di Shali, tenta di mettere fine all'impunità degli ufficiali in passamontagna
- - -

28 gennaio 2007

The kiss
























Constantin Brancusi, The kiss, 1912 ca.

L'altro giorno pensavo che il bacio è una manifestazione tipicamente umana (non è un'idea nuova in realtà, l'avranno già detto illustri etologi, sociologi, sessuologi e opinionisti marzulli), però mi è venuto in mente e ci ho pensato un po'. Credo che questo fatto abbia un significato.
Gli animali non si baciano. Oppure sì, ma non come noi. Ma che ne sappiamo in realtà...

19 gennaio 2007

Nella vita ci vuole coraggio

L'ostrica e la perla



Settimana 19/25 gennaio 2007

Bilancia (23 settembre - 22 ottobre)

Per creare una perla, un'ostrica ha bisogno di avere un fastidioso parassita dentro di sé. Accumula strati di calcio intorno all'invasore e costruisce gradualmente il suo tesoro. Quanto tempo passa dalla provocazione iniziale al prodotto finale? Cinque anni per una perla di medie dimensioni, anche dieci per una grossa. Spero che questo ti permetta di vedere in prospettiva il tenace lavoro che stai facendo per portare avanti il tuo progetto più importante, Bilancia. A volte potrai avere l'impressione che stai facendo l'ostrica da un'eternità, ma in realtà sei perfettamente nei tempi.

da www.internazionale.it, oroscopo di Rob Brezsny, illustrazione di Francesca Ghermandi.

sorriso: mio.

13 gennaio 2007

AriClose Guantanamo

















Guantánamo Prison Camp, collaboration with Amnesty International
US Embassy, London 11.01.2007


da www.immoklink.com

La foto di questa manifestazione davanti all'Ambasciata USA mi arriva da una amica che vive a Londra da qualche anno.

Oggi andiamo noi a chiedere la chiusura di Guantanamo in Piazza del Nettuno. Per fare una cosa un po' alla Greenpeace, mi sarebbe piaciuto mettere la tuta arancione e il cappuccio alla statua del Nettuno... con sotto la scritta "detenuto senza accusa e senza processo"!


*************
guardate anche

http://www.monbiot.com/archives/2006/12/12/1035/
> US interrogators have devised a new form of torture.
> It debases the democracy they claim to be defending.

http://books.guardian.co.uk/news/articles/0,6109,1661516,00.html
> The United States supported and in many cases
> engendered every right wing military dictatorship in
> the world after the end of the Second World War.
> Hundreds of thousands of deaths took place
> throughout these countries. Did they take place? And
> are they in all cases attributable to US foreign
> policy? The answer is yes they did take place and
> they are attributable to American foreign policy.
> But you wouldn't know it.
> It never happened. Nothing ever happened.
> The determination, as citizens, to define the real
> truth of our lives and our societies is a crucial
> obligation which devolves upon us all.
>
Harold Pinter, Nobel Prize for Literature, 2005.

Grazie a Nicoletta Landi e a Gualtiero Via per le segnalazioni.

*************
AGGIORNAMENTO

Vergogna a Guantanamo

Oggi parliamo di avvocati. Di quelli buoni. Come racconta un editoriale del CHICAGO TRIBUNE, un alto funzionario del Pentagono, Charles Stimson, ha dichiarato che gli studi di avvocati che hanno deciso di rappresentare i detenuti di Guantanamo andrebbero puniti. Ha definito la loro scelta "scioccante" e ha parlato di un boicottaggio nei loro confronti. "Il sistema giudiziario statunitense prevede che l'accusato abbia diritto a una difesa, a prescindere dalla gravità del crimine. Forse Stimson il giorno che l'hanno spiegato non è andato a lezione", ironizza il TRIBUNE. Nell'editoriale del B GLOBE: È oltraggioso che il Pentagono abbia attaccato quegli avvocati che hanno deciso di difendere pro bono i detenuti di Guantanamo. Un commento anche del SF CHRONICLE: La prigione di Guantanamo è una vergogna per il Pentagono. Perché i detenuti subiscono maltrattamenti? Perché pochissimi hanno affrontato il processo? Perché i leader di tutto il mondo chiedono la sua chiusura? No, quello che non va proprio giù a Charles Stimson è che molte law firm di spicco hanno deciso di difendere i sospetti terroristi.

17 Jan 2007 - posted by Francesca Sibani
da www.internazionale.it

*************

12 gennaio 2007

>Santiago vede un animale che mai i suoi occhi hanno visto

Nello specchio, davanti al letto, contemplai i movimenti lenti e vertiginosi di un animale che mai i miei occhi avevano visto. Vidi che le gambe convulse del quadrupede lottavano fra di loro. Vidi come le quattro gambe si fondevano in due. Vidi che il bellissimo mostro era bicefalo, che le due teste si azzuffavano, si mordevano, si baciavano, si strappavano i musi. Vidi che le sue due teste si univano in una sola. Vidi la disperazione dei suoi quattro occhi che si sforzavano per essere due. E negli occhi sopravvissuti vidi il giubilo di essere ormai solo due. Vidi come le venti dita delle mani della bestia lottavano, si dibattevano, scomparivano dietro il suo dorso e ricomparivano trasformate in dieci, con le unghie dell'uno nelle dita dell'altro. Vidi che le sue nuove mani aggredivano quanto rimaneva dei suoi volti, schiantavano due delle quattro labbra dell'ansimante animale ferito, gli lasciavano una sola insaziabile bocca. Vidi che una delle labbra apparteneva al nuovo viso e l'altra a quello abolito. Vidi che i crini, ora senza liti, docilmente si frammischiavano in uno solo. Vidi come la bestia si andava acquietando, calmando, assopendo.

E allora, solo allora, vidi che il prodigioso animale riposava nel nostro letto e non nel letto dello specchio. E che i nostri corpi erano il suo corpo. E che sul suo volto si mescolavano i lineamenti di Marie Claire con i miei. E compresi che lei era io, che io ero lei, che lui era io e che lei era lei. La guardai. Mi guardo. La ci guardai. Mi ci guardò. Eravamo l'esemplare unico di una specie unica, principio e fine di una razza destinata ad esistere in quell'istante unico! Primo e ultimo esemplare di una razza estinta, il postremo esemplare di una razza che un giorno sarebbe nata!


Manuel Scorza, La danza inmovil, Feltrinelli 1983 - Pablo Picasso, Figuras a la orilla del mar, 1931.

Il primo post dell'anno nuovo è importante. Per questo maltrattato blog di cui ho trascurato anche il primo compleanno, in dicembre, ho scelto di ricominiciare con una pagina di uno dei libri più belli, intensi e strazianti che io abbia mai letto. Amore o rivoluzione, ci può essere un dilemma più grande?

buon 2007 , che la passione non vi abbandoni mai.

28 dicembre 2006

Ciò che la primavera fa con i ciliegi












In questa bella foto (se riesco a ricostruirlo indicherò anche da dove l'ho scaricata) si legge in portoghese il verso finale di una famosa poesia di Neruda "Juegas todos los dias":
(...)
Quiero hacer contigo
lo que la primavera hace con los cerezos.

>Crónica de la náusea

Sin pena ni gloria
José Augusto Ramón Pinochet Ugarte, alias Ramón Ugarte, alias José Pinochet, alias Míster Escudero, alias J.A. Ugarte, sólo para citar algunos de los muchos alias empleados para abrir millonarias cuentas en bancos de Estados Unidos, Islas Jersey, Gran Caimán, Suiza y Hong Kong, murió sin pena ni gloria, tal como vivió sus 91 años de sujeto miserable y ruin cuyos únicos talentos conocidos fueron traicionar, mentir y robar.
[...]

Títere al servicio de Estados Unidos

El 11 de septiembre de 1973 Pinochet traicionó el juramento de fidelidad a la Constitución y, a última hora –los cobardes suelen ser indecisos–, se plegó al golpe de Estado planificado, financiado y dirigido por Henry Kissinger (premio Nobel de La Paz), a la sazón secretario de Estado del presidente Richard Nixon.
[...]


Crónica de la náusea
La ceremonia fúnebre del viejo punga que ensombreció la historia de Chile durante dieciséis años fue algo más que patética; fue una desvergonzada exhibición de un fascismo todavía latente en un sector de la sociedad chilena, un sector que odia cualquier expresión democrática, un puñado de cretinos que son ni más ni menos que la cultura de la muerte instaurada por el dictador y sus cómplices civiles y religiosos.
[...]

Fue el día de la náusea, y ahora sólo queda esperar que las brisas justicieras del Pacífico alejen el hedor de esa carroña que recibió los honores de sus cómplices.
Gijón, 12 de diciembre de 2006

* Luis Sepúlveda es escritor, adherente de ATTAC y colaborador de Le Monde Diplomatique

Leggete gli articoli interi di Sepúlveda sul suo blog
http://www.lemondediplomatique.cl/-Luis-Sepulveda-.html

27 dicembre 2006

Sulle intenzioni



- Mi dispiace tanto, sai, di averti dato un pugno...
- Uh, grazie, adesso l'occhio mi fa molto meno male!

>La reina

















Yo te he nombrado reina.
Hay más altas que tú, más altas.
Hay más puras que tú, más puras.
Hay más bellas que tú, hay más bellas.

Pero tú eres la reina.

Cuando vas por la calles
nadie te reconoce.
Nadie ve tu corona de cristal, nadie mira
la alfombra de oro rojo
que pisas donde pasas,
la alfombra que no esiste.

Y cuando asomas
suenan todos los ríos
en mi cuerpo, sacuden
el cielo las campanas,
y un himno llena el mundo.

Solo tú y yo,
solo tú y yo, amor mío,
lo escuchamos.

Pablo Neruda, La reina, da "Los versos del capitán".

Nodi

"E' bello essere noi due e basta," dice Maria con la bocca piena. Abbiamo fatto gli occhi per il buio, basta una candela di luce che viene da fuori, ci siamo messi una coperta sulle spalle e mangiamo i biscotti alla mandorla, tanti ne ha fatti e tanti ce ne mangiamo, non avanza niente. "La prossima volta faccio la crostata," dice, intanto da una casa vicina comincia una canzone di zampognari, una famiglia li ha chiamati a fare un poco di musica, a noi arriva chiara, in quella casa dev'essere potente da proteggersi le orecchie. Teniamo pure la banda stasera, le metto un braccio sulla spalla, ci tiriamo la coperta sulla testa, ci strofiniamo le bocche unte, ci lecchiamo come i gatti. Più tardi ci mettiamo nel letto, quello piccolo mio del ripostiglio, ci addormentiamo intrecciati che se uno si sveglia deve svegliare pure l'altro per sciogliersi. I nostri corpi alleati fanno i nodi.

Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli 2001.

21 dicembre 2006

Mettete dei cannoni nei vostri fiori...





















Vi prego, parliamone...


Proposta (mettete dei fiori nei vostri cannoni)

Mettete dei fiori nei vostri cannoni
era scritto in un cartello
sulla schiena di ragazzi
che senza conoscersi,
di città diverse,
socialmente differenti
in giro per le strade della loro città
cantavano
la loro proposta,
ora pare ci sarà un'inchiesta
tu come ti chiami?
Sei molto giovane
Me ciami Brambilla e fu l'uperari
lavori la ghisa per pochi denari
e non ho in tasca mai
la lira
per poter fare un ballo con lei
mi piace il lavoro,
ma non son contento
non è per i soldi che io mi lamento,
ma per questa gioventù
c'avrei giurato che mi avrebbe dato di più

Anche tu sei molto giovane, quanti anni hai?
E di che cosa non sei soddisfatto?
Ho quasi vent'anni e vendo giornali
girando quartieri fra povera gente
che vive come me,
che sogna come me
sono un pittore che non vende quadri
dipingo soltanto l'amore che vedo
e alla società non chiedo
che la mia libertà

E tu chi sei? Non mi pare che abbia di che lamentarti...
La mia famiglia è di gente bene
con mamma non parlo,
col vecchio nemmeno
lui mette le mie camicie
e poi critica se vesto così
guadagno la vita lontano da casa
perché ho rinunciato ad un posto tranquillo
ora mi dite che ho degli impegni
che gli altri han preso per me

Mettete dei fiori nei vostri cannoni
perché non vogliamo mai nel cielo
molecole malate,
ma note musicali
che formano gli accordi
per una ballata di pace,
di pace, di pace


I Giganti, 1964
Testo di Enrico Maria Papes
Musica di Enrico Maria Papes e Sergio Di Martino


grazie a Canzoni contro la guerra http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/

20 dicembre 2006

Uno, dieci, cento cremini

Io sono nato negli anni Sessanta. Pure Nicola è nato negli anni Sessanta.

E una sera che era alla fine del mese di marzo, in cima alla terrazza Nicola si mette a parlare proprio degli anni Sessanta. Mi dice che "io ero ragazzino nei favolosi anni Sessanta. Mio padre all'inizio dell'estate mi portava a comprare il gelato. Mi dava il cremino Algida. Appena comprato io lo scartavo e mica mi ricordavo se mi piaceva. Poi l'assaggiavo e era buono. Il cremino Algida lo puoi mozzicare o leccare e è buono lo stesso. Io pensavo che me ne volevo mangiare un altro appena finivo quello. Ma mio padre non me li comprava due cremini. E pure se me li comprava io pensavo che me ne mangiavo un altro ancora. E poi altri dieci, cinquanta... E io pensavo che un bambino è contento solo quando mangia centro cremini Algida. Mi guardavo il mio cremino mozzicato e mi sembrava un'offesa che ce ne avevo uno solo. Perché un cremino non è niente in confronto a cento cremini. Così dopo un mozzico mi veniva rabbia e lo buttavo nel secchio. E mio padre diceva "che schifo gli anni Sessanta. In tempo di guerra mangiavamo le cocce delle patate e invece adesso i ragazzini buttano i cremini Algida. Adesso per tutta l'estate non te ne compro più di gelati!" E io mi pensavo che mio padre mi dava solo un cremino in tutta l'estate... figuriamoci se me ne poteva comprare cento in un giorno solo. Così mi sforzavo di non pensare più che esisteva il cremino.

Intanto arrivava l'autunno e lui mi regalava un cartoccio di castagne, le callarroste. Io ne prendevo una e non mi ricordavo manco se mi piacevano. Poi l'assaggiavo e era buona. E non capivo come era possibile che di una cosa tanto buona m'ero scordato il sapore. Così sentivo che un cartoccio non mi poteva bastare. Ne volevo di più. Me ne sarei mangiati due cartocci, e poi tre, e poi dieci. E io pensavo che un bambino è contento solo quando mangia cento cartocci di callarroste, ma è sicuro che mio padre non me li comprava. Mi guardavo il cartoccio e mi sembrava un'offesa che ce ne avevo uno solo. Dopo la prima castagna buttavo tutto al secchio. E mio padre diceva "che schifo gli anni Sessanta. In tempo di guerra ci mangiavamo le castagne crude co' tutta la coccia, il riccio e pure l'albero e il contadino che zappa la terra... se ci avevamo fame! Adesso fino a Natale non te ne compro più!" E io mi pensavo che mio padre mi dava solo un cartoccio di castagne fino a Natale, figuriamoci se me ne poteva comprare cento in un giorno solo. E cercavo di scordarmi pure le callarroste. Poi arrivava il Natale... "

Ascanio Celestini, La pecora nera, Einaudi 2006.

18 dicembre 2006

BelloBellissimo Lemon Lemon

E' notte. Il mal di testa è una nuvola dura che si espande da dentro, si gonfia contro le bozze frontali, mi spinge fuori le ossa. Ho in bocca un sapore che avevo sentito solo nell'alito dei vecchi. Ho fatto una riunione di 16 ore. Quanti anni ho? Ha senso?
Questa dev'essere la famosa vita di cui sentivo parlare gli adulti: ci siamo staccati dalle alghe, ci siamo distinti dai rettili, abbiamo acquisito forma di mammifero, voluto il fuoco, lavorato i metalli, piegato la materia, usato la natura per arrivare discutere 16 ore di un detersivo. Sono sostenuto da una forza che non è mia. Sono i nomi e i prezzi di mille prodotti a tenermi insieme, milioni di scatole colorate, tonnellaggi insigni di maionese e ammorbidente, tubi, bottiglie, vasetti, ricariche cartonate, una legione di oggetti decorati da infiniti codici a barre, confezioni e confezioni con apertura facile e tappo intelligente che studiano percorsi per scavarsi una strada, un camminamento che porti diritto dagli scaffali dei magazzini di stoccaggio alle dispense delle singole case, erodendo e raschiando nel passaggio monete e valori di scambio dai consumatori che incontrano lungo il tragitto. Vendere pena l'annientamento, requie solo dopo la stipulazione del contratto. Ci dev'essere una ragione se nella nostra lingua basta spostare una erre e CartaSì diventa catarsi.

Walter Fontana, L'uomo di marketing e la variante limone, Tascabili Bompiani 1995.

17 dicembre 2006

Un altro che avvisa

Col buio Maria sale ai lavatoi, non mi tocca, non mi chiama il piscitiello fuori dalla pelle. Ha detto basta al padrone di casa, quello l'ha presa male, ha fatto minaccia dello sfratto, i genitori di Maria gli devono le mensilità arretrate. Maria gli ha sputato davanti ai piedi e se n'è andata. Butta fuori il coraggio, è femmina appuntita e già conosce lo schifo. E' finita la commedia, dice, che lui la chiama principessa, la fa vestire coi panni della moglie morta, le mette le cose preziose e poi la tocca e si fa toccare, ora lei non vuole più perché ci sto io. Ci sto io: tutt'insieme divento importante. Finora la mia presenza, c'era o non c'era, non spostava niente. Maria dice che io ci sto e così ecco qua me ne accorgo pur'io che ci sto. Mi chiedo da solo: non me ne potevo accorgere per conto mio di esserci? Pare di no. Pare che ci vuole un'altra persona che avvisa.

Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli 2001.

15 dicembre 2006

niente panico















ogni tanto mi sento mancare la terra sotto i piedi e la sensazione di cadere nel vuoto può essere terrificante. bisogna essere in grado di riportare le cose nelle loro giuste proporzioni. a saperle.

Nel vero bacio

Il papà di Gigi Bettella ci permetteva di giocare nel cortile. Lì facevamo le nostre gimcane con la bici, le corse a ostacoli e usavamo i canestri per le nostre gare di sputo.
Un pomeriggio ci presentammo con le biciclette davanti al cancello pronti per una gimcana, ma era chiuso. Suonammo ripetutamente il campanello, ma Gigi non apriva. Per una settimana intera non diede segno di vita. Poi, finalmente, un giorno ricomparve.
"Finalmente! Cos'è successo? Sei stato malato?"
Gigi non rispondeva, aveva sulla faccia un sorriso ebete che non esitava a mostrare.
"Gigi, sei stato male?"
Dopo aver deglutito disse soltanto: "Una roba da non credere".
"Ma cosa?"
Come un ubriaco che ha appena smaltito la sbornia, Gigi ci descrisse il suo primo bacio con la Titti Valpiana. Più andava avanti e più si leggeva nei suoi occhi un'estasi ancora presente. "Me trema ancora 'e gambe", ripeteva. Poi passò ai dettagli spiegando che in un bacio, nel vero bacio, si apre la bocca, le labbra si appoggiano e poi si chiudono gli occhi (ma lui li aveva tenuti aperti, perché non gli sembrava vero e voleva sincerarsi che fosse proprio la Titti) e infine le due lingue si sfiorano.
"Che schifo!" urlò Gianni Mussolin. E cominciò a sputare per terra e ad asciugarsi la bocca con il fazzoletto; Bedin piccolo fece una smorfia di disgusto, mentre Tega guardò Gigi come se avesse visto un disco volante.
"Ma sul serio?"
A quel punto Gigi si fece scuro in volto, si guardò attorno e scandì: "Tosi, parlo sul serio!".


Roberto Citran, Ciao Nudo!, Gallucci 2004.

14 dicembre 2006

Cultivo una rosa blanca




Tina Modotti, Roses, México 1924-25.


L'11 gennaio è il compleanno del carcere speciale di Guantanamo. Facciamoci un regalo: facciamolo chiudere.

Yo soy un hombre sincero
de donde crece la palma
y antes morir me quiero
echar mi versos del alma.
Guantanamera, guajira guantanamera

My verso es de un verde claro
y de un carmín encendido,
my verso es un cervo herido
que busca en el monte amparo.
Guantanamera, guajira guantanamera

Cultivo una rosa blanca,
en julio come en enero
para el amigo sincero
que me da su mano franca.
Guantanamera, guajira guantanamera

Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo,
cardos ni ortigas cultivo:
cultivo la rosa blanca.
Guantanamera, guajira guantanamera

Yo sé de un pensar profundo
entres la pena sin nombre:
la esclavitud de los hombres
es la gran pena del mundo.
Guantanamera, guajira guantanamera

- - - # - - - # - - -

Guantanamera
(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera) - Guantanamera è il titolo di una famosissima canzone patriottica cubana che risale al XIX secolo. Vanta innumerevoli versioni e strofe diverse ed è spesso stata cantata da singoli e gruppi; quella probabilmente più nota, è stata cantata da personaggi come Joan Baez e Pete Seeger. Il personaggio della "guajira guantanamera" altro non è che una "contadina di Guantanamo", alla quale il poeta/cantante si rivolge. La canzone è basata sulla poesia Versos sencillos composta da José Martí nel 1891, adattata da Julián Orbón nel 1949. La musica è stata composta da José Fernández Díaz.

- - - # - - - # - - -

Guantanamera: testo da www.ildeposito.org canti di protesta politica e sociale, storia da http://it.wikipedia.org/wiki/Guantanamera

Volver

Volver
Tango
1935


Música:

Carlos Gardel

Letra:
Alfredo Le Pera

Yo adivino el parpadeo
de las luces que a lo lejos, van marcando mi retorno.
Son las mismas que alumbraron,
con sus pálidos reflejos,
hondas horas de dolor.
Y aunque no quise el regreso,
siempre se vuelve al primer amor.

La quieta calle donde el eco dijo:
"Tuya es su vida, tuyo es su querer",
bajo el burlón mirar de las estrellas
que con indiferencia hoy me ven volver.

Volver, con la frente marchita,
las nieves del tiempo
platearon mi sien.
Sentir, que es un soplo la vida,
que veinte años no es nada,
que febril la mirada
errante en las sombras
te busca y te nombra. Vivir,
con el alma aferrada
a un dulce recuerdo,
que lloro otra vez.

Tengo miedo del encuentro
con el pasado que vuelve
a enfrentarse con mi vida.

Tengo miedo de las noches
que, pobladas de recuerdos,
encadenan mi soñar.

Pero el viajero que huye,
tarde o temprano detiene su andar.
Y aunque el olvido
que todo destruye,
haya matado mi vieja ilusión,
guarda escondida una esperanza humilde,
que es toda la fortuna de mi corazón.

Volver, con la frente marchita,
las nieves del tiempo
platearon mi sien.
Sentir, que es un soplo la vida,
que veinte años no es nada,
que febril la mirada
errante en las sombras
te busca y te nombra. Vivir,
con el alma aferrada
a un dulce recuerdo,
que lloro otra vez.


Es la canción que canta el personaje que encarna Penélope Cruz en la película de Pedro Almodóvar, Volver. No tengo palabras para definir la secuencia y mucho menos para la letra de la canción, solo decir que emocionan...

13 dicembre 2006

Marzullando (poco poco, piano piano, come piace a noi)

Buonanotte, amici della notte.

Ma la vita è sogno o i sogni aiutano a vivere?

No, decisamente la vita non è sogno. è fatica, amarezza, delusione, dolore, lacrime, sangue, sudore e cacca, ma sì, i sogni aiutano a vivere, se sai distinguere i sogni buoni dai cattivi sogni.
I sogni buoni, come angeli custodi, ci tengono stretti per mano ricordandoci chi siamo, ci appoggiano leggeri tra le scapole un paio d'ali per volare sulla fatica, l'amarezza, la delusione, il dolore, le lacrime e il sangue, il sudore e tutta quella dannata cacca, e ci nutrono per darci la forza di battere le ali ancora, ancora e ancora. quando i sogni buoni si avverano, allora cominciamo ad esistere.
ma se ci prendono i cattivi sogni, come amici invidiosi, ci incantano ricordandoci ogni momento chi vorremmo essere, e lentamente ci sottraggono alla vita, divorano i nostri occhi come parassiti rendendoci ciechi e relegandoci in un mondo irreale. i cattivi sogni si nutrono di noi, come vampiri. quando si avverano i cattivi sogni, noi non esistiamo più.


Buonanotte, amici della notte.

Oh, Dio! Io potrei viver confinato
in un guscio di noce, e tuttavia
sentirmi il re dell'universo
infinito, se non facessi cattivi sogni.


William Shakespeare, Amleto, Atto II.
















foto dubbi amletici da http://www.hamlettheclown.com/shows.html

Il cubo

"Lei ha una bella calligrafia, tenente. Ma sa che questi versi non sono suoi.", dissi restituendogli il quaderno.
Lo vidi tremare. Quel tipo aveva addosso abbastanza armi da ammazzarmi varie volte, e se non voleva sporcarsi l'uniforme poteva ordinare a qualcun altro di farlo. Tremando di rabbia si alzò in piedi, gettò per terra tutto ciò che c'era sulla scrivania e gridò:
"Nel cubo per tre settimane, ma prima passi dal pedicure, sovversivo di merda!"
Il pedicure era un civile, un latifondista a cui la riforma agraria aveva espropriato varie migliaia di ettari, che si vendicava partecipando come volontario agli interrogatori. La sua specialità era sollevare le unghie dei piedi, il che provocava terribili infezioni.

Conoscevo il cubo. I miei primi sei mesi di prigionia erano stati di isolamento totale nel cubo, un abitacolo sotterraneo che misurava un metro e cinquanta di lunghezza, e altrettanto di larghezza e di altezza. Un tempo, nel carcere di Temuco c'era una conceria e il cubo serviva a immagazzinare il grasso. Le pareti di cemento ne portavano ancora il fetore, ma nel giro di una settimana i propri escrementi si incaricavano di rendere il cubo un luogo molto intimo.
Soltanto mettendosi in diagonale era possibile allungare il corpo, ma le basse temperature del sud del Cile, l'acqua piovana e l'urina dei soldati spingevano ad abbracciarsi le gambe e a rimanere così, desiderando di essere sempre più piccolo fino a poter abitare una di quelle isole di merda che galleggiavano qua e là suggerendo vacanze da sogno. Tre settimane vi rimasi, raccontandomi film di Stanlio e Ollio, ricordando parola per parola romanzi di Salgari, Stevenson e London, giocando lunghe partite a scacchi e leccandomi le dita dei piedi per proteggerle dalle infezioni. Nel cubo giurai e spergiurai che non mi sarei mai dedicato alla critica letteraria.

Un giorno di giugno del 1976 finì il viaggio da nessuna parte. Grazie alle pratiche di Amnesty International uscii dal carcere, e, anche se rapato e con venti chili di meno mi riempii i polmoni dell'aria densa di una libertà limitata dalla paura di perderla nuovamente.
Molti dei compagni rimasti dentro furono assassinati dai militari. Per me è fonte di grande orgoglio sapere che non dimentico né perdono i loro carnefici.

Luis Sepulveda, La frontiera scomparsa, Guanda 1994.


articoli e commenti di Sepulveda sul suo blog:
http://www.lemondediplomatique.cl/-Luis-Sepulveda-.html
http://www.lemondediplomatique.cl/Los-micro-infartos-del-tirano.html

- - - # - - - # - - -

Comunicato stampa 132-2006: 11/12/2006
Cile: commento di Amnesty International sulla morte di Augusto Pinochet

La morte di Augusto Pinochet, per una amara coincidenza avvenuta nella Giornata internazionale dei diritti umani, costituisce un potente monito sulla necessità di una giustizia rapida e incisiva nei casi che riguardano violazioni dei diritti umani. In tutta l'America Latina, decine e decine di ex militari, responsabili di decine di migliaia di casi di “sparizioni”, uccisioni e torture continuano a vivere in esilio e a godere di un'impunità totale. I governi devono comprendere che ritardare la giustizia può spesso significare negare la giustizia alle vittime.La morte di Pinochet non deve chiudere il capitolo più nero della storia cilena, contrassegnato da gravi violazioni dei diritti umani e dall'impunità.

Il governo deve assicurare che tutti i responsabili delle violazioni dei diritti umani commesse sotto il regime di Pinochet siano portati di fronte alla giustizia. Deve inoltre annullare la legge d'amnistia (Decreto legge 2191), emanata sotto il regime di Pinochet, che ha finora protetto i responsabili di violazioni dei diritti umani.

Ultimamente, Pinochet aveva riconosciuto la propria "responsabilità politica" per quello che è accaduto sotto il suo regime. Si tratta di un'ammissione vaga, che non ha peso legale e non ha particolari implicazioni per la ricerca di giustizia che è dovuta da oltre 30 anni alle vittime.


Ulteriori informazioni

Augusto Pinochet ha governato in Cile dal 1973 al 1990, dopo aver estromesso con un colpo di Stato il governo del presidente Salvador Allende.Sotto il suo regime sono stati denunciati migliaia di casi di violazioni dei diritti umani. Secondo il rapporto della Commissione Rettig (la Commissione per la verità e la riconciliazione), reso noto nel 1991, 3196 persone morirono a causa della violenza politica durante il suo regime. Di esse, 1185 rimangono tuttora "scomparse".
Lo Stadio nazionale e Villa Grimaldi, dove l'attuale presidente Michelle Bachelet e sua madre vennero detenute nel 1975, furono i centri di prigionia più usati dal regime di Pinochet. Villa Grimaldi è ora stata trasformata in un centro alla memoria. Dal 1988, Augusto Pinochet era stato accusato di numerosi casi di violazioni dei diritti umani ma i procedimenti si sono scontrati con ostacoli legali, soprattutto l'impunità di cui egli godeva come ex presidente e senatore e le sue condizioni di salute. I suoi avvocati hanno sempre sostenuto che non era in grado di prendere parte a un processo. Pinochet, era sotto accusa nel contesto di un'inchiesta di natura finanziaria (il caso Riggs) e di cinque inchieste riguardanti i diritti umani: il centro di detenzione di Villa Grimaldi, l'Operazione Colombo, l'Operazione Condor, la Carovana della morte e il caso Prats.

FINE DEL COMUNCATO Roma, 11 dicembre 2006

Sul web: http://news.amnesty.org/pages/Pinochet_timeline

- - - # - - - # - - -

12 dicembre 2006

Come un altare di sabbia
























La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un altare di sabbia
in riva al mare

La costruzione del mio amore
mi piace guardarla salire
come un grattacielo di cento piani
o come un girasole

ed io ci metto l'esperienza
come su un albero di Natale
come un regalo ad una sposa
un qualcosa che sta lí
e che non fa male

E ad ogni piano c'è un sorriso
per ogni inverno da passare
ad ogni piano un Paradiso
da consumare

dietro una porta un po' d'amore
per quando non ci sarà tempo di fare l'amore
per quando vorrai buttare via
la mia sola fotografia

E intanto guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

e sono qui e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

sono io che guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo

e tutto ciò mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

E la fortuna di un amore
come lo so che può cambiare
dopo si dice l'ho fatto per fare
ma era per non morire

si dice che bello tornare alla vita
che mi era sembrata finita
che bello tornare a vedere
e quel che è peggio è che è tutto vero
perché
La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

la costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un altare di sabbia
in riva al mare

E intanto guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

e sono qui e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

sono io che guardo questo amore
che si fa grande come il cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo

e tutto ciò mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

sì.

Ivano Fossati, La costruzione di un amore, da La Pianta Del Tè - CBS 1988

07 dicembre 2006

"Muoio ogni giorno"

Prova a ripetere questa frase ad alta voce: "Muoio ogni giorno". E' una delle formule augurali che ci piacciono di più. Tu che ne pensi?
Adesso pronunciala con un tono di voce diverso. Intonala sulla melodia di Stella stellina, o imitando la voce del cartone animato che ti piaceva di più quand'eri piccolo. Ripetila dieci volte di fila, oppure fai altri esperimenti vocali.

Poi medita su questi interrogativi.
Quale parte di te dovrai uccidere per accedere alla bellezza che ora ti è preclusa? Quali trucchetti da quattro soldi ti rendono cieco alle benedizioni che la vita vorrebbe regalarti? Quali delle teorie che in passato si sono rivelate utili, o forse addirittura brillanti, oggi ti impediscono di accorgerti della fresca creazione che ogni giorno sboccia davanti ai tuoi occhi?

"Muoio ogni giorno" significa che non basta sopprimere le tue abitudini mentali una volta sola: il prezzo del biglietto per la pronoia è una morte continua. Non dovrai mai smettere di farti domande brutali e prenderti a calci nel culo. L'idea di bellezza, verità, amore, bontà, giustizia e liberazione che abbiamo oggi, domani potrebbe essere già superata. Per stare al passo con l'ultima versione dovrai immergerti regolarmente nelle acque del caos.
La tua relazione con la pronoia dovrà tradursi in una improvvisazione senza fine.

Bob Brezsny, la pronoia è l'antidoto alla paranoia - 888 metodi per diventare selvaggiamente felici, Rizzoli 2005.