04 settembre 2006

Nelle piccole torri - settembre, quasi undici..

















Nelle piccole torri orecchi odono
Le mani raspare alla porta,
Occhi negli abbaini vedono
Le dita sulle serrature.
Dovrò aprire, o dovrò rimanere
Da solo fino al giorno della morte
Non visto da occhi stranieri
In questa casa bianca?

Mani, portate grappoli o veleno?

Al di là di quest’isola recinta
Da un mare sottile di carne
E da una costa d’osso,
La terra si stende lontana dal suono,
Le colline lontane dalla mente.
Né uccello né pesce volante
Disturbano il riposo di quest’isola.
Orecchi in quest’isola odono
Il vento che trascorre come un fuoco,
Occhi in quest’isola vedono
Le navi all’ancora fuori dalla baia.
Dovrò correre alle navi
Col vento nei capelli, o rimanere
Fino al giorno della morte,
senza dare
Il benvenuto a nessun marinaio?

Navi, portate grappoli o veleno?

Le mani raspano alla porta, le navi
Gettano l’ancora fuori dalla baia,
La pioggia batte la sabbia e le ardesie.
Lascerò entrare lo straniero,
Darò il mio benvenuto al marinaio,
O resterò fino al giorno della morte?

Mani dello straniero e stive delle navi,
Cosa portate, grappoli o veleno?


Dylan Thomas

(il link da cui ho tratto l'immagine purtroppo non riesco a ricostruirlo, mi spiace; comunque si trattava di Tibet o Ladakh)

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Dall'ultimo numero di "La Nonviolenza è in cammino", la newsletter quotidiana curata da Peppe Sini, un intervento sulla situazione in Afghanistan, raccontata da una persona che ha vissuto là a lungo, dal 2002 ad oggi.

1. MONDO. ANN JONES: COSA ACCADE IN AFGHANISTAN
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo peraverci messo a disposizione nella sua traduzione ilseguente articolo di AnnJones. Ann Jones, giornalista e fotografa, ha passatola maggior parte degliultimi quattro anni in Afghanistan; attivista per idiritti umani, lavoranel paese con le agenzie internazionali e insegnainglese ai docenti delliceo di Kabul; scrive delle sue esperienze inAfghanistan per "NationMagazine" ed e' stato pubblicato di recente il suolibro: Kabul in inverno:vita senza pace in Afghanistan, Metropolitan Books,2006)]

Vi ricordate di quando il pacifico, democratico,ricostruito Afghanistan erail modello pubblicitario su cui si doveva rifarel'Iraq? Nell'agosto 2002,il segretario alla difesa Donald Rumsfeld parlava delnuovo Afghanistan comedi una "straordinaria vittoria" ed un "modello disuccesso per cio' chepotrebbe accadere in Iraq". Come tutti ormai sanno, ilmodello in Iraq nonsta funzionando. Percio', non dovremmo sorprendercinel sapere che non stafunzionando neppure in Afghanistan.La storia del successo afgano e' sempre stata piu' unafavola che un fatto.Ora, mentre l'amministrazione Bush passa il"peacekeeping" alle forze Nato,l'Afghanistan e' la scena della piu' vasta operazionemilitare nella storiadel trattato del nordatlantico.Le mie mail di oggi riportano l'appello di unachirurga americana che lavoraa Kabul: la sua squadra medica d'emergenza non riescea trattare neanche lameta' dei civili feriti che le vengono inviati dalleprovince in cui sicombatte, a sud e a est. Truppe statunitensi,britanniche e canadesi sitrovano in guerra contro i combattenti talebani,mentre sconcertaticomandanti Nato si stanno gia' chiedendo cos'e' che e'andato male.La risposta sta in un triplice fallimento: nientepace, niente democrazia eniente ricostruzione.*L'amministrazione Bush ha fatto politicamente le cosea rovescio. Dopo averspinto i talebani a suon di bombe nelle periferie, nel2001, ha messo inpiedi un governo senza siglare una pace, uno scenarioche piu' tardi sisarebbe ripetuto in Iraq. Invece di premere pernegoziati di pace fra ipartiti afgani rivali, i vittoriosi americani hannodato il potere agliislamisti ed ai comandanti delle milizie che eranoservite a sostituire isoldati Usa nella guerra contro l'Unione Sovieticadegli anni '80. Poil'amministrazione Bush ha messo in scena elezioni perquesti candidati, edha proclamato che i risultati erano la democrazia.Ha anche confinato la International SecurityAssistance Force (Isaf),composta largamente da truppe europee, alla capitale,creando cosi' un'oasidi sicurezza per il governo, mentre sguinzagliava isignori della guerra disua scelta alla ricerca di Osama bin Laden nel restodel paese.Ad est e sud, che e' come dire in meta' del paese, italebani non hanno maismesso di combattere. Oggi, rimpolpate dall'arrivo dicombattenti importatida al-Qaida (detti arabi-afgani) e con l'ausilio dinuove tecniche appresedall'insorgenza irachena (le bombe sulle strade oquelle suicide), le forzetalebane sono piu' forti di quando gli Usa le"sconfissero" nel 2001.*Secondo la Commissione indipendente afgana per idiritti umani, lamaggioranza degli afgani avrebbero visto con favore unprocesso di amnistiae riconciliazione, e persino il presidente Karzai hadi recente chiestoall'amministrazione Bush di cambiare metodo, e dismettere di uccidereafgani. Ma le politiche riaffermate a Kabul dallasegretaria di statoCondoleeza Rice chiedono di combattere sinoall'eliminazione dell'ultimotalebano.Com'era da aspettarsi, l'opinione pubblica hacominciato ad avversare conforza un governo centrale largamente privo di potere,tenuto sotto scortanella capitale da forze armate straniere.L'insicurezza che la maggior partedegli afgani subiscono, l'assenza di pace, e'abbastanza per aver fatto loroperdere fiducia nel presidente Karzai, spesso definitosarcasticamente "ilsindaco di Kabul" o "l'assistente dell'ambasciatoreamericano".Storicamente, gli afgani hanno scelto e seguito leaderforti: da chi guidasi aspettano sicurezza, lavoro, o almeno che facciaqualcosa. Il governoKarzai, costretto a seguire un'agenda al serviziodegli Usa, si trova spessoin difficolta' nel difendere gli interessi afgani, enon ha dato nulla alcittadino medio che vive ancora in una poverta'abissale. Nel 2004,doverosamente gli afgani votarono per Karzai, qualestrumento delle promesseamericane. Nel 2005, quando si tennero le elezioniparlamentari, glielettori indicarono che ne avevano abbastanza deglistessi candidati,comandanti di milizie ed estremisti islamisti, e dellestesse vuotepromesse.*La parte piu' triste della storia sta qui: nonostantela finta pace e lademocrazia da burletta vantate dell'amministrazioneBush, quest'ultimaavrebbe potuto fare dell'Afghanistan un successo solose avesse portato acompimento la terza e piu' grande promessa, quella diricostruire un paesebombardato.La maggioranza degli afgani, dopo la dispersione deitalebani, era piena disperanza e desiderosa di mettersi al lavoro. Ibenefici tangibili dellaricostruzione (impieghi, case, scuole, assistenzasanitaria) avrebberopotuto indurli a sostenere il governo e a trasformareuna democraziaillusoria in qualcosa di piu' reale. Ma laricostruzione non e' avvenuta.Quando le forze Nato si sono mosse quest'estate nelleprovince del sud, per"mantenere la pace e continuare lo sviluppo", ilgenerale David Richards,comandante britannico dell'operazione, sembra essererimasto scioccato nelloscoprire che nessuno sviluppo, o ben poco, era maicominciato. Di questofallimento, i primi responsabili sono gli Usa. Fino aquest'ultimo anno, lacoalizione guidata dagli americani ha assunto per se'sola il compito diristabilire condizioni di sicurezza fuori Kabul, manon vi ha impiegato sulterreno un solo uomo. Come risultato, i volontari diassociazioni umanitarie(internazionali e afgane) hanno perso la vita,pressoche' tutte le ong sisono ritirate all'interno di Kabul o, come Medicisenza frontiere, hannolasciato il paese. I mercenari, ancora presenti nelpaese, si trovanoregolarmente coinvolti in progetti relativi alla"sicurezza", cosi' che ildenaro degli aiuti umanitari, come sta accadendo anchein Iraq, finisce nelbudget militare.Una recente testimonianza dell'Ispettore generale perla ricostruzionedell'Iraq ha rivelato come l'Agenzia statunitense perlo sviluppointernazionale (Usaid) manipoli i propri conti pernascondere i mastodonticicosti che i problemi di sicurezza aggiungono aiprogetti d'aiuto (si arrivaa maggiorazioni del 418%). E' ragionevole pensare chese ascoltassimol'Ispettore responsabile per l'Afghanistan ciracconterebbe le medesimestorie: le ditte sotto contratto per l'Usaid sono lestesse. Senza pace nonpuo' esserci sicurezza, e senza sicurezza non c'e'ricostruzione.Ma c'e' di piu'. Per capire il fallimento, e la frode,di tali progetti diricostruzione, bisogna dare un'occhiata allo specificosistema con cui gliUsa forniscono aiuto per lo sviluppo a livellointernazionale. Durante gliultimi cinque anni gli Usa e molti altri donatorihanno mandato miliardi didollari in Afghanistan, eppure gli afgani continuano achiedere: Dove sonofiniti i soldi? Chi paga le tasse in America dovrebbefare la stessadomanda. La risposta ufficiale e' che i fondi inviatidai donatori siperdono nella corruzione afgana. Ma gli afganiequivoci, abituati allebustarelle da due soldi, stanno imparando come lacorruzione ad alto livellofunzioni benissimo per i padroni del mondo.*Un rapporto del giugno 2005, molto circostanziato, diAction Aid (ong consede centrale a Johannesburg in Sudafrica, assairispettata) ci aiuta a farchiarezza su come funzioni questo mondo. Il rapportoha studiato gli aiutiallo sviluppo forniti da tutti i paesi sul globo ed hascoperto che solo unapiccola parte di essi (forse tocca il 40%) e'concreta. Il resto e' "aiutofantasma", il che significa che i soldi nonarriveranno mai ai paesi a cuisono destinati.Parte di questi soldi non esistono proprio, se noncome voce in bilancio,come quando i paesi contabilizzano la cancellazionedel debito o i costi dicostruzione di una bella nuova ambasciata nellacolonna degli aiuti. Moltidi questi soldi non lasceranno mai la propria casa: imandati di pagamentoper gli "esperti" americani sotto contrattodall'Usaid, per esempio, vannodirettamente dall'agenzia alle banche Usa, senza maipassare per i "paesiche devono essere ricostruiti". Molto altro denaro,conclude il rapporto, e'buttato via in "assistenza tecnica superpagata einefficace" (come gli"esperti" di cui sopra, per dire).Ed un'altra bella fetta di soldi e' legata allanazione donatrice, il chevuol dire che chi la riceve e' obbligato ad usare ildenaro per comprareprodotti del paese donatore: soprattutto quando lestesse merci potrebbetrovarle a prezzo assai piu' basso in casa propria.Gli Usa sono ai piu' alti livelli nella classifica dei"donatori fantasma",solo la Francia qualche volta li supera. Il 47%dell'aiuto americano allosviluppo va alla "superpagata assistenza tecnica";solo il 4% dell'aiutosvedese lo fa, e il 2% dell'aiuto lussemburghese oirlandese. E per quantoriguarda il dover acquistare prodotti del paesedonatore, ne' la Svezia, ne'la Norvegia, ne' l'Irlanda o il Regno Unito lo fanno.Il 70% del denaroamericano legato agli aiuti ha questa clausola, didoverci comperare robaamericana, soprattutto sistemi d'arma. Consideratequeste pratiche, ActionAid calcola che 86 centesimi su ogni dollaro siano"aiuto fantasma".Secondo gli standard fissati anni orsono dall'Onu e aiquali ha aderitopraticamente ogni nazione del mondo, un paese riccodovrebbe dare lo 0,7%del suo introito nazionale annuale a quelli poveri.Solo i paesi scandinavi,l'Olanda ed il Lussemburgo (con lo 0,65%) siavvicinano alla percentuale;all'altro capo della fila, ci sono gli Usa con lo0,02%: 8 dollari l'anno apersona dal "paese piu' ricco del mondo" (a confronto,pensate che la Sveziane da' 193, la Norvegia 304 e il Lussemburgo 357). Ilpresidente Bush sivanta di aver mandato miliardi di dollari inAfghanistan, ma in effettiavremmo ottenuto un miglior risultato passando in giroun cappello.*L'amministrazione Usa spesso deliberatamenterappresenta in modo falso ilsuo programma di aiuti ad uso delle popolazioni. Loscorso anno, peresempio, mentre il presidente Bush mandava sua mogliea Kabul per poche ore,il tempo di fare qualche fotografia pubblicitaria, il"New York Times"riportava che la missione di costei era "la promessadi un impegno a lungotermine per l'istruzione di donne e bambini". Nel suodiscorso di Kabul, lasignora Bush disse che gli Usa avrebbero fornito 17,7milioni di dollari inpiu' per sostenere l'istruzione in Afghanistan.Quello che e' accaduto e' che il fondo in questione e'stato usato percostruire un'universita' privata, l'Universita'americana dell'Afghanistan,diretta alle elite afgane e statunitensi, e a cui siaccede a pagamento: ilfatto che un'universita' privata venga finanziata daisoldi delle tassepubbliche e costruita dal corpo dei genieridell'esercito Usa e' un'altradelle peculiarita' degli aiuti in stile Bush.Ashraf Ghani, l'ex ministro delle finanze afgane, epresidentedell'Universita' di Kabul, si e' lamentato: "Non sipuo' continuare asostenere l'istruzione privata ed ignorare quellapubblica".*Tipicamente, gli Usa preferiscono canalizzare ildanaro degli aiutiumanitari verso appaltatori statunitensi. L'assistenzaumanitaria Usa e'sempre piu' privatizzata, ed e' ormai solo unmeccanismo per trasferire idollari delle tasse ai forzieri di ditte americaneselezionate, ed alletasche di chi i soldi li ha gia'. Nel 2001 AndrewNatsios, l'alloradirettore di Usaid, cito' i fondi per l'assistenzaall'estero come "unostrumento politico chiave", disegnato per aiutare glialtri paesi a"diventare migliori mercati per l'esportazionestatunitense". Per garantireche tale missione vada a buon fine, il Dipartimento diStato ha di recenteassunto la direzione di quelle che prima, almenoformalmente, erano agenzieumanitarie semi-autonome. E poiche' lo scopodell'aiuto americano e' quellodi rendere il mondo sicuro per gli affari americani,Usaid si serve di unalista di ditte "favorite" (che puo' leggermente mutarea seconda deirisultati elettorali) a cui chiede di sottoporreprogetti, e talvoltainterpella un solo appaltatore, la stessa efficienteprocedura che ha resol'Halliburton cosi' fortunata in Iraq.Le ditte preselezionate stipulano un contratto conl'Usaid, detto Iqc(ovvero "per quantita' indefinite"). Le dittepresentano informazioni vaghesu cosa potrebbero fare in aree non megliospecificate, riservandosi ledefinizioni per un successivo contratto. La ditta divolta in volta sceltaverra' invitata a materializzare le sue speculazionitramite il formato Rfp(ovvero "richiesta di proposte"), e poi inviata in unpaese straniero acercare di rendere reale qualsiasi tipo di lavorosognato da teorici diWashington, assolutamente non oberati dalla conoscenzadi prima mano dellosfortunato paese in questione.I criteri con cui si scelgono gli appaltatori ha pocoo niente a che farecon le condizioni del paese che li riceve, e non sonoesattamente cio' chechiamereste campioni di trasparenza.*Prendete il caso della strada maestra Kabul-Kandahar,che il sito dell'Usaidpropaganda con orgoglio come un successo. In cinqueanni e' la sola stradache sia mai stata finita, il che supera almeno di unpunto il recorddell'amministrazione Bush nella costruzione di sistemiidrici o fognari(nessuno).Nel marzo 2005, la superstrada in questione apparvesul giornale "KabulWeekly" sotto il titolo: "Milioni buttati via perstrade di seconda mano".Il giornalista afgano Mirwais Harooni racconto' chesebbene ditteinternazionali si fossero offerte per ricostruire lastrada al prezzo di 250dollari al chilometro, gli statunitensi del LouisBerger Group avevanoottenuto il lavoro al prezzo di 700 dollari alchilometro (ce ne sono 389).Perche'? La risposta standard americana e' che gliamericani lavoranomeglio, sebbene non sia il caso della ditta Berger cheall'epoca era gia' inritardo su un altro contratto di 665 milioni didollari per costruire scuolein Afganistan. La Berger subappalto' la costruzionedella stretta strada adue corsie, priva di guard-rail, a ditte turche edindiane, al costo finaledi un milione di dollari a miglio: e chiunque civiaggi oggi puo' constatareche sta gia' cadendo a pezzi.L'ex ministro della pianificazione Ramazan Bashardostfece notare che inmateria di strade i talebani avevano fatto un migliorlavoro, ed anche luipose la fatidica domanda: "Dove sono finiti i soldi?".Oggi, con una mossache certamente fara' crollare gli indici di gradimentodi Karzai, edanneggera' ulteriormente le truppe Usa e Natopresenti nell'area,l'amministrazione Bush sta facendo pressione sulgoverno afgano affinche'questo "dono del popolo degli Stati Uniti" (cosi'venne definita la strada)sia trasformato in una strada a pagamento: 20 dollaria guidatore per unpermesso di transito valido un mese. In questo modo,dicono gli espertiamericani fornitori di superpagata assistenza tecnica,l'Afghanistanpotrebbe avere un introito annuo di 30 milioni didollari dai suoi cittadiniimmiseriti e alleggerire finalmente il "peso"dell'aiuto che grava sugliUsa.*C'e' da stupirsi se l'aiuto straniero sembraall'afgano ordinario qualcosadi cui sono gli stranieri a godere?Ad una estremita' dell'infame superstrada, a Kabul,gli afgani si lamentanodei fantasiosi ristoranti dove questi esperti ed altriforestieri siriuniscono per bere alcolici, divertirsi e piombarenudi nelle piscine.Obiettano alla presenza di bordelli in citta' (ottonel 2005), bordelli incui donne afgane vengono trafficate per servire ai"bisogni" deglistranieri. Si lamentano del fatto che la capitale e'ancora un ammasso dirovine, che molte persone vivano ancora sotto letende, che in migliaia nontrovano lavoro, che i bambini sono denutriti, che lescuole e gli ospedalisono sovraffollati, che donne in burqa stracciatimendicano nelle strade efiniscono per prostituirsi, che i bambini vengonorapiti e venduti inschiavitu', o assassinati per ricavarne organi datrapianto. Si chiedonodove sia finito il denaro degli aiuti promessi e cosaquesto governofantoccio possa fare per migliorare le cose.All'altra estremita' della strada c'e' Kandahar, lacitta' natale delpresidente Karzai. Nelle provincie del sud (Kandahar,Helmand, Zabul eUruzgan) si stima che il comandante talebano MullahDadullah abbia piu' di12.000 uomini armati e squadre di suicidi pronti afarsi saltare in aria conbombe. Tendono agguati alle truppe Nato arrivate difresco. Il comandantebritannico Richards ha di recente dato il suo avviso:"Dobbiamo capire chein effetti qui possiamo fallire".Gli Usa attaccano i talebani come fecero nel 2001, coni bombardamentiaerei. Il "Times" di Londra riporta che solo nelmaggio scorso ce ne sonostati 750; ogni giorno ci sono notizie di vittimeprodotte dai combattimentifra Nato e talebani, e di vittime che erano "sospetti"talebani o semplicicivili, uccisi dai bombardamenti americani a largoraggio.Nel frattempo, i talebani prendono il controllo deivillaggi. Uccidono gliinsegnanti e fanno saltare per aria le scuole. Lesquadre antidroga guidatedagli Usa pure prendono il controllo di villaggi edistruggono lecoltivazioni di papavero da oppio di contadini inmiseria.Presi, come al solito, nel mezzo di due fazioni inguerra, gli afgani delsud e dell'est hanno da tempo cessato di chiedersidove sono finiti i soldi.Si chiedono invece chi sia a governare. E che fine hafatto la pace.

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(ringrazio per la segnalazione Gualtiero Via, GLT Nonviolenza Rete Lilliput Nodo di Bologna).
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01 settembre 2006

>King of pain




Theres a little black spot on the sun today
Its the same old thing as yesterday
Theres a black hat caught in a high tree top
Theres a flag pole rag and the wind wont stop

I have stood here before inside the pouring rain
With the world turning circles running round my brain
I guess Im always hoping that youll end this reign
But its my destiny to be the king of pain

Theres a little black spot on the sun today
Thats my soul up there
Its the same old thing as yesterday
Thats my soul up there
Theres a black hat caught in a high tree top
Thats my soul up there
Theres a flag pole rag and the wind wont stop
Thats my soul up there

I have stood here before inside the pouring rain
With the world turning circles running round my brain
I guess Im always hoping that youll end this reign
But its my destiny to be the king of pain

Theres a fossil thats trapped in a high cliff wall
Thats my soul up there
Theres a dead salmon frozen in a waterfall
Thats my soul up there
Theres a blue whale beached by a springtides ebb
Thats my soul up there
Theres a butterfly trapped in a spiders web
Thats my soul up there

I have stood here before inside the pouring rain
With the world turning circles running round my brain
I guess Im always hoping that youll end this reign
But its my destiny to be the king of pain

Theres a king on a throne with his eyes torn out
Theres a blind man looking for a shadow of doubt
Thers a rich man sleeping on a golden bed
Theres a skeleton choking on a crust of bread
King of pain

Theres a red fox thorn by a huntsmans pack
Thats my soul up there
Theres a black winged gull with a broken back
Thats my soul up there
Theres a little black spot on the sun today
Its the same old thing as yesterday

I have stood here before inside the pouring rain
With the world turning circles running round my brain
I guess Im always hoping that youll end this reign
But its my destiny to be the king of pain
King of pain
King of pain
King of pain
Ill always be
king of pain
Ill always be
king of pain
Ill always be king of pain...

The Police, Sinchronicity, 1983

31 agosto 2006

>I nove miliardi di nomi di Dio




"Questa richiesta è un po' strana", disse il dottor Wagner atteggiandosi in modo che il suo autocontrollo apparisse credibile. "Per quanto ne sappia è la prima volta che un monastero tibetano ordina un computer. Non voglio essere indiscreto, ma non avrei mai pensato che la vostra comunità potesse aver bisogno di una macchina del genere. Posso chiedervi che cosa ne volete fare?" "Volentieri", rispose il lama aggiustandosi i lembi della sua veste di seta e posando sul tavolo il regolo che aveva usato per calcolare il cambio delle valute. "Il vostro computer Mark V, può eseguire tutte le operazioni matematiche utilizzando fino a 10 decimali. Tuttavia per il nostro lavoro ci interessano le lettere, non le cifre. Vi chiederò di modificare il circuito di output in modo da stampare parole e non colonne di numeri." "Mi sembra di non afferrare bene..." "Questo è un progetto al quale stiamo lavorando da tre secoli - da quando il monastero è stato fondato. È qualcosa che in qualche modo può essere distante dal vostro modo di pensare, per questo spero che vorrete ascoltare le mie spiegazioni senza alcun pregiudizio." "D'accordo" "È abbastanza semplice. Stiamo compilando la lista che contenga tutti i possibili nomi di Dio". "Prego?" "Abbiamo buoni motivi per credere" continuò il lama imperturbabile "che tutti questi nomi possono essere scritti con non più di nove lettere del nostro alfabeto." "E avete fatto questo per tre secoli?" "Sì, avevamo calcolato che ci sarebbero stati necessari quindicimila anni per portare a termine il nostro lavoro." "Oh!" il dottor Wagner apparve confuso "adesso comprendo perché volete noleggiare una delle nostre macchine. Ma qual è esattamente lo scopo del progetto?" Per una frazione di secondo il lama esitò e Wagner temette di averlo offeso. In ogni caso nella risposta non avvertì alcun sentimento di fastidio. "Definitela una pratica rituale, se volete, ma costituisce una parte fondamentale della nostra fede. I nomi dell'Essere Supremo - Dio, Jehova, Allah, ecc. non sono altro che etichette definite dagli uomini. C'è un problema filosofico di una certa complessità, che preferirei non discutere in questa occasione, ma abbiamo la certezza che fra tutte le possibili combinazioni di lettere si trovano i veri nomi di Dio. Attraverso sistematiche permutazioni di lettere stiamo cercando di trovarli e di scriverli tutti." "Vedo. Voi avete cominciato con AAA AAA AAA e arriverete a ZZZ ZZZ ZZZ." "Esattamente, salvo che noi adoperiamo il nostro alfabeto speciale. Vi sarà certamente facile modificare la stampante in modo che usi il nostro alfabeto. Ma un problema che vi interesserà di più sarà la messa a punto di circuiti speciali che riescano a filtrare ed eliminare le combinazioni prive di significato. Per esempio, nessuna delle lettere deve apparire più di tre volte successivamente." "Tre? Siete sicuro che non sia due." "No. Tre. Ma la spiegazione completa richiederebbe troppo tempo, anche se voi foste in grado di comprendere la nostra lingua." Wagner si affrettò a dire: "Certo, certo, continuate." "Vi sarà facile adattare il vostro computer a questo scopo. Con uno specifico programma una macchina di questo genere è in grado di permutare le lettere le une dopo le altre e stampare il risultato. Il lavoro che avrebbe richiesto quindicimila anni potrà essere portato a termine in cento giorni." Il dottor Wagner avvertiva appena i rumori attutiti che provenivano dalle sottostanti strade di Manhattan. Egli aveva la sensazione di essere in un mondo diverso, un mondo incontaminato pieno di montagne. Lassù nel mezzo di quelle remote altitudini questi monaci tibetani, generazione dopo generazione, componevano da trecento anni la loro lista di nomi privi di senso... Non c'era dunque limite alla follia umana? Ma il dottor Wagner non doveva manifestare i suoi pensieri. Il cliente ha sempre ragione... Rispose: "Non dubito che possiamo modificare il computer Mark V in modo che stampi liste di quel genere. Mi preoccupano di più l'installazione e la manutenzione. Inoltre, di questi tempi, non sarà facile inviarla nel Tibet." "Possiamo superare questa difficoltà. I componenti sono di dimensioni sufficientemente piccole per poter essere trasportati in aereo - peraltro questa è una delle ragioni per cui abbiamo scelto la vostra macchina. Spedite i pezzi in India, ci incaricheremo noi del resto." "Desiderate assumere due dei nostri ingegneri?" "Sì, per montare e controllare la macchina durante i tre mesi di durata del progetto." "Non ho dubbi che la direzione del personale possa risolvere il problema" disse Wagner scrivendo una nota sul suo taccuino. "Ma restano da risolvere due altre questioni..."' Prima che terminasse la frase, il lama tirò fuori dalla tasca un foglietto: "Questo è un documento comprovante il mio conto presso la Banca Asiatica'." "Grazie. Perfetto... Ma, se permettete, la seconda questione è così sciocca che esito a parlarne. Capita spesso che si dimentichi qualche cosa di ovvio. Che tipo di generatore di energia elettrica possedete?" "Abbiamo un generatore elettrico Diesel di 50 KW di potenza, 110 volt. È stato installato cinque anni fa e funziona bene. Ci facilita la vita, al monastero. L'abbiamo acquistato soprattutto per far girare le ruote delle preghiere." "Ah sì, certamente, avrei dovuto pensarci" fece eco il dottor Wagner.

Dal parapetto la veduta faceva venire le vertigini, ma è noto che ci si abitua a tutto. Erano passati tre mesi e George Hanley non era più impressionato dai duemila piedi di strapiombo che separavano il monastero dai campi che nella pianura sembravano formare una scacchiera. Appoggiato alle pietre corrose dal vento, l'ingegnere contemplava con occhio pigro le montagne lontane, di cui non si era dato pena di conoscere il nome. Questo, pensava George, era il progetto più matto a cui aveva preso parte. "Progetto Shangri-La", l'aveva battezzato qualche collega spiritoso. Settimana dopo settimana il computer Mark V aveva coperto migliaia di fogli di parole senza senso. Paziente e inesorabile, il computer aveva disposto le lettere dell'alfabeto in tutte le possibili combinazioni, esaurendo una serie dopo l'altra. I monaci ritagliavano certe parole appena uscite dalla stampante e le incollavano in enormi registri. Entro una settimana, con la benedizione del Cielo, essi avrebbero finito. Hanley ignorava attraverso quali calcoli misteriosi essi erano arrivati alla conclusione che non occorreva studiare raggruppamenti di dieci, venti, cento lettere. Uno dei suoi incubi ricorrenti era che i piani venissero cambiati e che il gran lama (che essi avevano soprannominato Sam Jaffe, anche se non gli somigliava molto) avesse improvvisamente deciso di complicare un po' di più I'operazione e di continuare il lavoro fino all'anno 2060. Essi sarebbero stati anche capaci di farlo. George udì la pesante porta di legno sbattere al vento mentre Chuck lo raggiunse sulla terrazza. Chuck fumava, come al solito, uno di quei sigari per i quali si era reso popolare tra i lama, i quali sembravano desiderosi di godere tutti i piccoli piaceri della vita e la maggior parte di quelli grandi. C'era una cosa che li giustificava: potevano essere pazzi, però non sembravano dei puritani. Le frequenti spedizioni al villaggio non erano disinteressate... "Ascolta, George," disse Chuck con insistenza "Mi sembra che abbiamo dei problemi." "La macchina è guasta?" Questa era la peggiore eventualità che George poteva immaginare. Questo fatto poteva ritardare il loro ritorno, e niente poteva essere così orribile. In quella situazione perfino vedere degli spot commerciali in TV poteva sembrare manna dal cielo. Almeno avevano la sensazione di avere un collegamento con casa loro. "No, niente di simile" Chuck si sedette sul parapetto. Era una cosa inusuale in quanto soffriva di vertigini. "Semplicemente, ho scoperto lo scopo dell'operazione." "Ma lo sapevamo!" "Sapevamo che cosa i monaci volevano fare, ma non sapevamo perché. Si tratta di una cosa folle." "Dimmi qualcosa di nuovo" ringhiò George. "Ascolta, George, il vecchio Sam mi ha chiarito le cose. Sai che egli ogni pomeriggio va a vedere i tabulati che escono dalla stampante. Bene, stavolta mi è sembrato particolarmente eccitato. Quando gli ho detto che eravamo all'ultimo ciclo egli mi ha chiesto nel suo simpatico accento inglese, se sapevo che cosa stavano cercando di fare. Io ho risposto: "Certo!" e lui me l'ha detto. "Vai avanti!" "Bene, loro credono che quando avranno scritto tutti i Suoi nomi - che secondo loro sono circa nove miliardi - sarà raggiunto lo scopo di Dio. La razza umana avrà realizzato il compito per cui è stata creata e non ci sarà nessun motivo perché continui a vivere. Questa idea mi sembra una bestemmia." "Allora che cosa si aspettano? Il nostro suicidio?" "Non ce n'è bisogno. Quando la lista sarà terminata, Dio interverrà e sarà finita." "Adesso capisco. Quando avremo finito sarà la fine del mondo." Chuck ebbe una risatina nervosa. "È ciò che ho detto al vecchio Sam. E sai che cosa è successo? Mi ha guardato in un modo strano, come un professore guarda un allievo particolarmente stupido, e mi ha detto: "Oh! Non sarà una cosa così insignificante." George rifletté un istante. "È un tipo che ha evidentemente idee larghe" disse "ma, detto questo, che cosa cambia? Sapevamo già che erano matti." "Sì. Ma non capisci che cosa può accadere? Quando la lista viene terminata e le trombe delI'angelo non suonano, essi possono concludere che la colpa è nostra. Dopo tutto utilizzano la nostra macchina. Questa faccenda mi piace molto poco." "Ti seguo" disse lentamente George "ma ne ho viste altre. Quando ero ragazzo, in Louisiana, un predicatore annunciò la fine del mondo per la domenica seguente. Centinaia di tipi ci credettero. Alcuni, vendettero persino le loro case. Ma quando videro che non era successo niente non si arrabbiarono come si poteva pensare. Essi pensarono che aveva fatto male i calcoli e la maggior parte non smise di credere in lui." "Nel caso che tu non l'abbia notato, ti faccio presente che non siamo in Louisiana. Siamo soli, noi due, fra centinaia di monaci. lo li adoro, ma preferirei essere altrove quando il vecchio Sam si accorgerà che l'operazione fallirà." "Sono settimane che lo desidero. Ma non possiamo fare nulla finché il contratto non scade e verranno a prelevarci per tornare a casa." "Naturalmente" disse pensosamente Chuck "potremmo tentare un piccolo sabotaggio." "Lasciamo perdere. Questo potrebbe peggiorare le cose." "Penso proprio di no. Dai un'occhiata. Lavorando ventiquattro ore al giorno, la macchina finirà le operazioni fra quattro giorni. L'aereo arriva fra una settimana. O.K. - tutto quello di cui abbiamo bisogno è trovare qualcosa che debba essere sostituito nel momento della revisione - qualcosa che sospenda il lavoro per un paio di giorni. Naturalmente metteremo tutto a posto, ma non troppo in fretta. Se calcoliamo bene il tempo, dovremmo essere all'aeroporto quando l'ultimo nome uscirà dalla macchina. A quel punto non riusciranno più a prenderci." "Non mi va" disse George "sarebbe la prima volta che diserto il lavoro. Inoltre questo tipo di comportamento li renderebbe sospettosi. Teniamoci forte e vediamo quello che succederà." Sette giorni dopo mentre i piccoli ponies di montagna scendevano per la strada a spirale, Hanley disse: "Ho un po' di rimorsi. Non scappo perché ho paura, ma perché mi dispiace. Non vorrei vedere la faccia di quelle brave persone quando la macchina si fermerà. Mi sto chiedendo come la prenderà Sam." "È buffo" rispose Chuck "ma quando lo ho salutato ha capito benissimo che noi ci mettevamo in salvo, ma la cosa per lui è indifferente perché sa che la macchina funziona in modo automatico e che il lavoro sarebbe finito presto. Dopo di che per lui non ci sarebbe stato un dopo." George si girò sulla sella e guardò indietro alla strada sulle montagne. Le costruzioni dei monasteri si stagliavano scure nel sole al tramonto. Piccole luci brillavano di quando in quando come gli oblò sul fianco di un transatlantico. Erano naturalmente delle lampade elettriche attaccate agli stessi circuiti del computer Mark V. Che cosa sarebbe capitato al computer? si interrogò George. I monaci l'avrebbero distrutta nella loro ira e nel loro disappunto? o magari si sarebbero seduti quietamente e avrebbero ricominciato da capo i loro calcoli? Sapeva esattamente che cosa accadeva in ogni momento sulla montagna, dietro la muraglia. Il gran lama e i suoi assistenti, seduti e con i loro vestiti di seta, esaminavano i fogli, mentre alcuni novizi li ritagliavano dopo averli prelevati dalla stampante e li incollavano sull'enorme registro. Nessuno parlava. Non si sentiva altro che il rumore della stampante, dal momento che il computer Mark V lavorava in perfetto silenzio mentre elaborava migliaia di calcoli al secondo. Tre mesi di quella vita, pensava George, erano sufficienti per far impazzire chiunque. "Eccolo!" urlò Chuck indicando un punto giù nella valle "ed è davvero splendido." Era davvero splendido, pensò George. Simile a una minuscola croce d'argento il vecchio aereo da trasporto DC3 si era posato laggiù sul piccolo aeroporto. In due ore li avrebbe portati via verso la libertà e la salvezza. Questo pensiero aveva lo stesso sapore di un liquore pregiato. Chuck cullò questo pensiero mentre il pony scendeva pazientemente la china. Cominciavano a scendere le tenebre sulle alte cime dell'Himalaya. Fortunatamente la strada era buona, come lo può essere una strada in quelle regioni, ed entrambi avevano delle torce. Non si profilava alcun pericolo, solo un po' di disagio a causa del freddo pungente. Il cielo sopra di loro era perfettamente chiaro ed illuminato dalle stelle amiche. Almeno non si sarebbe corso il rischio che il piloti non riuscisse ad effettuare il decollo a causa delle condizioni del tempo, pensò George. Era l'unico pensiero che lo assillava. Cominciò a cantare, ma dopo un po' si interruppe. Questa vasta arena di montagne che brillavano come dei fantasmi incappucciati non incoraggiava il suo entusiasmo. George diede un'occhiata all'orologio. "Dovremmo esserci fra un'ora" disse a Chuck che lo seguiva. Poi aggiunse: "Credi che il computer abbia finito i calcoli? Mi sembra che doveva essere verso quest'ora." Chuck non rispose, e George si girò sulla sella. Vide la faccia di Chuck pallida e rivolta verso il cielo. "Guarda" mormorò Chuck. A sua volta George alzò gli occhi verso il cielo. (C'è sempre un'ultima volta per tutte le cose). Sopra di essi, silenziosamente, le stelle, ad una ad una, si stavano spegnendo.

Arthur C. Clarke, I nove miliardi di nomi di Dio

Fragilità
































































FRAGILE Una bambina ammira una scultura di rame e fibra vegetale installata a Sidney (Torsten Blackwood/Afp)

CASTELLI DI SABBIA Tre persone lavorano a una scultura in sabbia per il festival internazionale delle sculture in sabbia a Berlino. (Tobias Schwarz/Reuters)

INVITANTE Una bagnante australiana sorpresa alla vista sulla spiaggia di Tamarama nei pressi di Sydney, di quest'opera d'arte realizzata dall'artista Jeremy Parnell per la nona edizione dell'esposizione «Sculture sul mare» (Will Burgess/Reuters)


30 agosto 2006

Sincera autocritica...

















iluminación per cui si ringrazia l'ottimo Ricardo Cucamonga
www.perravida.com

Bye Naguib Mahfouz, from all mankind

Naguib Mahfouz
Egypt
b. 1911
d. 2006

"who, through works rich in nuance - now clear-sightedly realistic, now evocatively ambiguous - has formed an Arabian narrative art that applies to all mankind"


questa la motivazione con cui nel 1988 l'Accademia di Svezia gli conferì il Premio Nobel.

qui potete leggere il Presentation Speech dell'Accademia e la sua Nobel Lecture:
http://nobelprize.org/nobel_prizes/literature/laureates/1988/

L'immagine è tratta dagli archivi di www.egypttoday.com


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da www.carta.org

Egitto. Nagib Mafouz è morto
30 agosto 2006

Si è spento al Cairo, in un ospedale, Nagib Mafouz, il più grande scrittore egiziano e uno dei più grandi scrittori arabi contemporanei. Autore di oltre trenta romanzi, aveva vinto - primo tra gli arabi - il Nobel per la letteratura nel 1988. Nel 1994 aveva subito un attacco da parte di fondamentalisti religiosi per il modo in cui i temi legati alla religione erano stati trattati in alcuni suoi libri, uno dei quali era stato bandito in Egitto. Aveva 94 anni.

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>Forza? ONU?

Ero ad Assisi anch'io sabato scorso, lo striscione campeggiava appeso al tavolo che ospitava i principali relatori dell'assemblea. Condivido, come molti che erano là, l'analisi di Sullo, la cui scrittura mi convince come sempre per equilibrio ed efficacia.

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da www.carta.org del 28/8/2006

Forza? Onu?
di Pierluigi Sullo

I bastimenti partono carichi di soldati [e di armi], il consiglio dei ministri dà il via libera alla "missione" in Libano, tutti si congratulano per il ritrovato "prestigio" del nostro paese e ad Assisi si marcia dietro uno striscione che recita "Forza Onu". Nel Libano del sud, soldati israeliani e libanesi, combattenti Hezbollah e, si presume, la povera gente bombardata per oltre un mese, aspettano l'arrivo dei caschi blu per avviare una tregua meno precaria. Beninteso, anche gli israeliani che vivono nel nord del paese aspettano la tregua, dopo le scariche di razzi degli Hezbollah. A Gaza e in Palestina nessuno aspetta niente di meglio di un "raid aereo" o un'incursione di carri armati: ministri e altre figure istituzionali palestinesi, appartenenti al partito che ha vinto le elezioni, Hamas, sono in carcere, sequestrati dallo Stato di Israele [ma i giornali dicono "arrestati"]: però D'Alema, ministro degli esteri, dice che il prossimo passo deve essere garantire tregua anche tra palestinesi e israeliani, forse con un'altra "forza" dell'Onu. In generale, si constata che il metodo Bush per fare la guerra [io la faccio, gli altri si adeguano] è stato sconfitto dall'accordo plurale, in cui ha avuto un gran ruolo l'Unione europea, che ha condotto alla spedizione in Libano.
Insomma, le cose vanno meglio, si direbbe. Ma perché non riusciamo ad essere contenti, o almeno convinti? Noi, è noto, evitiamo gli atteggiamenti "anti-imperialisti", che conducono fatalmente a schierarsi tra i contendenti in campo, per qualunque "resistenza" all'"imperialismo": Saddam contro i due Bush, Milosevic contro la Nato, Hezbollah contro Israele, ecc. Cerchiamo sempre la terza possibilità, quella che in politica [questa politica] non è contemplata: costruire la pace con la pace, ossia con la cooperazione alla pari, l'amicizia, il dialogo, quel che molti chiamano l'"interposizione non violenta", i "corpi civili di pace", ecc. A parte il dubbio fascino degli antagonisti attuali dell'"imperialismo", è noto che qualunque resistenza tende [non sempre ma quasi] a diventare simile al suo avversario: il fascino della pistola, di poter decidere della vita e della morte - come dice Eduardo Galeano in un bel documentario sull'Argentina degli anni della dittatura - produce buoni soldati che obbediscono, non buoni rivoluzionari che pensano.
I più saggi, tra i pacifisti e nonviolenti, dicono che bisogna saper apprezzare anche i piccoli passi, l'avvicinamento alla possibilità di fare la pace con la pace [quel che Paolo Cacciari lamenta sia giudicato dalla politica realista un atteggiamento "naif"]. Dunque, l'atteggiamento di D'Alema, il tipo di Risoluzione dell'Onu e le "regole d'ingaggio", il gradimento di tutte le parti in causa, l'incrinatura nell'unilateralismo statunitense, il prossimo ritiro di truppe dall'Iraq [speriamo che sia prossimo: ma l'Afghanistan?], tutto questo e altro ancora inducono a rallegrarsi. Carta ha anche aderito [per quanto non invitata] alla marcia di Assisi, con lo stesso spirito, se permettete, con cui hanno aderito i genitori e i compagni di Angelo Frammartino, o anche Pax Cristi: meglio discutere che lanciarsi anatemi.
Però. A chi è venuto in mente uno striscione così demenziale come "Forza Onu"? Intanto, l'uso della parola "forza" andrebbe bandito dalle manifestazioni pacifiste: allude a un immaginario fatto di potenza virile. E poi, l'Onu. Capiamo bene che, allo stato, altre possibilità di risolvere controversie tra Stati in modo non bellico non ce n'è. Ma l'Onu è la stessa che ha più o meno approvato a posteriori l'invasione dell'Iraq, che ha prestato la sua bandiera per le forze [appunto] della Nato che combattono in Afghanistan l'ennesima guerra in quel disgraziato paese. Di colpo l'Onu è diventata qualcos'altro? Il Consiglio di sicurezza si è democratizzato? A decidere è l'assemblea generale sulla base del principio una testa [uno Stato] un voto? E - domanda fondamentale - sono gli Stati che siedono all'Onu i legittimi rappresentanti dei popoli [l'annuale convegno di Perugia si chiama appunto l'"Onu dei popoli"]?. Perché dovremmo fare il tifo per l'Onu e non constatare, più sobriamente, che una occasionale e fortunata convergenza di interessi tra grandi potenze, forse il quasi disastro dell'offensiva israeliana in Libano, hanno prodotto, con un ritardo che è costato la vita di centinaia di persone, una tregua che sospende sì i bombardamenti, ma non risolve nessuno dei problemi di fondo, a cominciare - come dice D'Alema - da quello palestinese?
Forse tanto entusiasmo si spiega, molto banalmente, con il fatto che la Tavola della Pace è sostenuta da amministrazioni locali i cui rappresentanti politici, i partiti del centrosinistra, stanno - tutti - raccontando questa vicenda come il fatto che finalmente coincidono qualità dell'operato del governo, interesse nazionale, alleanze politico-militari e ricerca attiva della pace. Dopo i disastri del Kosovo, un enorme sospiro di sollievo, una euforia che diventa striscione. Ma l'interesse della Tavola della Pace qual è: la Tavola, o la Pace?

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29 agosto 2006

Anatomie sonore

Oggi mentre correggevo un testo di musica per il biennio ha attirato la mia attenzione la seguente frase:

Ascoltare musica riprodotta attraverso dischi o nastri magnetici significa per l'ascoltatore operare una scelta totalmente soggettiva: scelgo questo o quel disco, questo o quel nastro, li estraggo dalle loro custodie e li inserisco nell'apparato di riproduzione. (...)

Prego? Ma veramente??
Non ci avevo mai pensato. Deve essere per questo che il vinile ha lasciato il posto all'ipod.
A saperlo prima...

>Giudizi universali






















Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza complicare il pane,
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote
ma doppiate.
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo
e quando dormo taglia bene l'aquilone,
togli la ragione e lasciami sognare,
lasciami sognare in pace...
Liberi com'eravamo ieri,
dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e
andare fuori
come Mastroianni anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già

Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza calpestare il cuore,
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi
come sulle aiuole.
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l'odio,
Torre di controllo aiuto,
sto finendo l'aria dentro al serbatoio...

Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'e'
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma,
rimane la cera e non ci sei più...

Vuoti di memoria, non c'e' posto
per tenere insieme tutte le puntate di una storia,
piccolissimo particolare,
ti ho perduto senza cattiveria...
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo
e quando dormo taglia bene l'aquilone,
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace...
Libero com'ero stato ieri,
ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi,
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori...
come Mastroianni anni fa,
sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c'e' niente che mi sposta
o vento che mi sposterà...
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'e'
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma,
rimane la cera
e non ci sei più...
non ci sei più...


a -> Samuele Bersani, per Giudizi universali <-> Daniel Egneus, per Ritratto di Luisa su cartone -> .. grazie.

28 agosto 2006

.. che gioco idiota, vero?


















per leggere meglio cosa dicono, clicca sulla vignetta che si ingrandisce!

Sulla natura dei desideri - d'altra parte..
























illustrazione rubata al grande medusaman, che si ringrazia.
www.danielegneus.com

Sulla natura dei desideri



















Ora c'è solo una cosa al mondo che desidero: sentire la bellezza, la forza del calore del Sole sulla mia superficie, almeno una volta prima di morire...

23 agosto 2006

Grazie a te


















Ieri all'improvviso mi è tornato in mente Paolo.
Paolo era un mio amico, siamo stati molto amici per un mese.
Era entrato nella mia vita letteralmente attraverso il monitor del computer. Era rimasto colpito da un post breve e notturno che avevo lasciato sul guestbook di un sito che allora frequentavo spesso. Il mio indirizzo email era in chiaro, così lui mi aveva scritto. Lì per lì non mi ero accorta che era una mail personale, pensavo a un commento nella mailing list, poi ho guardato meglio e ho visto che quell'indirizzo sconosciuto aveva scritto proprio a me. Stavo per lasciar perdere, poi ho risposto.. Abbiamo cominciato a scambiarci racconti sulle nostre rispettive vite, idee, desideri e abitudini, poesie che ci piacevano. Paolo era una persona dolce e intelligente, frustrata dalla miseria culturale della sua città. Era molto affettuoso, e dopo un po' aveva preso l'abitudine di svegliarmi ogni mattina con un messaggio di buongiorno, pieno di buoni auguri, di sorrisi e di sole.

Poi un giorno con una poesia mi offre un fiore, e io gli dico "Se me lo porti davvero, lo prenderò volentieri quel fiore. È raro trovare qualcuno che ti offra un fiore, in questo mondo di bruti..."

"Io te lo porto. Però allora devo prima dirti una cosa. Sto morendo. Non è una cazzata da internet. Sto morendo davvero. Non ti sto prendendo in giro. È la verità, purtroppo."

Cosa dovevo fare? Non rispondere più e fuggire da quell'abisso di angoscia? Magari era un pazzo, un maniaco. Magari era un mitomane. Oppure magari era un ragazzo gentile che stava morendo. Quand'è che si comincia a smettere di essere un essere umano? Qual è il momento esatto in cui il dolore, la malattia, la morte, la galera, la dipendenza, il fallimento ti trasformano agli occhi degli altri in qualcosa di meno che un essere umano, qualcuno su cui non vale la pena investire, a cui è meglio non legarsi, che va ignorato, cancellato mentre è ancora vivo, per conservare la propria salute mentale? Meglio non conoscere, non sapere, non soffrire inutilmente..

Ci ho pensato per un giorno, poi gli ho scritto che quel fiore io lo avrei accolto volentieri comunque, se lui se la sentiva. Aveva in programma un viaggio di lavoro a Torino - le ultime cose che gli lasciavano fare per non ucciderlo prima che morisse di suo - e mi fece sapere che si sarebbe fermato a Bologna per qualche ora. Mi è venuto a prendere fuori dall'ufficio, porgendomi una rosa triste sacrificata nel solito involucro argentato comune a tutti i fiorai. Era alto, con gli occhi azzurrissimi, e ho visto quasi subito che il suo corpo era segnato dalla malattia. Non era una cazzata, era malato davvero. Senza capelli, lo sguardo stanco, e sul dorso della mano sinistra un cerotto dall'aria ospedaliera che gli copriva i tanti buchi delle flebo. Siamo andati pian piano all'orto botanico, accanto al mio ufficio di allora, e abbiamo passato l'ora della mia pausa pranzo a chiacchierare seduti sull'erba, tra gli alberi di tutto il mondo con il loro bel nome scritto sotto. Abbiamo parlato di tutto, di noi stessi, delle nostre città, degli scrittori che amavamo, delle cose belle che ci piaceva fare, in un luogo fuori dal tempo, forse perché era il tempo l'unica cosa che non avevamo per noi. Ci siamo salutati con un po' di imbarazzo (era imbarazzo?). Lui mi ha detto che il lunedì sarebbe dovuto rientrare in ospedale per un nuovo ciclo di chemio molto pesante, necessario perché la malattia aveva ripreso a peggiorare. Non so come starò, mi ha detto, non so se riusciremo a vederci sabato prossimo. Per quella settimana ci siamo scambiati qualche telefonata, stava benino, poi molti messaggi sul cellulare, poi sabato l'ho chiamato di nuovo. Ero in macchina con alcuni colleghi, di ritorno da un fine settimana di formazione fuori Bologna, non potevo stare tanto al telefono ma volevo sentirlo, sapevo che era importante. Lo trovo che respira a fatica, non riesco a parlare ora, mi dice, sto male, ti richiamo io, non voglio che mi senti così. Ti richiamo io.

Allora gli ho mandato un messaggio. "Coraggio, io ti voglio bene."
"Anch'io ti voglio bene."

Gli ho scritto altri messaggi per circa tre giorni, per fargli sentire che gli ero vicina, per cercare di dargli un po' di forza, per dirgli di tenere duro, ma non li ha mai ricevuti. Una delle sue sorelle, che aveva trovato i nostri scambi di mail nella posta elettronica, quando il dolore glielo ha permesso, verso mercoledì, si è fatta forza e da quella stessa email mi ha scritto per farmi sapere che Paolo era già morto la sera del sabato, stroncato dalla chemio. Mi ha raccontato di lui, della loro bella famiglia, dello strazio degli ultimi tempi.
Poi mi ha detto che Paolo aveva lasciato una lettera per me tra le sue cose, e che l'aveva pregata di farmela avere. Non so dov'è, ma appena la trovo te la mando, mi ha promesso. All'inizio di ottobre è arrivata. Una lettera di addio di Paolo, morto tre mesi prima..
L'aveva scritta per salutarmi, quando aveva capito che non sarebbe più riuscito a farlo di persona. Mi raccontava una delle sue ultime giornate, tra la spiaggia di Sabaudia che amava tanto e la disperazione dell'ospedale, e di un sogno premonitore, terribile, da cui aveva capito che era finita. Mi ringraziava per il tempo che gli avevo dedicato, per quel giorno all'orto botanico, e mi invitava ad andare a trovarlo sulla spiaggia di Sabaudia, dove il suo spirito sarebbe rimasto.

Non sono ancora andata a Sabaudia. Ho rimpianto a lungo di non aver preso un permesso per passare con lui tutto il pomeriggio, quell'unica volta che ci siamo visti, di avergli dedicato solo quella stupida pausa pranzo. E, soprattutto, di non aver avuto il coraggio di abbracciarlo quando ci siamo salutati.
Paolo era di Latina, aveva 32 anni e un tumore al pancreas non operabile. È morto sabato 22 giugno 2002. Siamo stati molto amici per un mese. Ieri all'improvviso mi è tornato in mente.

21 agosto 2006

Poesia d'amore per la mia gente



















Tina Modotti, Manos de trabajador, 1927


Poesia d'amore per la mia gente

non lasciate
che lampade artificiali
disegnino strane ombre
di voi
non sognate
se volete che i vostri sogni
s'avverino
sapevate cantare
anche prima che
vi venisse rilasciato un certificato di nascita
spegnete lo stereo
che questo paese vi ha dato
è fuori uso
il vostro respiro
è la vostra terrapromessa
se volete
sentirvi davvero ricchi
guardatevi le mani
è lì
che si trova
la definizione di magia


Pedro Pietri, da Scarafaggi metropolitani e altre poesie

07 agosto 2006

Quel che non ha ragione














Ah, che sarà, che sarà
che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste, nelle parole
che accende le candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni
e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione
nè mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio
nè mai ce l'avrà
quel che non ha misura.

Ah, che sarà, che sarà
che vive nell'idea di questi amanti
che cantano i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati
che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici
che sta nel dai-e-dai delle meretrici
nel piano derelitto dei banditi.

Ah, che sarà, che sarà
quel che non ha decenza
nè mai ce l'avrà
quel che non ha censura
nè mai ce l'avrà
quel che non ha ragione.

Ah che sarà, che sarà
che tutti i loro avvisi
non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti gli inni insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare
persino il Padreterno da così lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire
quel che non ha governo
nè mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna
nè mai ce l'avrà
quel che non ha giudizio

Oh que sera, Chico Buarque de Hollanda - Ivano Fossati

03 agosto 2006

Cessate il fuoco

Red Cross paramedics carry body of Lebanese man recovered from the rubble of a building destroyed by Israeli air strike, Qana, near Tyre, Lebanon © AP GraphicsBank





CS86-2006: 01/08/2006
Israele/Libano:
Amnesty International, “cessate il fuoco immediato”

Il devastante attacco di due giorni fa a Cana rende evidente la necessità di un immediato cessate il fuoco. Secondo Amnesty International, entrambe le parti coinvolte nel conflitto mostrano un profondo disprezzo per il diritto umanitario e i civili stanno pagando il prezzo dei crimini di guerra che vengono compiuti in maniera diffusa.

“Considerata la sprezzante negazione dei fondamentali principi umanitari esibita da entrambe le parti, solo un immediato, pieno ed efficace cessate il fuoco potrà proteggere i civili coinvolti nel conflitto” - ha dichiarato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International. “È davvero vergognoso che i governi che hanno influenza su Israele e su Hezbollah e che potrebbero contribuire a far cessare questa crisi, continuino a dare priorità a interessi politici e militari, piuttosto che a salvare la vita di civili innocenti”.

Amnesty International chiede alla comunità internazionale di negoziare urgentemente un cessate il fuoco immediato ed efficace e di indire una riunione delle Alte parti contraenti delle Convenzioni di Ginevra, per garantire che attacchi come quello di Cana siano sottoposti a un’indagine imparziale e indipendente e che coloro che sono sospettati di crimini di guerra siano portati di fronte alla giustizia.

I ricercatori di Amnesty International in Libano, giunti a Cana poco dopo l’attacco, hanno visto i soccorritori estrarre dalle macerie corpi privi di vita di bambini e scavare freneticamente per trovare superstiti. Un sopravvissuto, Mohamed Qasem Shalhoub, incontrato da Amnesty International all’ospedale di Tiro, che nell’attacco ha perso la moglie, la madre e cinque figli di età compresa tra 2 e 11 anni, ha dichiarato che dei 17 bambini che dormivano accanto a lui, in una stanza del seminterrato del palazzo colpito, ne è sopravvissuto solo uno. Una donna rimasta illesa, che ha perso la sorella e il fratello, ha detto che la sua famiglia si era rifugiata nel palazzo da 10 giorni e che usciva durante il giorno per lavare i panni: la loro presenza doveva essere stata notata da aerei spia dell’aviazione israeliana che sorvolavano regolarmente la zona.

“Le richieste alle parti in conflitto di rispettare le leggi di guerra e proteggere i civili sono rimaste lettera morta. Israele sta compiendo attacchi sproporzionati e mirati contro i civili e gli operatori umanitari, mentre Hezbollah continua a lanciare razzi contro i centri abitati israeliani” – ha accusato Khan.

Le autorità israeliane hanno affermato che a Cana Hezbollah ha volutamente usato i civili come “scudi umani”. Il diritto internazionale umanitario vieta espressamente il ricorso alla tattica degli “scudi umani” per impedire un attacco contro obiettivi militari. Le stesse norme precisano, tuttavia, che anche se una delle parti si ripara dietro i civili, questo abuso non “esonera le parti in conflitto dai loro obblighi legali rispetto alla popolazione civile”.

Le notizie secondo cui Israele ha preavvisato tutti i civili residenti a sud del fiume Litani, chiedendo loro di allontanarsi dall’area dimostrano quanto il concetto del “preavviso efficace” venga distorto. Una procedura del genere, che riguarda 400.000 persone, può solo seminare il panico tra la popolazione anziché favorirne l’incolumità. Molti temono che un attacco lungo la strada sia più probabile. Altri semplicemente non sono in grado di lasciare la propria terra. In diversi casi in cui Israele aveva preavvisato la popolazione di alcuni villaggi e città del Libano meridionale, la sua aviazione ha successivamente colpito le persone che cercavano di fuggire. Inoltre, gli incessanti attacchi israeliani contro ponti e strade rendono estremamente difficile per la popolazione civile del Libano meridionale fuggire a nord dopo un preavviso israeliano.

Secondo il diritto consuetudinario, lanciare intenzionalmente un attacco sproporzionato o indiscriminato, o dirigere volutamente attacchi contro la popolazione civile od obiettivi civili, costituisce un crimine di guerra.

“Il concetto di 'zona di libero fuoco' (*) è incompatibile col diritto umanitario. L’attacco di Cana è sintomatico del modo in cui il conflitto è stato condotto fino a oggi e indica o che Israele non sta prendendo le necessarie precauzioni per risparmiare vite civili o che ha lanciato intenzionalmente un attacco sproporzionato contro i civili” – ha concluso Khan.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 1 agosto 2006

(*) nella terminologia militare, si intende come una zona in cui, trascorso del tempo da un preavviso, chiunque vi si trovi viene considerato ostile e dunque un obiettivo legittimo.

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:Amnesty International Italia - Ufficio stampaTel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it


Firmate gli appelli on line indirizzati a tutti i soggetti coinvolti:

http://www.amnesty.it/appelli/appelli/israele_libano/

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Libano. La testimonianza di Medici senza frontiere
da www.msf.it

2 agosto 2006

Da Tiro, sud del Libano, dove Medici senza frontiere (Msf) ha allestito un centro sanitario e avviato attività di clinica mobile, Christopher Stokes, capo-missione di Msf, descrive la vera, tragica situazione in cui gli operatori umanitari si trovano a tentare di dare aiuto. Per la seconda volta a Tiro, raggiunta a bordo di una piccola auto con diverse scatole di farmaci, Stokes, in una comunicazione ufficiale della sua organizzazione, sottolinea tra l'altro l'inesistenza di un vero corridoio umanitario nel sud del paese.

"Per i civili che si trovano nelle zone più colpite è quasi impossibile muoversi e di conseguenza raggiungere gli ospedali. Alcune famiglie hanno lasciato le loro case, ma sono rimaste bloccate in mezzo al nulla, poiché le strade sono state distrutte. Le nostre equipe hanno incontrato famiglie che non hanno ricevuto nessuna assistenza poiché le strade sono state bombardate o poiché hanno esaurito la benzina mentre cercavano di scappare. Non possono tornare a casa, non possono cercare assistenza medica. Altri sono semplicemente troppo spaventati persino per muoversi. Nei conflitti dobbiamo negoziare, con entrambe le parti, lo spazio necessario per potere avere accesso ai civili, per costruire cliniche, per distribuire gli aiuti e aiutare la popolazione. Oggi, in Libano, è impossibile negoziare alcun tipo di accesso sicuro ai villaggi sotto le bombe. Questo è un grande ostacolo per noi, ma lo è soprattutto per i nostri colleghi libanesi. Non esiste alcuna garanzia di sicurezza per gli operatori umanitari libanesi che svolgono la maggior parte del lavoro di soccorso nel sud".

In particolare sul presunto corridoio umanitario Stokes afferma: "Da diversi giorni a questa parte, il concetto di corridoio umanitario è stato usato per mascherare la realtà: è impossibile avere un accesso sicuro ai villaggi nel sud. Il cosiddetto corridoio è una sorta di alibi poiché, nei fatti, non esiste un vero accesso per le organizzazioni umanitarie al sud. E la comunità internazionale illude sé stessa se crede che vi sia. Di fatto non vi è alcuna garanzia di sicurezza per i veicoli che viaggiano a sud. I pochi convogli delle Nazioni Unite che hanno ottenuto garanzie di sicurezza dalle autorità israeliane hanno depositato i loro carichi nei magazzini per poi scappare velocemente a Beirut. Questo significa che non abbiamo accesso alle persone che più hanno bisogno. E al tempo stesso, le persone che vogliono scappare dalle zone colpite o vogliono cercare aiuto non hanno alcuna garanzia di poterlo fare in sicurezza, contrariamente a quanto questo discorso sul corridoio umanitario potrebbe fare credere. Anche la parte più facile da realizzare del cosiddetto corridoio umanitario, da Cipro a Beirut, non funziona come dovrebbe. Msf ha circa 140 tonnellate di materiale fermo a Cipro, e solo una parte delle scorte sta giungendo a Beirut. A un certo punto, abbiamo avuto farmaci salva-vita bloccati lì per tre giorni!".

Stokes conclude: "Gli autisti dei camion si rifiutano di andare a Tiro a causa dei problemi di sicurezza. Camion sono stati colpiti dai raid aerei, così come auto civili e ambulanze. Le nostre equipe sono obbligate a usare taxi carichi di scatole e materiale medico da distribuire agli ospedali nel sud. Ma questa è lungi dal rappresentare una soluzione considerando la gran quantità di materiale che dobbiamo inviare nelle zone colpite. Speravamo di potere approfittare della sospensione di 48 ore dei raid aerei per raggiungere persone che non siamo ancora riusciti ad assistere. Tuttavia, mentre parliamo, sappiamo che gli scontri sono continuati.... Saremmo dovuti andare nella città di Beit Jbail oggi per portare scorte mediche e valutare altri bisogni. Ma poiché, una volta ancora, un ponte è stato bombardato sulla strada da Sidone, le scorte sono giunte con ore di ritardo a Tiro e abbiamo potuto portarle solamente fin dove un'ambulanza libanese ha potuto raccoglierle e trasportarle oltre. Quindi, in pratica, questa sospensione dei raid aerei non significa quasi nulla per quanto riguarda l'accesso alle persone intrappolate nel conflitto. E cosa succederà dopo il rinvio di 48 ore dei raid aerei? Torneremo alla vecchia situazione, quando era impossibile ottenere alcun tipo di accesso sicuro alla popolazione?"

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Down to you





















Everything comes and goes
Marked by lovers and styles of clothes
Things that you held high
And told yourself were true
Lost or changing as the days
come down to you
Down to you
Constant stranger
Youre a kind person
Youre a cold person too
Its down to you
It all comes down to you.

You go down to the pick up station
Craving warmth and beauty
You settle for less than fascination
A few drinks later youre not so choosy
When the closing lights strip off the shadows
On this strange new flesh youve found
Clutching the night to you like a fig leaf
You hurry
To the blackness
And the blankets
To lay down an impression
And your loneliness

In the morning there are lovers in the street
They look so high
You brush against a stranger
And you both apologize
Old friends seem indifferent
You must have brought that on
Old bonds have broken down
Love is gone
Ooh, love is gone
Written on your spirit this sad song
Love is gone

Everything comes and goes
Pleasure moves on too early
And trouble leaves too slow
Just when youre thinking
Youve finally got it made
Bad news comes knocking
At your garden gate
Knocking for you
Constant stranger
Youre a brute-youre an angel
You can crawl-you can fly too
Its down to you
It all comes down to you

Joni Mitchell, Down to you

01 agosto 2006

Scrivere il curriculum


Cos'è necessario?
E' necessario scrivere una domanda
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perché.
Onoreficienze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Symborska, da "Gente sul ponte"

26 luglio 2006

necessario, inevitabile


















Vorrei che questa lotta non fosse ogni giorno così necessaria,
vorrei poter alzare lo sguardo dal pavimento senza avere paura che si sbricioli sotto i miei piedi. quante volte ho fatto questo sogno, la casa che crolla e il pavimento che si sbriciola rapido sotto i miei piedi. Basterà continuare a guardarlo per impedire che crolli?
Vorrei non dover raggomitolare un filo lento intorno ad ogni singola cosa, vorrei salire in alto e osservare, vorrei percepire la vita come vapore sulla pelle, senza più importanza per la forma, l'inizio e la fine.

Non smettere di guardare

























Italia
Repubblica italiana

Capo di Stato:
Carlo Azeglio Ciampi

Capo del governo:
Silvio Berlusconi

Pena di morte:
abolizionista per i tutti i reati

Statuto di Roma della Corte penale internazionale:
ratificato

Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne e relativo
Protocollo opzionale:
ratificati


(...)

Sono proseguiti i processi a carico di agenti di polizia accusati di aggressione e altri reati compiuti nel 2001 durante manifestazioni svoltesi a Napoli e, in occasione del Summit G8, a Genova. L’Italia non ha adottato misure per risolvere il problema dell’impunità all’interno delle forze dell’ordine, quali la creazione di un organismo indipendente per le denunce contro la polizia, l’inserimento del reato di tortura nel codice penale e l’obbligo per gli agenti di indossare chiaramente un qualche segno di identificazione.

(...)

Brutalità della polizia
L’Italia ha continuato a non voler introdurre nel proprio codice penale il reato di tortura così come definito dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Inoltre, non ha adottato alcuna misura per creare un istituto nazionale indipendente per la tutela dei diritti umani o un organo indipendente che accolga le denunce contro la polizia e ne individui le responsabilità. Le operazioni di mantenimento dell’ordine pubblico non sono risultate in linea con il Codice europeo di etica per la polizia che, ad esempio, richiede agli agenti di indossare in modo ben visibile qualche segno di identificazione, come il numero di matricola, per far sì che possano essere individuati e chiamati a rispondere delle proprie azioni.
Aggiornamenti: operazioni di polizia durante manifestazioni del 2001
Sono proseguiti i processi nei confronti di agenti di polizia impegnati nelle operazioni di controllo dell’ordine pubblico durante le manifestazioni di Napoli del marzo 2001, e del Summit G8 di Genova nel luglio 2001.

*È proseguito il processo, avviato nel dicembre 2004, contro 31 agenti di polizia imputati per reati commessi durante la manifestazione di Napoli, che andavano dal sequestro di persona alle lesioni personali e alla violenza privata.

*Nel mese di marzo la Procura della Repubblica di Genova ha presentato prove di maltrattamenti verbali e fisici ai danni delle persone trattenute nella struttura detentiva temporanea di Bolzaneto in cui, durante il Summit G8, furono condotti più di 200 arrestati. I detenuti avevano denunciato di essere stati colpiti con schiaffi, calci, pugni e sputi; sottoposti a minacce, anche di stupro, e insulti, anche di natura sessuale e oscena; e privati di cibo, acqua e sonno per lunghi periodi. Il 16 aprile sono stati decisi 45 rinvii a giudizio per imputazioni varie nei confronti di agenti di polizia, carabinieri, agenti di custodia e personale sanitario. Il processo è iniziato l’11 ottobre.

*Il 6 aprile è iniziato il processo a carico di 28 agenti di polizia, tra cui alcuni funzionari di grado superiore, coinvolti in una irruzione notturna in una scuola di Genova durante le manifestazioni del 2001. Nel corso del raid quasi 100 persone vennero ferite e tre di esse entrarono in coma. Gli agenti sono stati accusati di vari reati, tra cui lesioni gravi e percosse, falsificazione e occultamento di prove e abuso d’ufficio. Nessuno è stato sospeso dal servizio. Decine di altri agenti delle forze dell’ordine ritenuti coinvolti in aggressioni fisiche, a quanto pare non hanno potuto essere identificati.

(...)


dal Rapporto Annuale di Amnesty International 2006 (riferito al 2005)


L'intera scheda sull'Italia è on line su
http://www.amnesty.it/pressroom/ra2006/italia.html?page=ra2006

Le immagini sono tratte da un sito di Indymedia

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25 luglio 2006

La notte
























La notte

Una cotonata a quadretti blu copre il tavolo
e sopra, senza menzogne, sorridenti, arditi
stanno i nostri libri.
Sono un prigioniero, madre mia,
che ritorna al paese
da una fortezza nemica.
È l'una di notte
la lampada è ancora accesa.
Al mio fianco è coricata mia moglie
mia moglie incinta di cinque mesi.
Quando la mia carne tocca la sua
quando le poso la mano sul ventre
il bimbo si muove un poco.
Sul ramo la foglia
nell'acqua il pesce
nella matrice il piccolo dell'uomo. Mio piccolo.
La camiciola di lana rosa
per il mio bambino
l'ha sferruzata sua madre
è grande come la mia mano
con le maniche appena così.
Mio piccolo.
Se sarà femmina
voglio che sia sua madre dalla testa ai piedi,
s'è maschio, che sia della mia statura.
S'è femmina, che abbia gli occhi verde dorato
s'è maschio, azzurri.
Mio piccolo.
Non voglio che a vent'anni t'ammazzino
se sei maschio, al fronte
se sei femmina, dentro qualche rifugio, di notte.
Mio piccolo.
Femmina o maschio
a qualsiasi età
non voglio che tu conosca il carcere
per essere stato dalla parte del giusto
del bello, della pace.
Ma so bene
figlia mia
o figlio mio
che se il sole tarderà molto a sorgere
dalle acque
dovrai combattere e anche...
Insomma oggi, da noi, è un ben duro mestiere essere padre.
È l'una di notte.
La lampada non l'abbiamo ancora spenta.
Tra mezz'ora forse, forse verso il mattino
la mia casa conoscerà
ancora un'altra irruzione della polizia
e mi porteranno via, prenderò con me qualche libro.
I questurini della politica
mi prenderanno in mezzo
e io mi volterò indietro a guardare:
mia moglie sarà sulla soglia
davanti alla porta
il vento del mattino
gonfierà la sua gonna
e nel suo ventre pesante
il bambino si muoverà un poco.

Nazim Hikmet

23 luglio 2006

Dello scrivere

Come fa un uomo quasi senza interessi a scrivere di qualcosa, qualunque cosa sia? Be', io ci riesco. Scrivo, e scrivo di quel che resta: di un cane randagio che scende lungo la strada, di una moglie che assassina il marito, dei pensieri e delle sensazioni di uno stupratore che azzanna un panino con un hamburger, della vita in fabbrica, della vita nelle strade e nelle stanze dei poveri, dei mutilati e dei pazzi, di stronzate simili, scrivo moltissime stronzate così...

Charles Bukowski



nella foto: un giovane guarda attraverso un vetro ghiacciato di un tram a Minsk, in Bielorussia, dove la tempertura è scesa fino a 30° sotto zero. (Monday, January 23, 2006 - Ap)

19 luglio 2006

Perché i sogni attraversano gli oceani

da www.mondialiantirazzisti.org

Giornata conclusiva dei Mondiali Antirazzisti
Update ( 16/07/2006 )

Si è conclusa oggi, 16 luglio, la Decima edizione dei Mondiali Antirazzisti... allora diamo un po' di numeri: cinque giorni di festa, che ha visto la partecipazione complessiva di oltre 7.000 persone provenienti da tutte le parti d'Europa e in rappresentanza di 40 nazioni del mondo. Di questi, 3000 hanno campeggiato nell'Area del Parco Enza di Montecchio Emilia. E ancora.. 650 incontri sportivi, fra calcio, basket, pallavolo e cricket. Un centinaio di iniziative culturali fra mostre, dibattiti, proiezioni cinematografiche, workshop, incontri, concerti, happening ed esibizioni, organizzati anche dai partecipanti. Infine..1000 litri di vino, 12.000 di birra e 14.000 d'acqua; oltre 60.000 pasti distribuiti.

Oggi pomeriggio semifinali e finale sono state giocate ai rigori e a seguire all'Arena si è tenuta la premiazione, nella consueta atmosfera di festa che caratterizza da sempre i Mondiali Antirazzisti, con le coppe fornite dall'Associazione Araba di Novellara.

Il trofeo più importante, ovvero la Coppa Mondiali Antirazzisti, è stata assegnata al gruppo alla Republica Internationale di Leeds che organizza un torneo simile al nostro ed è costantemente impegnati nel sociale.

La Coppa Fedelissimi è stata assegnata alla Cooperativa Sociale di Bologna C.s.a.p.s.a., un gruppo di "anziani partecipanti" ai Mondiali Antirazzisti, quest'anno affiancati anche da alcuni giovani.

Non hanno partecipato al torneo di calcio ma, come tutti gli anni, a loro va una menzione speciale: Roita e il suo gruppo, la comunità cingalese del reggiano che fin dall'inizio della manifestazione ci aiuta a tenere puliti i servizi sanitari e a migliorare le condizioni di vita del campeggio. A loro va la Coppa Amici e il riconoscimento di tutti i partecipanti.

Spazio anche alla cultura, allora ecco la Coppa Piazza Antirazzista, per chi ha organizzato iniziative culturali notevoli: quest'anno vinta da Samorè Turè, un'associazione di Parma che tutto l'anno lavora con comunità di migranti.

Per la correttezza dimostrata dentro e fuori dal campo (soprattutto questa mattina, quando, svegliati per errore, hanno accolto gli organizzatori con una "ola") la squadra dei Dinamo Wintrad di Kassel si è meritata la Coppa FairPlay.

La Coppa Ultrà, per la squadra che si è distinta per il miglior tifo, è andata agli Ultras Ancona.Un trofeo nuovo introdotto quest'anno è la Coppa Video, vinta da Neve Shalom/Wahat al-Salam, squadra mista di Palestinesi ed Ebrei, che vivono insieme in un villaggio in Israele. Il loro video, realizzato dalle registe Daniell Mitzman e Mariagrazia Moncada, si intitola "Face to face" e documenta la vita dei giovani del villaggio di Neve Shalom. La coppa è stata consegnata dall'Associazione D. E-R (Documentaristi Emilia-Romagna).

I Traktor DGB Nordhessen si sono aggiudicati la nuovissima Coppa Armani, per la divisa più originale e divertente.

"Perché i sogni attraversano gli oceani", la Coppa Kilometri, non poteva che andare agli Anti - Border Patrol , provenienti dal Texas.

La Coppa per la squadra che ha vinto il torneo Femminile è stata assegnata alle Antifa Kickers Kreuzberg, che hanno voluto condividere il premio con le ragazze del Giessen Asozial, con cui hanno organizzato il torneo femminile, che ha visto la partecipazione di 10 squadre.

Per quest'edizione speciale dei Mondiali Antirazzisti era in palio anche una Coppa Dieci Anni, assegnata tramite un referendum tra i partecipanti e vinta da Always Ultras Monaco.

Il torneo di calcio ha visto la vittoria della squadra African Stars FC, composta da ragazzi nigeriani che vivono e lavorano a Budapest. Dopo tanti anni che partecipano ai Mondiali senza mai arrivare in finale, si sono classificati secondi i Devils Bordeaux. Terzo posto per le Brigade Berzig di Berlino e Lipsia, che annoverava fra i giocatori anche Navid, autore ogni anno degli striscioni per la manifestazione e Philip che lavora per l'ufficio stampa internazionale dei Mondiali.

Il Torneo di Basket Antirazzista, organizzato dai gruppi ultras del basket italiani, ha visto la partecipazione di 32 squadre provenienti da Germania, Grecia, Spagna, Austria, Inghilterra e ovviamente Italia. Come per il calcio, le partite sono state tutte autoarbitrate. I vincitori del torneo sono stati gli austriaci del Traktor Volgograd di Innsbruck che hanno battuto in finale la squadra di Amnesty Bologna.

La Coppa Antirazzista del Basket è andata alla Polisportiva Zelig, che ha interpretato al meglio lo spirito dei Mondiali Antirazzisti e che infatti è salita sul palco avvolta nei colori della bandiera della pace.Il torneo di pallavolo è stato vinto dall'Armata Rozza di Laveno, mentre il trofeo per il torneo-esibizione di cricket è stato assegnato allo Sri Lanka, che hanno giocato anche insieme ad alcuni inglesi e tedeschi, che dopo il workshop di venerdì hanno deciso di giocare una partita "vera".

Infine..non è stata ritirata da nessuno la Coppa Invisibili: quest'anno assegnata a 27 ragazzi e ragazze, in questo momento in carcere, in seguito all'arresto avvenuto l'11 marzo a Milano, durante una manifestazione antifascista. La coppa rimane qui, ci auguriamo che possano venire a ritirarla al più presto.

Un ringraziamento va agli organizzatori dei Mondiali, da parte degli Ultras Curva Sud Catello Mari di Cava de' Tirreni, che hanno consegnato una targa recante la scritta: "Ai mondiali Antirazzisti che in dieci anni hanno organizzato una manifestazione aperta a tutti, coinvolgendo anche i gruppi ultras, che rispecchiano il loro codice non scritto, diffondendo tematiche contro il razzismo. Ultras Curva Sud Catello Mari Cava de'Tirreni"

Naturalmente l'appuntamento è per il 2007...